“Se abbiamo inventato gli hamburger di soia, sapremo inventarci un self-publishing leggero e nutriente”

Illustrazione di Alessio Sabbadini

Onnipresente sul web (ecco il suo blog, la sua rubrica su Glamour e quella su Panorama – e ora basta), giovanissimo, nutre per la scena musicale indie la stessa fiducia per l'innovazione digitale nel campo dei libri. Se ti interessi di editoria non puoi non imbatterti in lui, anche perché è molto alto. È il tipico siciliano che sa tutto di tutto e mette il naso con entusiasmo in qualsiasi cosa, quindi è un sollievo scoprire che almeno il Simoncini non lo conosce. 

Nome: Giulio Passerini

Età: 25 anni

Lavoro: ufficio stampa Edizioni E/O.

Twitterhttps://twitter.com/giuliopasserini

Come sei finito a fare quello che fai?
Per caso, più o meno. Sono entrato in contatto con E/O grazie a Engaging the reader, un convegno sull’editoria che abbiamo organizzato per la prima volta con l’Università Cattolica tre anni fa. Dopo quel contatto iniziale hanno fatto seguito alcune collaborazioni sporadiche e infine, circa un anno e mezzo fa, una proposta di contratto. E ora eccomi qua.

Fare questo mestiere è «sempre meglio che lavorare»?

Belle le bozze, simpatici i comunicati, per carità… ma andiamo, sappiamo tutti che le feste dell’editoria sono il massimo (ma non ditelo in giro, lasciamo che continuino a credere che ci tiriamo palline di carta in scatenate merende con tiro al libello).

Vuoi più bene a Proust o a Joyce?
Ho col buon vecchio James un grande debito di riconoscenza. Sono uno di quegli svitati che pensa che Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo sia uno dei libri più belli di sempre, e D’Arrigo ha amato l’Ulisse come pochi altri romanzi. E non è che fosse uno che si facesse prendere da facili entusiasmi… Per dire, c’è un passo molto bello in cui l’autore dichiara la sua stima profonda nei confronti di Joyce che comincia così: “Sentii immediatamente che né io a lui né lui a me avremmo mai potuto esserci ostili”. Quindi, sulla base di D’Arrigo, scelgo Joyce.  

L'ultimo libro che hai letto?
Edoardo Persico, La città degli uomini d’oggi, Hacca edizioni.

E invece da adolescente cosa leggevi?
I libri della collana Piccoli Brividi.

Cocktail preferito?
Americano. Anche se da poco ho scoperto la Michelada, una specie di Bloody Mary a base di birra che mette una sete del diavolo.

Vorresti aver scritto tu Cinquanta sfumature di grigio?
No, vorrei solo l’elicottero di Christian Gray. A quanto pare si rimorchia alla grande se hai un eliporto sul tetto.

Jonathan Franzen vuole diventare tuo amico: gli offri un aperitivo?
Tipico di quel simpaticone: «Ciao caro, diventiamo amici. Ah, a proposito, scusa sai ma ho dimenticato a casa il portafoglio, fai tu?».

Hai un lettore ebook?
Sì, adoro il profumo della plastica.

Sai distinguere il Simoncini dall'Helvetica?
Stavo giusto cercando qui su Word il Simoncini per dirti che “sì, certo che li distinguo, per chi mi hai preso” però non c’è. In compenso il correttore automatico suggerisce “limoncini” o “spioncini”. Scherzi a parte, non sono un fanatico delle font: ma Georgia e Cambria sono quelle che uso più spesso. L’Helvetica è pronto per una canzone degli Stato Sociale, se va male dei Cani. 

Il futuro dell'editoria è il digitale, il social o le ciambelle fritte? 
Secondo me la ciambella fritta potrebbe essere una buona metafora per il self-publishing per come ci è toccato in sorte fino a questo momento: un varco spaziotemporale contingente e transeunte, pneumatico di aria fritta, colesterolo che ne ammazza più della penna e della spada messi assieme, altissimo tasso calorico per un apporto nutritivo tutto sommato piuttosto basso. Ma sono fiducioso: se abbiamo inventato gli hamburger di soia, sapremo inventarci anche un selfpublishing leggero e nutriente.  

Dove compri i tuoi libri?
Su internet, in libreria, e sulle bancarelle dell’usato. Una volta, a Londra, ne ho acquistato uno da un distributore automatico.

Le serie tv sono meglio dei romanzi o ci vanno molto vicino?
Dice il saggio: “droghe diverse possono dare la stessa dipendenza”.

Ultimo viaggio fatto?
In Sicilia, nella mia terra di origine.

Quante lingue e dialetti parli?
Sempre una meno di quanto mi servirebbe.

Il libro del futuro è senza pagine e si naviga con lo sguardo?
Datemi prima una macchina volante, poi del futuro fate quel che volete.

Chi vorresti essere nella tua prossima vita?
Franzen no.

Cosa fai oltre a lavorare nell'editoria?
Mi piace cucinare (in realtà mi piace soprattutto mangiare) e ascolto molta musica. Sono quello dei dischi in tempo, quello che cerca di ascoltare il primo album dei Clap your hands say yeah cinque volte in cinque anni e dopo sei anni scopre di adorarlo.  

Francesca Mastruzzo

Non vive a Milano, non lavora nell’editoria, non sposerebbe il Signor Bonaventura, i suoi eroi non sono Anton Cechov e Sailor Moon, non ha un Tumblr.

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