L’ostacolo del jukebox

Ci si interroga sulle sorti dell'occidente, si guarda al nuovo, si scompone la scacchiera, lasciandola vuota e aperta a tutti gli scenari, si prenotano aerei e ci si immagina di sparire con essi. La complessità del reale è vissuta con la pelle di cristallo, capace di far scivolare via tutto e di rompersi – distruggersi – per un nulla, senza lasciando resti, se non una superficie che non serve più a nessuno.

Questo eterno conflitto lo vediamo ovunque, anche nei libri scritti in questo paese-esperimento in cui viviamo. Tra questi i romanzi di Ugo Sette (L'alieno e L'importanza di essere Ugo ovvero a me (mi) piace la morte perché mi fa capire che sono vivo, raccolta dall'editore Lupo in un solo volume dal titolo Colpo d'oppio) e Massimiliano Nuzzolo (Fratture, pubblicato da Italic).

Sono storie di protagonisti che vorrebbero essere normali e anormali allo stesso tempo, in sostanza non sono nessuno e questo li identifica.

L'Ugo di Sette, più divertente in L'alieno grazie al fare cinico, sadico e a trovate narrative riuscite (per esempio, il delirante processo post-assassinio di un cane), è un disadattato per posa ma non per vocazione: il suo suonare il pianoforte, conquistare donne sempre bellissime come l'amico-genio Marzio, avere successo – anche se fasullo – prendendo in giro il prossimo, addirittura ricevere l'eredità da una ricca signora appena conosciuta, lo mettono nelle condizioni di un "vincente" a cui piace perdere. Non a caso è così attratto dalla morte, tradizionalmente termine ultimo. Più insipido il secondo romanzo che altro non è che un prequel senza troppo mordente.

Fratture, storia di un rapporto epistolare tra giovani in cerca di un condivisibile altrove, presenta invece tre problemi principali:
– il namedropping estremo (che troviamo anche nei libri di Sette ma in maniera meno invasiva);
– l'ingenuità strutturale di fondo (anche se credo sia in parte voluta), soprattutto nella banalizzante analisi dell'Anima;
– il calderone, ovvero l'infinita sequenza di eventi distribuiti in sole 180 pagine, tanto per capirci: incidenti stradali gravi, coma, perdita della memoria, tentati suicidi, sesso eterosessuale, sesso omosessuale tra donne, stupri, aborti, famiglie disgregate, filmini hard privati, amori iniziati, amori finiti e via dicendo. Decisamente troppo.

A fare da sfondo musicale alle pagine in oggetto non possono che esserci i gruppi citati, in comune tra i due libri e non: Cure, Smiths, Lou Reed, David Bowie su tutti.

 

Stefano Fanti

Stefano Fanti è fuggito da Milano e ora vive nella bucolica provincia alessandrina. Scribacchino per varie testate online e non, si occupa principalmente di musica e letteratura. Soffre di una grave dipendenza da serie tv che lo porta a confondere Randy Hickey con Randy Marsh. Ama, tra le altre cose, fantascienza, horror e la psichedelia in ogni sua veste.

Nessun commento, per ora

I commenti sono chiusi.