Come lasciare l’editoria e vivere felici

 

Mondadori vuole acquisire Rcs? Il Mulino dichiara lo stato di crisi? Il Jobs Act penalizza la partita Iva che avete dovuto aprire per restare nell'editoria? Se aveste visto "The Last Days of Disco", sapete già come va a finire. Quando la passione affama, urge una via d'uscita. Ecco cinque modi per lasciare l'editoria e vivere felici. E godervi per la prima volta dopo anni una lettura a cui non siate costretti per lavoro.

 

Azienda vinicola 

 

Come molti professionisti dell'editoria, avete una famiglia alle spalle, altrimenti non si spiegherebbe la vostra sopravvivenza a Milano con un misero rimborso spese. Giuravate di essere dei gran risparmiatori, di nutrirvi di solo felafel e fare shopping alla bancarella tutto-a-1-euro del mercatino di Sinigallia, ma lo sanno tutti che era una copertura per il vostro stile di vita hipster-normcore. Ora che i finesettimana a New York vi fanno sempre più gola è tempo di tornare al latifondo di famiglia e sfruttare le vostre abilità nella comunicazione per il lancio della vostra linea di ipercostosi vini doc da distribuire unicamente nel club parigino di David Lynch, in un ristorantino nascosto di Echo Park a Los Angeles e, se proprio ci tenete, da Eataly a Tokyo. 

 

Moda

 

Se Joan Didion è diventata testimonial di Céline allora non ci dev'essere nulla di sbagliato nella moda. L'avete sempre considerato un ambiente superficiale, ma mentre voi arrancavate ai matrimoni con le vostre décolleté anti-traspiranti di Zara, Chiara Ferragni comprava il suo centesimo paio di Louboutin. Ora paghereste per un repost della foto del brunch con le amiche sul vostro blog aperto fuori tempo massimo. Abbiate pazienza. Il vostro turbante sarà notato. Ve ne regaleranno un altro. Lo gradirete molto di più di tutti quei libri gratis che a 20 anni vi sembravano il senso della vita. 

 

Digital PR

 

Tutti i tweet che avete inviato nello spazio dalla vostra cameretta di free-lance come Samantha Cristoforetti dalla Sojuz saranno pur serviti a qualcosa. Tutti i lettori disgustati da un refuso sulla prima pagina che avete dovuto arginare, tutti i commenti di invasati che avete dovuto ritwittare, tutti gli alias di Elena Ferrante che avete dovuto smentire finalmente vi tornano utili. Avete un portfolio pronto per un lavoro che non sapevate neanche esistesse. Niente vi turberà più adesso che difendete a colpi di citazioni pop l'aumento di prezzo delle sottilette mentre il sole calante descrive la sagoma di un gatto sull'ironica carta da parati del loft dell'agenzia.

 

Libreria indipendente

 

Quante volte, quando dicevate “lavoro alla Feltrinelli”, vi chiedevano se per caso era quella di piazza Duomo? Quante volte rispondevate sdegnati che vi riferivate alla casa editrice e non alla squallida libreria che vi lascia tiepidi dagli anni '90? Adesso invece guardate con occhi languidi alla prospettiva di aprire una libreria tutta vostra, dove accennare al vostro passato editoriale a una cliente con le lentiggini, mentre le servite un caffè americano aromatizzato alla cannella assieme a una prima edizione di Manganelli. Tanto si sa che lo facevate solo per rimorchiare. 

 

Buzzfeed

 

Volete abbandonare l'editoria ma sarà lei ad abbandonare voi. Mentre selezionate foto da postare su Canini&Gattini la casa editrice sceglierà per voi. Il contratto non verrà rinnovato, il libro sarà bloccato, la traduzione non verrà pagata. Senza neanche accorgervene, sarete diventati contributor fissi di Buzzfeed. Vi offriranno uno stipendio. Beati voi.

Francesca Mastruzzo

Non vive a Milano, non lavora nell’editoria, non sposerebbe il Signor Bonaventura, i suoi eroi non sono Anton Cechov e Sailor Moon, non ha un Tumblr.

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