“Il futuro dell’editoria è raccontarsi storie a vicenda, come in un moderno Decameron”

Illustrazione di Alessio Sabbadini

 

 

Ho sempre pensato che Paolo Valentino avesse un nome bellissimo: gentile ed elegante, leggero sulla lingua. Se si fosse chiamato Valentino sarebbe stato troppo lezioso, ma essere un Valentino di cognome è perfetto. Affabile come il suo nome, Paolo è un poeta (un poeta che non disdegna il Kindle, segnatevelo), uno scrittore, un redattore e editor, un giornalista, un appassionato di cinema e un party-boy appena ce n'è l'occasione. Troppa grazia? Aggiungo il tocco finale. È anche un gattaro. Adesso i suoi due gatti siedono regalmente sulle copie staffetta del suo primo romanzo, La lunghissima notte di Portospada, che uscirà il 14 novembre per Lupo editore (casa editrice che, dopo un passato oscuro, si sta reinventando in modo illuminato, concentrandosi su qualità e grafica). Felice? Secondo me, per farlo veramente felice dovreste portarlo su un'isola deserta, popolata solo da gatti, con un open bar di Negroni (preparati dai gatti, ovvio). Nel frattempo, mentre cercate quest'isola (che c'è), leggetevi cosa dice di Proust, Jonathan Coe e della letteratura Young Adult prima che ci sognassimo di chiamarla così. 

 

 

Nome: Paolo Valentino

Età: 31

Lavoro: redattore editoriale specializzato in narrativa italiana e poesia

Sito: www.paolovalentino.net    Twitter: @pp_valentino

 

 

 

Come sei finito a fare quello che fai?

Per colpa della parola “comunicazione”, che ha ossessionato il mio percorso di studi: dalla forsennata ma alla fine produttiva scelta di frequentare un corso di laurea chiamato “Scienze umanistiche per la comunicazione”, fino al corso di Tecniche editoriali all’Accademia di… Comunicazione di Milano. 

 

Fare questo mestiere è «sempre meglio che lavorare»?

Certe settimane sì, certe settimane, invece, quasi mi convinco di star lavorando per davvero, visto che alla fine della giornata (che non sono mica le diciotto ma ben oltre l’ora di cena) sono ancora davanti al computer.

 

Vuoi più bene a Proust o a Joyce? 

Sono fedelissimo a Proust. Non mi annoia mai, neppure nei Guermantes.

 

L'ultimo libro che hai letto?

Prima che la pioggia cada di Jonathan Coe: colpa dell’offerta del giorno di Kindle, a causa della quale compro decine e decine di libri che forse non leggerò mai.

 

E invece da adolescente cosa leggevi?

Stephen King, J.R.R. Tolkien, Terry Brooks… tutti quei libri di cui van pazzi gli sfigatelli, insomma.

 

Cocktail preferito?

Se voglio star attento alla linea vodka lemon, se invece ho voglia di straparlare una doppietta di Negroni è quel che ci vuole.

 

Vorresti aver scritto tu Cinquanta sfumature di grigio

Domanda difficile, sicuramente vorrei i diritti d’autore di EL James.

 

Jonathan Franzen vuole diventare tuo amico: gli offri un aperitivo? 

Un Negroni! Così straparliamo insieme…

 

Hai un lettore ebook? 

Certo, pieno zeppo. E lo porto ovunque vada, dal letto al bagno alla metropolitana. Lui è sempre con me.

 

Sai distinguere il Simoncini dall'Helvetica?

Certo, missione troppo facile.

 

Il futuro dell'editoria è il digitale, il social o le ciambelle fritte?

Ciambelle fritte in compagnia, raccontandosi storie a vicenda, come in un moderno Decameron.

 

Dove compri i tuoi libri?

Oltre al suddetto Kindle Store, libreria e qualche volta alla Coop: mi dà una grande soddisfazione mettere nel carrello un libro insieme al sacchetto di minestrone surgelato.

 

Le serie tv sono meglio dei romanzi o ci vanno molto vicino?

Dipende da serie a serie. Se mi dici “Six Feet Under”, sì, ci vanno vicino, su altre non ci metterei la mano sul fuoco anche se le serie hanno una capacità tutta speciale di farti innamorare, col tempo, puntata dopo puntata, dei loro personaggi.

 

Ultimo viaggio fatto?

Roma. Ci ritorno appena posso.

 

Quante lingue e dialetti parli?

Tre in tutto. Italiano, inglese e qualche tentativo di spagnolo. Nessun dialetto, sono figlio di calabresi nato a Milano e quindi non so né il calabrese né il milanese. Sarà per un’altra vita, mi dico a volte.

 

Il libro del futuro è senza pagine e si naviga con lo sguardo?

Sì, ma anche no. Alla fine, insieme a tutto quello che il futuro ci riserverà – il libro sensoriale? il libro che ci legge nel pensiero? –  ci resterà l’amata carta. Qualcuno, ma assolutamente non ricordo chi, ha detto che il libro, come la ruota, è un “oggetto perfetto”. E io sono d’accordo.

 

Chi vorresti essere nella tua prossima vita?

Un gatto. Ne ho due e li invidio un sacco, anche e soprattutto perché di vite ne hanno nove. 

 

Cosa fai oltre a lavorare nell'editoria?

Col solito imbarazzo dico: scrivo. Poeta un po’ pentito (o forse al momento solo poco ispirato), ora scrivo libri per ragazzi con pirati, maghi, gatti e isole misteriose. Il primo, La lunghissima notte di Portospada, è fresco fresco di stampa.

 

Grazie!

 

 

Francesca Mastruzzo

Non vive a Milano, non lavora nell’editoria, non sposerebbe il Signor Bonaventura, i suoi eroi non sono Anton Cechov e Sailor Moon, non ha un Tumblr.

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