“Noi siamo sempre online mentre i libri sono ancora offline”

Illustrazione di Alessio Sabbadini

 

Capita di conoscere qualcuno e di sentirti dire: «Io scrivo di editoria digitale». E tu, che magari con i libri ci lavori e non sei proprio a digiuno sull'argomento, non sai bene come prenderla. Metadati? Ehm, già. Creare un'app? Figuriamoci! Il futuro dell'editoria è tutto da scrivere, e c'è chi ha già cominciato a farlo. Ivan Rachieli, per esempio. Che è approdato al settore più geek dell'industria libraria dopo una laurea in letteratura russa. E per non farsi mancare niente, scrive anche di cibo da strada torinese (e io che pensavo ci fossero solo le arancine! Non avevo considerato le lumache.) Quello che sta succedendo nell'editoria digitale, quello che forse succederà, perché ci piace leggere o perché sempre più spesso preferiamo guardare una serie tv, ce lo spiega lui. 

Nome: Ivan Rachieli
Età: 31
Lavoro: scrivo di editoria digitale per la casa editrice Apogeo e per il magazine Apogeonline, e poi faccio il consulente sulle cose di internet e dell'editoria digitale (di nuovo).
Sito/blog/Twitter:* http://iscarlets.tumblr.com | @iscarlets

Come sei finito a fare quello che fai?
Mi sono laureato in letteratura russa contemporanea, che è una cosa fighissima ma non riuscivo a tirarci fuori un lavoro che fosse uno. Allora quando mi sono stufato di fare il lavabicchieri ho fatto un master in editoria (quello della Fondazione Mondadori, a Milano) e loro dopo sei mesi mi hanno spedito a fare uno stage in un mega gruppo editoriale (GeMS), e poi una cosa tira l'altra, insomma.

Fare questo mestiere è «sempre meglio che lavorare»?
Come un sacco di gente dell'editoria lavoro 14 ore al giorno, però mi sveglio felice che non vedo l'ora di iniziare, e smetto solo quando sono troppo stanco. Per cui in un certo senso sì, è «sempre meglio che lavorare».

Vuoi più bene a Proust o a Joyce?
A nessuno dei due in realtà. Per motivi diversi li trovo ugualmente indigesti, ma capisco che è un problema mio.

L'ultimo libro che hai letto?
I ferri del mestiere di Fruttero e Lucentini, grazie a @einaudieditore che ha fatto la ristampa.

E invece da adolescente cosa leggevi?
Le cose alternative (perdonatemi) italiane e americane (ti ricordi i Cannibali? Ci avevano ficcato in mezzo anche Aldo Nove, poretto) e un po' di classici ponderosi per darmi un tono. E Dylan Dog.

Cocktail preferito?
Americano (quello del Cape Town, a Milano).

Vorresti aver scritto tu Cinquanta sfumature di grigio?
Certo, che domande.

Jonathan Franzen vuole diventare tuo amico: gli offri un aperitivo?
No, sei matta? Sai che palle.

Hai un lettore ebook?
Un vecchio Sony, poi il telefono ma soprattutto il computer.

Sai distinguere il Simoncini dall'Helvetica?
Sì dai.

Il futuro dell'editoria è il digitale, il social o le ciambelle fritte?
Mi piacerebbe molto che fossero le ciambelle fritte, ma in realtà non ne ho la minima idea. Chi ti dice che lo sa in genere ti sta prendendo per il culo. A me piacerebbe che in mezzo ci fossero le persone – quello che vogliamo fare, quello che abbiamo bisogno di fare, e poterlo fare nel modo migliore – ma ci sono troppe variabili in gioco. In generale poi il futuro delle cose lo decidiamo noi – ognuno con le sue azioni, anche se non vedi le conseguenze – e ad esempio noi per ora abbiamo deciso che vince Amazon, che per quanto mi riguarda funziona da dio, costa poco e tutto quanto, ma ti chiude dentro e ti tiene stretto, che è il contrario di quello che vorrei. Per cui vedi, è un casino.

Dove compri i tuoi libri?
Ne compro sempre meno, sono incredibilmente noiosi, specialmente i romanzi. Ogni tanto però compro qualcosa in libreria, gli ebook invece in posti che non sono Amazon, non importa dove.

Le serie tv sono meglio dei romanzi o ci vanno molto vicino?
Ultimamente molto meglio, e i videogiochi sono meglio delle serie TV.

Ultimo viaggio fatto?
Mantova, che belle le paludi e mangiare le lumache e lo stracotto d'asino.

Quante lingue e dialetti parli?
A seconda delle occasioni, da 3 a 5.

Il libro del futuro è senza pagine e si naviga con lo sguardo?
No, per quanto mi riguarda il libro funziona perfettamente – intendo il tipo di interazione e l'esperienza utente: è come il secchio o la ruota, un design molto, molto difficile da migliorare (questo, oppure sono io che ho pochissima immaginazione). Il problema secondo me è che i libri sono offline – sono sconnessi, fuori dalla rete – e invece le nostre vite sono tutte da un'altra parte, online e connesse, e questo rende la loro esistenza via via più difficile. Dunque se devo esprimere un desiderio, io vorrei che il libro del futuro fosse un oggetto fisico connesso, fatto con dei materiali che portano online le cose offline: una cosa vecchissima e ipertecnologica, una cosa magica.

Chi vorresti essere nella tua prossima vita?
Un astronauta che vive su Marte, credo.

Cosa fai oltre a lavorare nell'editoria?
Bevo le birre, ascolto la musica elettronica, cazzeggio su Tumblr (http://iscrlts.tumblr.com) e faccio Bonpàt (http://bonpat.tumblr.com), l'app del cibo da strada a Torino.

Grazie!
Prego!

Francesca Mastruzzo

Non vive a Milano, non lavora nell’editoria, non sposerebbe il Signor Bonaventura, i suoi eroi non sono Anton Cechov e Sailor Moon, non ha un Tumblr.

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