Je suis l’opinion

Il 2015 è iniziato da appena 15 giorni ma le varie ecatombi hanno costretto editoriali e intellettuali (i secondi differiscono dai primi perché guadagnano di più) a esprimersi. Indignazione, tristezza e altri sostantivi astratti degni di un romanzo di Jonathan Franzen (una volta si sarebbe detto Moravia) sono piovuti su carta, social e tv. Oggi ne parliamo con ordine. Anzi, visto che ci mancano le liste di fine anno, facciamone una classifica.

 

1. Charlie Hebdo

 

Gli editoriali, ammettiamolo, hanno avuto una reazione da 9/11: un po' come quelli che nel 2001 avevano scambiato l'immagine del crollo delle torri gemelle per il trailer di un film, gli editoriali, leggendo le prime righe dell'Ansa, hanno creduto che la strage fosse una trovata promozionale per il nuovo romanzo di Houellebecq. Siete perdonati. Qualcuno ci ha creduto un po' più a lungo. Nel caso degli uffici stampa, l'inferno può attendere. Tutti gli altri non hanno scuse. Nel frattempo, centinaia di fumettisti, illustratori e giornalisti si sono sentiti coinvolti in prima persona, che è un po' come se io mi sentissi toccata dalla fatwah solo per aver letto Salman Rushdie. L'appartenenza alla categoria vignettista/giornalista ha inoltre donato un'aura di temerarietà a chi normalmente disegna morbidi gattini fuffolosi nonché offerto occasioni di rilancio di carriera. (La ragione per insorgere davvero ai fumettisti l'ha data il Corriere della Sera, incassando un po' di soldini con un libello di vignette italiane di cui non ha pagato neanche un centesimo.) Gli intellettuali tutti in ogni caso hanno avuto qualcosa da dire. Bilancio positivo per l'opinionismo nazionale. 

Nota:

L'illustrazione giusta da sfoggiare sul profilo Facebook è quella dello pseudo-Bansky, tutte le altre sono tamarre.

 

2. Pino Daniele

Mai gli editoriali si sono divisi e scannati tanto come per l'affaire Pino Daniele. La moda di salutare ogni cristo che lascia questa Terra sta scemando, quindi adesso se ci si sbilancia a scrivere "Ciao Pino" un motivo c'è. Pino Daniele poi è morto quando a Parigi ancora si andava tranquilli a vedere la mostra di Truffaut, quindi era l'unico argomento del 2015 su cui sfogare la propria indignazione. Legami d'amicizia virtuali sono stati spezzati per una parola dolce rivolta al caro estinto. La cosa più interessante, comunque, è che il primo a diffondere la notizia pare sia stato Eros Ramazzotti. Come ha avuto l'anteprima? E soprattutto, dov'era Ramazzotti quando è morto Mango?

 

3. Anita Ekberg

La sua morte è stata offuscata dalla strage e dall'ormai avanzato stato di decadimento del prosperoso seno su cui un tempo sbavavano i nostri padri. Ci dispiace, Anita. Eri un'amante dei gatti e meritavi di tirare le cuoia in un momento di pace e andamento demografico positivo.

 

E niente sono solo tre, ma mi sembra già tanto per il 2015, no?

(post aggiornato alle 14.48)

Francesca Mastruzzo

Non vive a Milano, non lavora nell’editoria, non sposerebbe il Signor Bonaventura, i suoi eroi non sono Anton Cechov e Sailor Moon, non ha un Tumblr.

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