“Il libro è forma oltre che contenuto. Una forma pensata, controllata e conclusa”

Illustrazione di Alessio Sabbadini

 

In fondo sapevamo che redattori così esistevano, e che, se c'erano, probabile fossero a Torino. Se ci pensavate, lo vedevate già, Alessandro Surico, a lavorare sotto le volte affrescate dell'edificio di uno dei marchi storici italiani. Tutto in lui evoca, pur restando al di fuori del cliché, un'epoca dell'editoria che non c'è più. Che, volente o nolente, è quella che ci ha portati dove siamo. Occhi fermi, dita lunghe, Cesare Pavese, ti dici, doveva essere un po' così. Nella sua biografia non c'è una sbavatura: laurea in Lettere, Parigi, occhiali tondi (un giorno farò l'inventario delle montature degli editoriali), un sobrio (ma non ferreo) distacco dai social e più di una propensione al masochismo – senza la quale, si sa, non si fa editoria. Snob? Se uno che ha una definizione esatta per ogni cosa lo è, forse sì. Ma poi scopri che puoi parlarci anche di questo, e allora no, decisamente no. 

Nome: Alessandro Surico
Età: 31
Lavoro: redattore alla Bollati Boringhieri
Instagram: @alessandrosigma

Come sei finito a fare quello che fai?

Vorrei poter dire per predestinazione, ma come sempre capita è stato un caso. Ho iniziato in un piccolo service editoriale di Torino grazie a un amico. Il mio primo lavoro è stato scansionare e ripulire gli scritti di De Chirico. Poi il master Mondadori e l’entrata nell’editoria con la E maiuscola, se vogliamo chiamarla così.

Fare questo mestiere è «sempre meglio che lavorare»?
Per quanto mi riguarda è il miglior modo per mettere a frutto la mia inettitudine.

Vuoi più bene a Proust o a Joyce? 
Pistola alla tempia, Proust. Ma I morti sopra ogni cosa.

L'ultimo libro che hai letto?
Leggo e lascio a metà un sacco di libri allo stesso tempo. Gli ultimi finiti sono Le attenuanti sentimentali di Pascale, l’Orwell di Hitchens e un saggio sulla tipografia di Eric Gill. In questo giorni sto rileggendo compulsivamente Rilke, ahimè.

E invece da adolescente cosa leggevi?
Si può ancora dire i "classici"? E poi tanta poesia, troppa forse.

Cocktail preferito?
Gin tonic, col Bombay. E quando mette bene, o male, si finisce a Long Island.

Vorresti aver scritto tu Cinquanta sfumature di grigio
Temo che la fiction erotica non sia nelle mie corde. Avrei preferito essere l’agente della James, quello sì.

Jonathan Franzen vuole diventare tuo amico: gli offri un aperitivo? 
Una volta l’ho incontrato, ci siamo scambiati uno sguardo e non ci siamo piaciuti. 

Hai un lettore ebook? 
Un bel Kindle regalatomi ai trenta dagli amici. 

Sai distinguere il Simoncini dall'Helvetica?
Sì, e la cosa non mi imbarazza.

Il futuro dell'editoria è il digitale, il social o le ciambelle fritte?  
L’editoria scomparirà. Torneremo felicemente a vivere in campagna, ci nutriremo di radici e funghi, probabilmente tossici, e i libri torneranno a essere tramandati oralmente, vedi gli uomini-libro di Bradbury.

Dove compri i tuoi libri?
Le novità in libreria. Introvabilia e cose strane su internet.

Le serie tv sono meglio dei romanzi o ci vanno molto vicino?
Ci vanno vicino, ma richiedono meno impegno e vellicano la nostra pigrizia quotidiana.

Ultimo viaggio fatto?
A Firenze per un fine settimana. Mi sono perso a Boboli, ho bevuto caffè alla Giubbe rosse e sono andato a trovare gli amici delle Edizioni Clichy.

Quante lingue e dialetti parli?
Sono per lo più afasico. Comunque tre, e un po’ di barese, lingua matria.

Il libro del futuro è senza pagine e si naviga con lo sguardo?
E chi lo sa… Probabilmente i libri toccherà leggerli sulla carta olografica di un cioccolatino o ci saranno sparaflashati direttamente nella corteccia cerebrale. In ogni caso, personalmente, non abdicherò mai all’idea che il libro sia forma oltre che contenuto. Una forma pensata, controllata e conclusa. 

Chi vorresti essere nella tua prossima vita?
Un neuroscienziato.

Cosa fai oltre a lavorare nell'editoria?
Guardo film e serie tv, ascolto musica triste, ma cerco di farlo solo quando cala la sera, cammino, fumo molto, bevo caffè e dormo male.

Grazie!

 

Francesca Mastruzzo

Non vive a Milano, non lavora nell’editoria, non sposerebbe il Signor Bonaventura, i suoi eroi non sono Anton Cechov e Sailor Moon, non ha un Tumblr.

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