Foreste e orologi rotti

(Photo credit: http://www.fiercedrumco.com/)

La luce Port Matarre è sempre così, molto fioca… una penombra… Conoscete quel quadro di Böcklin, L’isola dei morti, dove i cipressi si ergono a guardia su un faraglione di fianco a un ipogeo, mentre una tempesta si libra sul mare?

Quello sopra è uno stralcio da Foresta di Cristallo, romanzo di Ballard del 1966. Ma perché queste poche righe? Semplicemente perché prima di aprire questo libro, o dopo aver letto un paio di paragrafi, ho pensato a quell’opera bellissima, senza sapere che poco dopo (a pagina 10 della mia edizione Feltrinelli) sarebbe stata citata. Infatti, l’atmosfera che pervade questo romanzo di fantascienza di confine, a cavallo tra la metafisica, l’esotismo avventuroso, la deriva spirituale, è la stessa del quadro: sospesa altrove, non terrena, o meglio, estremamente terrena, di un Terra arcaica e sola.

Ma questa visione, Edward, tra bianco e nero… perché? Io credo che il loro significato sia solo quello che uno vuole attribuire”. “Davvero? Io sospetto che ci sia qualcosa di più. Può esserci anche una distinzione fondamentale tra luce e buio che noi ereditiamo dalle primissime creature viventi. Del resto, la reazione alla luce è una reazione a tutte le possibilità della vita. Per quel che ne sappiamo, questa divisione è la più impellente che ci sia, forse è l’unica rinvigorita giorno dopo giorno per centinaia di milioni di anni. Per dirla nella maniera più semplice, è il tempo che la perpetua. E adesso che il tempo si ritira, incominciamo a a vedere i contrasti molto più chiaramente. Non è questione di identificare nozioni morali col concetto di luce e tenebra…

Un’altra cosa a cui ho fortemente pensato durante la lettura, è Lost: il passaggio sopra, con lo scontro tra bianco e nero in un’isola fuori dal tempo calzano a pennello e introduce al dualismo senza scomodare pantheon religiosi.

Foresta di Cristallo  è questo, un racconto che vive in una sua realtà, in cui le avventure del dottor Edward Sanders, tra rettili cristallizzati e gioielli salvatori, seguono il flusso di un tempo parallelo, un tempo che esiste solo nominalmente.

Come sottofondo, potremmo benissimo ripescare qualche nome fatto nei mesi precedenti, da Alice Coltrane a Sun Ra, arrivando ai Tangerine Dream, ma, è rimanendo estremamente vicini a quest’ultimi (è sufficiente citare Klaus Schulze), che scegliamo Ash Ra Tempel, gruppo space karaut tedesco attivo nei primi anni ’70 (senza dimenticare il breve ritorno del 2000) che rappresenta al meglio lo sfasamento sensoriale di un’opera come quella sopra citata. Sarebbe d’accordo anche John Locke.

Stefano Fanti

Stefano Fanti è fuggito da Milano e ora vive nella bucolica provincia alessandrina. Scribacchino per varie testate online e non, si occupa principalmente di musica e letteratura. Soffre di una grave dipendenza da serie tv che lo porta a confondere Randy Hickey con Randy Marsh. Ama, tra le altre cose, fantascienza, horror e la psichedelia in ogni sua veste.

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