“Se deve parlarci, una storia lo fa in qualsiasi forma”

Illustrazione di Alessio Sabbadini

 

Marta è una creatura che non ci si crede. Silenziosa ma non taciturna, parla a voce bassa, si accarezza i capelli, beve tisane e tutto intorno a lei si fa aria. Si crea come uno spazio da riempire. Lei, di cose con cui riempirlo, ne ha tante. A seguirla sui social, si può stare ad ammirare la sua vita, le cose che scopre, gli angoli che solo lei vede, senza però la pretesa di aver fatto tutto per prima. A parlarci, ci si può sedere su una poltrona e farle una domanda, e il resto verrà da sé. Lasciatevi trasportare. È una bambina che tocca tutto ciò che vede. Non vi farete male. 

 

Nome: Marta

Età: 29

Lavoro: Editor di libri per ragazzi

Twitter: @mia_tama

 

 

Come sei finita a fare quello che fai?

 

Dopo una specialistica (a Milano) e un master (a Bologna) in editoria, e nel frattempo lavoravo in libreria. Ma soprattutto grazie a Junk, di Melvin Burgess, letto a 13 anni (a Grottaglie, TA): la storia di due tossici che si amano, fuggono, si perdono. Mi piacevano le sue “soglie”: lo spessore della carta, la font dell’aletta, il viola in copertina. E poi c’era musica, poesia e, soprattutto, c’ero io, per la prima volta: in un libro. 

 

Fare questo mestiere è «sempre meglio che lavorare»?

 

Oh, quanto è bello essere una fannullona frenetica! (Così Luciano Bianciardi definisce gli editoriali nella Vita agra)

 

Vuoi più bene a Proust o a Joyce? 

 

Se dico Joyce, secondo te, poi Eveline ci sale su quella nave? [Sospiro.] Nel dubbio: Proust. 

 

L'ultimo libro che hai letto?

 

Breve storia del giardino di Gilles Clément (Quodlibet). Non che abbia il pollice verde, volevo solo un rifugio profumato. «Avvicinarsi il più possibile al paradiso»: questo prometteva la quarta, e così è stato.

 

E invece da adolescente cosa leggevi?

 

A memoria, da destra verso sinistra, nel primo scaffale della libreria in cameretta ci sono: Il cinema come dogma di Lars Von Trier, gli scrittori della chemical generation, Baudelaire, Pavese, Murakami nelle edizioni Feltrinelli, Ragazzi di vita rubato nella biblioteca del liceo… e un posto vacante: la prima edizione di Jack Frusciante è uscito dal gruppo che non mi hanno mai restituito.

 

Cocktail preferito?

 

Purtroppo si chiama Porno Star Martini ma è una delizia delicata. Vodka alla vaniglia + frutto della passione + pessoa + un piccolo bicchierino di prosecco a parte. E poi il Mojito, sempre. E il Ginger Ale Spritz, slurp.

 

Vorresti aver scritto tu Cinquanta sfumature di grigio

 

Oh sì, sorseggiando litri del suddetto porn cocktail, magari.

 

Jonathan Franzen vuole diventare tuo amico: gli offri un aperitivo? 

 

Al massimo gli offrirei una tazza di Yogi Tea, il tè buonissimo con le frasette inspirational su ogni bustina. Tipo: “Less ego, less problem” o “Happiness is your birthright”.

 

Hai un lettore ebook? 

 

Ho un Kobo ma uso soprattutto l’iPad. Mi piace sottolineare col ditino in diversi colori.

 

Sai distinguere il Simoncini dall'Helvetica?

 

Certo che sì. La forma è importante. Per esempio: non sarebbe bello, e tutto più leggero, se avessimo anche noi lo spazio prima e dopo i segni doppi di interpunzione, come i francesi ? « Così ! »

 

Il futuro dell'editoria è il digitale, il social o le ciambelle fritte?  

 

Il futuro è una fabbrica – di ciambelle e libri – di cioccolato! Con bestseller che trasformano gli antipatici in mirtilli giganti, Meridiani così pesanti da schiacciarti come una gustosa sottiletta, poesie leggere come un uccellino di zucchero sulla lingua… In fondo, dice Willy Wonka, «ogni cosa in questa stanza è commestibile, persino io lo sono». 

 

Dove compri i tuoi libri?

 

Feltrinelli, indipendenti, reminders, fumetterie e ultimamente mi sento a casa nei bookshop. On line compro qualche ebook, ma pochi libri di carta: preferisco andarci di persona, così ne approfitto per mettere i miei “figlioletti” ben esposti di piatto e ad altezza occhi e <3

 

Le serie tv sono meglio dei romanzi o ci vanno molto vicino?

 

Le guardo. Ma contano le storie. Se deve parlarci, una storia lo fa in qualsiasi forma: introdotta da un “C’era una volta” oppure da “Previously on”, in streaming, in un cofanetto, in epub, con la voce dei vecchi per strada, in un tweet, su carta usomano o Fedrigoni, attraverso una fotografia in bianco e nero rimasta nascosta per più di 50 anni.

 

Ultimo viaggio fatto?

 

Marsiglia, con i romanzi di Izzo come guida. Mi sono accorta oggi di avere una minuscola cicatrice sul ginocchio destro, conseguenza di un tuffo azzardato nella calanque di Sugiton per imitare una bambina: e così ho un ricordo di quel paradiso.

 

Quante lingue e dialetti parli?

 

A parte l’inglese, un po’ il tedesco e leggo lo spagnolo. Livello avanzato di grottagliese che è assai complesso (ultima parola imparata: “’ntr’vuticuso”, voce del verbo “’ntr’v’ticà” = ingarbugliare, ingarbugliato. Così mia madre apostrofava al telefono una fiction italiana).

 

Il libro del futuro è senza pagine e si naviga con lo sguardo?

 

In particolare nell’editoria per bambini e ragazzi c’è tanto, tutto da sperimentare e ricercare. Ma forse, più degli altri, questi libri hanno bisogno di carta, colori, forma, persino profumi? L’importante è che resti l’idea del libro come contenitore, come qualcosa da spalancare o sbirciare, da scoprire come un tesoro nel forziere. 

 

Chi vorresti essere nella tua prossima vita?

 

Anna Atkins, la prima (o seconda) fotografa donna della storia, che fotografava fiori e piante con una tecnica che le trasfigurava in creature dell’oceano. 

 

Cosa fai oltre a lavorare nell'editoria?

– vado a mostre di foto

– mi esercito ad accendere il caminetto

– ascolto musica triste

– faccio lunghi elenchi dappertutto, per esempio:

  1. sulle ultime pagine dei libri

  2. su post it a forma di <3

  3. nell’ultima domanda dell’Anti Questionario di Proust

 

 

Grazie!

<3

 

 

Francesca Mastruzzo

Non vive a Milano, non lavora nell’editoria, non sposerebbe il Signor Bonaventura, i suoi eroi non sono Anton Cechov e Sailor Moon, non ha un Tumblr.

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