“Quando voglio capire come sono fatto, nella letteratura trovo le domande giuste”

Illustrazione di Alessio Sabbadini

Si pensa che un romano non potrà mai essere felice a Milano. Ma la felicità è un argomento spinoso e, per di più, non si confà all'editoriale. Lorenzo è un romano a Milano, di quelli, un po' rari, che parlano poco e ancor meno lo fanno di sé. Dallo sguardo e da ciò che dice quando si infervora capisci già cosa leggeva da adolescente e per cosa è pronto a tirar fuori le unghie. Ma non le tira fuori, perché è un gentiluomo e fa il redattore – razza mite, umbratile e di certo non ungulata. È uno dei pochi che non ha mai perso la fiducia nel ruolo dell'editoria, anche adesso che l'editore protagonista è un ricordo accademico e la precarietà spinge i professionisti a rinchiudersi in biblioteche e caffè ben poco letterari, mentre le redazioni si svuotano liberando signorili plurilocali in centro. Giacca, libro in tasca, birra in mano, incontri Lorenzo e il suo coraggio di credere in qualcosa, e di crederci con garbo, in un ambiente di pose nichiliste ed entusiasmi da fiera, ecco, ti pacifica un po'. Qui tira subito in ballo un nonno bibliofilo, e ditemi se non era destino che finisse a fare questo lavoro.

 

Nome: Lorenzo Di Giovanni

Età: 29

Lavoro: redattore freelance

Twitter: @DgvDi

 

Come sei finito a fare quello che fai?

Con un nonno bibliofilo, che a ogni occasione mi regalava un libro, l’idea di lavorare nell’editoria mi ha sempre affascinato molto, fin da giovanissimo. Quindi ho scelto un percorso di studi in grado di assecondare il più possibile questa inclinazione: laurea in Lettere, poi un master in Editoria.

 

Fare questo mestiere è «sempre meglio che lavorare»?

Fino a qualche tempo fa avrei risposto di sì. Ultimamente sto rivalutando la questione, diciamo così.

 

Vuoi più bene a Proust o a Joyce?

Preferisco Joyce, ma voglio più bene a Proust (è un caro amico, mi ha tenuto compagnia a lungo).

 

L'ultimo libro che hai letto?

Stoner di John Williams e contemporaneamente La poesia del pensiero di George Steiner.

 

E invece da adolescente cosa leggevi?

Se lo chiedi al mio amico Mattia Fontana, ti risponderà che a quattordici anni leggevo cose come Scritti corsari di Pasolini, o Massa e potere di Canetti, ma lui mi prende in giro! No, se ripenso alla mia libreria di quando ero adolescente, ci sono Calvino, Vittorini, Sciascia…

 

Cocktail preferito?

Sono abbastanza ignorante in materia, spesso mi concedo un semplice Gin lemon.

 

Vorresti aver scritto tu Cinquanta sfumature di grigio?

Mah… no, dai. Vorrei aver scritto tante altre cose.

 

Jonathan Franzen vuole diventare tuo amico: gli offri un aperitivo?

Perché no? Però non so se andremmo d’accordo.

 

Hai un lettore ebook?

Un Kobo Aura, appena acquistato.

 

Sai distinguere il Simoncini dall'Helvetica?

Certo, anche a occhi chiusi!

 

Il futuro dell'editoria è il digitale, il social o le ciambelle fritte?

Forse le ciambelle fritte sono il presente, più che il futuro dell’editoria. Non so come sarà il futuro di questo settore, se digitale, o analogico, social, o “asocial”. La cosa importante è che l’editoria esista, legittimando il suo ruolo e la sua funzione. D’altronde, come dice Candide, alla fine del romanzo di Voltaire, “Bisogna coltivare il proprio orto”. E così faremo…

 

Dove compri i tuoi libri?

Di solito in libreria. Per i titoli poco distribuiti, mi affido a internet.

 

Le serie tv sono meglio dei romanzi o ci vanno molto vicino?

Se pensiamo alla capacità di esplorare nuovi universi narrativi e nuovi linguaggi, alcune serie tv sono senza dubbio migliori di certi romanzi. Però, al di là di questo, il confronto non mi riesce facile, sono semplicemente cose diverse. Ad esempio, tutte le volte che cerco di capire qualcosa in più su come sono fatto, nella letteratura riesco ancora a trovare le domande giuste da farmi. Se guardo una buona serie tv questo non mi accade, ma posso svagarmi senza pensare di aver buttato del tempo.

 

Ultimo viaggio fatto?

Un fine settimana a Firenze, a trovare un’amica che non vedevo da tempo.

 

Quante lingue e dialetti parli?

Inglese, italiano con un lieve accento romano (il romanesco ormai non esiste più) e ho un’infarinatura di abruzzese.

 

Il libro del futuro è senza pagine e si naviga con lo sguardo?

Dipenderà da noi, dai lettori e dai non lettori, dagli addetti ai lavori e da chi non sa neppure cosa sia una casa editrice. Dipenderà dall’ecosistema nel quale il libro si troverà a vivere, dai nostri bisogni, dalle forme e dai contenuti che selezioneremo per soddisfarli.

 

Chi vorresti essere nella tua prossima vita?

Ho un progetto irrealizzabile: diventare imprenditore nel settore “imbottigliamento, distribuzione e vendita di acqua minerale”.

 

Cosa fai oltre a lavorare nell'editoria?

Ascolto musica un po’ vecchia ma bellissima su supporti un po’ vecchi ma bellissimi; rifletto sulle cose mentre strimpello in solitaria un basso elettrico che prima suonavo insieme a tanta bella gente; cammino abbastanza, perché è l’unico sport che mi va di fare.

 

Grazie!

 

 

 

Francesca Mastruzzo

Non vive a Milano, non lavora nell’editoria, non sposerebbe il Signor Bonaventura, i suoi eroi non sono Anton Cechov e Sailor Moon, non ha un Tumblr.

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