“Se ti piacciono i libri è spontaneo pensare all’editoria come al tuo ambiente naturale”

Illustrazione di Alessio Sabbadini

Ho un debole per le storie di sportivi che hanno abbandonato l'agonismo. Parlo di sport individuali, dove ci sei solo tu e un'altra "cosa", una propaggine. La disciplina, la totale identificazione con un mezzo, la devozione che richiede uno sport a livello professionistico hanno quel fascino tragico e ineluttabile che abbiamo conosciuto tra le pagine di Open. E allora, quando sottrai il tempo dedicato allo sport, e quello che non dedicherai più, cosa ti resta se un incidente ti costringe a ritirarti? Per Alessio Fontana, che faceva ciclismo a livello agonistico, c'erano sempre stati i libri. Oltre che ciclista, Alessio si è immaginato tante cose: insegnante di liceo, statista, poeta. Ha cominciato come giornalista, è diventato editor Isbn. Perfezionista come ogni sportivo professionista che si rispetti, ha la sindrome da libreria vuota (ma noi non gli crediamo). Ed è l'unico altro editoriale in Italia a non avere un aspetto emaciato. Insomma, come se il quarterback di una commedia americana si rivelasse un fan di Hugo. 

Nome: Alessio Fontana
Età: 27
Lavoro: redattore presso Isbn edizioni

Come sei finito a fare quello che fai?

Se ti piacciono i libri è spontaneo pensare all’editoria come al tuo ambiente naturale. Così un giorno mi sono presentato di persona nella redazione di Isbn, ho lasciato il curriculum e mi hanno richiamato non molto tempo dopo. 

Fare questo mestiere è «sempre meglio che lavorare»?
Me lo ripeteva sempre il mio vecchio caporedattore. Non gli ho mai creduto, anche perché era il suo modo per farmi fare nottata in redazione.  

Vuoi più bene a Proust o a Joyce? 
Proust ha pubblicato a sue spese un romanzo di oltre 2000 pagine che praticamente nessuno ha mai letto. Come si fa a non volergli bene?

L'ultimo libro che hai letto?
L’ultimo giorno di un condannato a morte di Victor Hugo. Vi prego, correte a comprarlo.

E invece da adolescente cosa leggevi?
Mi ricordo di Calvino. In Marcovaldo c’è una descrizione del protagonista al supermercato che ancora mi intenerisce. E poi Il barone rampante: anch’io volevo fare la rivoluzione appollaiato su un albero. Infine Goethe. A 16 anni speri di amare per tutta la vita con l’intensità di Werther. 

Cocktail preferito?
Jack e coca. 

Vorresti aver scritto tu Cinquanta sfumature di grigio
Sì. A quest’ora non avrei il problema dell’affitto.

Jonathan Franzen vuole diventare tuo amico: gli offri un aperitivo? 
Certamente, anche a me non piace Twitter. 

Hai un lettore ebook? 
No. 

Sai distinguere il Simoncini dall'Helvetica?
No, ho poco occhio per queste cose. Però ho scoperto un film-documentario che racconta la storia dell’Helvetica. Molto interessante.

Il futuro dell'editoria è il digitale, il social o le ciambelle fritte?  
Vorrei che fossero i lettori. Il supporto può migliorare, ma senza di loro diventa dura pensare al futuro del settore. Le ciambelle fritte, invece, sono il passato, il presente e il futuro. 

Dove compri i tuoi libri?
Dove capita: libreria, cartoleria, bancarelle dell’usato, Amazon. Unico limite, l’Autogrill. 

Le serie tv sono meglio dei romanzi o ci vanno molto vicino?
Le poche serie che ho visto mi hanno appassionato come i migliori romanzi letti. Tra i due, però, scelgo ancora i libri.  

Ultimo viaggio fatto?
Un fine settimana a Firenze.

Quante lingue e dialetti parli?
Come lingue l’inglese e il francese. Conosco solo un paio di espressioni in milanese e in foggiano (queste, ereditate per via paterna). 

Il libro del futuro è senza pagine e si naviga con lo sguardo?
Eco ha scritto che il libro è un po’ come il fuoco e la ruota: invenzioni dell’uomo che non scompariranno mai. Spero abbia ragione.

Chi vorresti essere nella tua prossima vita?
Ho passato l’adolescenza sognando di diventare un ciclista professionista. Nella prossima vita mi piacerebbe vincere il Tour de France. 

Cosa fai oltre a lavorare nell'editoria?
Gioco a tennis, frequento il blog di satira Acido Lattico, leggo, rileggo e memorizzo le vignette di Massimo Bucchi.

Grazie!

Grazie a te. 

Francesca Mastruzzo

Non vive a Milano, non lavora nell’editoria, non sposerebbe il Signor Bonaventura, i suoi eroi non sono Anton Cechov e Sailor Moon, non ha un Tumblr.

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