“Fare un mestiere che ci piace è una grande fortuna”

Illustrazione di Alessio Sabbadini

Tutti dovrebbero avere una Manuela Caccia nella vita. Alcuni fortunati scrittori ce l'hanno. Franzen è uno di loro, ma forse non è di quelli che ha apprezzato di più. Il motivo è chiaro: Manuela è simpatica. Allegria, vade retro dalla vita di Jonathan! Che una coltre di snobismo alato oscuri la quotidianità del great american novelist! Oltre a lui, sono tanti gli autori che hanno l'onore di avere come guida, balia e commensale Manuela Caccia, con i suoi capelli leonini, il suo accento bergamasco e il candore con cui illumina anche la discussione più boriosa. Lavora per Einaudi ma non se la tira più di una commessa di Sephora (negozio in cui trascorre un sacco di tempo, a proposito). Ha un passato da nerd e un presente da aperitivatrice compulsiva. Cosa c'è di meglio che essere pagata per bere un gin tonic con uno scrittore che senza di te non saprebbe neanche attraversare la strada? Ecco, è un lavoro faticosissimo, full-time. Ma chi ha provato a fare un viaggio intercontinentale con lei sa che Manuela non si stanca mai e anche dalla spiaggia di Coney Island risponde alle e-mail con grazia. C'è un motivo se qualcuno fa l'ufficio stampa e qualcun altro viene chiuso in casa a fare editing.

Nome: Manuela Caccia    

Età: 30 e qualcosina

Lavoro: ufficio stampa Giulio Einaudi editore

 

Come sei finita a fare quello che fai?

Dopo essermi laureata in lettere e aver addirittura trovato un lavoro a tempo indeterminato, ho deciso di complicarmi la vita e di mollarlo. Ho frequentato il master della Fondazione Mondadori, che adocchiavo da tempo, e mi sono ritrovata a 27 anni di nuovo a fare la stagista sfigata, e poi… eccoci qui.

 

Fare questo mestiere è «sempre meglio che lavorare»?

Premesso che fare un mestiere che ci piace è una grande fortuna, sfido chiunque pronunci questa frase a lavorare anche un solo giorno in un ufficio stampa, poi ne riparliamo davanti a un doppio gin tonic.

 

Vuoi più bene a Proust o a Joyce? 

In questo momento a Proust, direi.

 

L'ultimo libro che hai letto?

Stoner, di John Williams. Super consigliato. Adesso sto leggendo L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio, l’ultimo di Murakami – e come sempre ogni tre pagine lo odio e poi invece lo amo e poi ancora lo odio, ma alla fine di tutto lo amissimissimo.

 

E invece da adolescente cosa leggevi?

Qualsiasi cosa, dall’atlante di anatomia umana ai classici alle riviste da nerd, passavo ore in biblioteca.

Mi ricordo in particolare gli autori che andavano di moda nel mio liceo, e cioè Salinger, Hesse, Kundera e che ti facevano sentire così alternativo (come altri duemila teenager); poi ho avuto il periodo Stephen King e quello Isabel Allende: in due estati ho letto tutta la loro opera. Da allora sono diventata intollerante e non li ho mai più avvicinati, li stimo da lontano.

 

Cocktail preferito?

In questo momento della mia vita Moscow Mule, come se piovesse.

 

Vorresti aver scritto tu Cinquanta sfumature di grigio

Ovviamente sì, e lo dico consapevolmente perché li voluti leggere (uno e mezzo in realtà, poi è stato troppo anche per me). In questo momento però me ne starei in California sul terrazzo della mia casa davanti all’oceano a sorseggiare un Moscow Mule e a finire la Recherche.

 

Jonathan Franzen vuole diventare tuo amico: gli offri un aperitivo? 

So dove vuoi arrivare, ma Le correzioni è nella mia personale top ten dei libri della vita, quindi per me Franzen è intoccabile. Poi l’ho anche conosciuto ma diciamo che non siamo diventati molto amici.

 

Hai un lettore ebook? 

Sì, due, uno fico e uno sfigato. Grazie a loro – in particolare a quello fico – non devo più girare con bozze pesantissime.

 

Sai distinguere il Simoncini dall'Helvetica?

Sì, sarà grave?

 

Il futuro dell'editoria è il digitale, il social o le ciambelle fritte?  

Dirò ovvietà, ma tutto si fa sempre più digital e social e sempre più velocemente, e l’editoria in generale non ha molta scelta: deve stare al passo, possibilmente non solo arrancando ma cercando anche di innovarsi e di innovare. Ehm… dooooonuts!

 

Dove compri i tuoi libri?

Sinceramente da quando faccio questo lavoro ne compro di meno, ma – quando capita – il fattaccio avviene in libreria. Quelle online cerco di evitarle, a parte quando ho esigenze particolari e mirate, perché istigano la mia tendenza all’acquisto compulsivo.

 

Le serie tv sono meglio dei romanzi o ci vanno molto vicino?

Se sono ben fatti, sono entrambi delle droghe pesanti: nelle serie tv la botta è più forte e immediata ma finisce prima.

 

Ultimo viaggio fatto?

Attenzione: risposta ad alto tasso di entusiasmo. Per lavoro a Roma, che è sempre di una bellezza commovente, per vacanza a New York con la curatrice di questa rubrica e altre amiche stupende. Un viaggio indimenticabile, chevvelodicoafa’.

 

Quante lingue e dialetti parli?

Grazie ai miei nonni conosco bene il bergamasco, e in realtà ho un “leggerissimo” accento lombardo, che mi sta simpatico anche se quando dico che ho fatto un corso di dizione tutti inspiegabilmente ridono… Con la stessa cadenza parlo anche inglese, WTF!

 

Il libro del futuro è senza pagine e si naviga con lo sguardo?

Certo, con i Google Glass ovviamente.

 

Chi vorresti essere nella tua prossima vita?

Un premio Nobel per la medicina. O in alternativa Beyoncé. Mi sono già portata avanti con le dimensioni del fondoschiena e copiando le sue coreografie (in sessioni solitarie, o dedicate a pochi fortunatissimi spettatori, ovviamente).

 

Cosa fai oltre a lavorare nell'editoria?

Decido inutilmente ogni sera che la mattina dopo mi alzerò presto e andrò a correre, e ogni mattina che la sera andrò a correre e a letto presto, colleziono ritardi e aperitivi e chilometri in bici, vado al cinema, rido molto, mangio fuori il più possibile, progetto viaggi che non posso permettermi.

 

Grazie!

A te!

 

 

 

Francesca Mastruzzo

Non vive a Milano, non lavora nell’editoria, non sposerebbe il Signor Bonaventura, i suoi eroi non sono Anton Cechov e Sailor Moon, non ha un Tumblr.

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