“Nella prossima vita voglio essere una ricca casalinga di Palm Springs”

Illustrazione di Alessio Sabbadini

Se ci pensate bene, avete tutti un'idea platonica della professionista dell'editoria. Qualcuno a metà tra Virginia Woolf e la ben più pop protagonista del Diavolo veste Prada. Ecco, fermo immagine. Lasciate tacchi a spillo e camicetta bianca slacciata su intramontabile gonna fasciante nera. Togliete occhiali e psicorigidità. Aggiungete senso dell'umorismo e un lieve accento bresciano. Vi presento Paola Violetti: editor amante della letteratura inglese (una che si è commossa davvero alla morte di Séamus Heaney, e non per le ristampe che ne sarebbero seguite) prestata alla narrativa sexy. Non è più un'idea tanto platonica? Meglio così. Cos'è un editor di narrativa straniera? In senso stretto, a differenza del redattore che lavora sul testo, l'editor decide cosa pubblicare. Come parecchi editor, Paola è stata redattrice per molti anni e ha insegnato più di qualcosa alla sottoscritta (grazie!). Con lei ci siamo poste spesso una domanda: è il perfezionismo a portarti a questa professione o è il lavoro redazionale a dannarti per sempre? Non abbiamo una risposta, ma lo chiederemmo al gatto certosino di Paola, se potesse parlare. 

Nome: Paola Violetti

Età: 35

Lavoro: editor di narrativa straniera

 

Come sei finita a fare quello che fai?

A dire il vero mi sarei voluta occupare di musica, ma fin da subito ho capito che la discografia era un settore in crisi. E allora, essendo molto, molto scaltra…

 

Fare questo mestiere è «sempre meglio che lavorare»?

L’ho pensato a lungo. Però dopo aver letto per un anno solo romanzi tra l’erotico e lo splatter mi sono un po’ ricreduta.

 

Vuoi più bene a Proust o a Joyce? 

A Joyce perché Proust non l’ho mai letto. (È grave, vero?)

 

L’ultimo libro che hai letto?

Un romanzo magnifico di Romain Gary, Biglietto scaduto. Ora guardo agli uomini con molta più indulgenza, e ho cominciato a fregarmene del contorno occhi.

 

E invece da adolescente cosa leggevi?

Sono sempre stata un’allegrona, amavo le poetesse suicide. Poi, crescendo, ho capito che la migliore di tutte è morta di morte naturale a 85 anni (e indossava un cappello a tricorno).

 

Cocktail preferito?

Screwdriver. La vitamina C è importante! 

 

Vorresti aver scritto tu Cinquanta sfumature di grigio

Certo!

 

Jonathan Franzen vuole diventare tuo amico: gli offri un aperitivo? 

Molto volentieri, un vodkamadonna nel bar sottocasa. Così poi andiamo a fare birdwatching sulla tangenziale.

 

Hai un lettore ebook? 

Sì, di un orrendo color talpa.

 

Sai distinguere il Simoncini dall'Helvetica?

Dopo dieci anni da redattrice ossessiva compulsiva li distinguo anche in corpo uno…

 

Il futuro dell'editoria è il digitale, il social o le ciambelle fritte?

Chi può dirlo? Nel dubbio opto per le ciambelle.

 

Dove compri i tuoi libri? 

Dove capita, in libreria, al supermercato, online.

 

Le serie tv sono meglio dei romanzi o ci vanno molto vicino?

Alcune ci vanno molto vicino, tipo:

(È chiaramente un bignami, e non ci sta comunque capendo una mazza, povero Don.)

 

Ultimo viaggio fatto?

Quest’anno ho fatto solo una mini vacanza in Puglia. Ma per il 2015 sogno il Mississippi.

 

Quante lingue e dialetti parli?

Italiano, inglese, spagnolo e bresciano (sia della bassa che delle valli).

 

Il libro del futuro è senza pagine e si naviga con lo sguardo?

E si macera col pensiero.

 

Chi vorresti essere nella tua prossima vita?

Una ricca casalinga di Palm Springs.

 

Cosa fai oltre a lavorare nell’editoria?

Gioco a tennis, obiettivo Wimbledon 2038, categoria senior.

 

Grazie!

A te!

Francesca Mastruzzo

Non vive a Milano, non lavora nell’editoria, non sposerebbe il Signor Bonaventura, i suoi eroi non sono Anton Cechov e Sailor Moon, non ha un Tumblr.

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