Metallo introspettivo

(Photo credit: http://1.bp.blogspot.com/_bZAW-cY9mlQ/SxTzTel9GaI/AAAAAAAAAHA/626ZNCT4eqQ/s1600/Jimmy+Corrigan.jpg)

I tempi assurdi che viviamo, tra le problematiche profonde e le lacune a strapiombo, sono caratterizzati dalla forte distorsione del giudizio: oggi nulla è "ben fatto", "positivo", buono", tutto – per chi sproloquia – è "definitivo",  "strepitoso", "impareggiabile" qualsiasi cosa si sia visto/letto/ascoltato; in alternativa è "una merda atomica", "lo schifo totale", una "porcheria senza precedenti", anche qui, che siano coinvolti occhi e/o orecchie.

Questa degenerazione ed estremizzazione dell'opinione, facilmente riconducibile all'ignoranza barbara diffusa e a quella che possiamo definire l'era-in-cui-parlano-tutti-grazie-ai-social-network (soprattutto chi non dovrebbe) è l'opposto, in termini di spirito intrinseco, dell'opera più famosa (almeno finora, vista la recente uscita del geniale [ops!] Building Stories) di Chris Ware: Jimmy Corrigan, the Smartest Kid on Earth (in Italia uscito – quasi 10 anni dopo – per Mondadori Strade Blu con il titolo Jimmy Corrigan Il ragazzo più in gamba sulla terra).

Giustifichiamo l'affermazione detta sopra: JC è lontano dai giudizi esagerati e affettati perchè raffigura un mondo di persone in conflitto con un senso di autocommiserazione e un'irrisolto rapporto con il proprio io e l'esterno. Niente sbruffonate, nessuno spazio all'ego, ma un'infinita dolcezza che scorre tra le pagine (bellissime ed innovative in termini grafici e di cura editoriale) e ripercorre tre generazioni di Corrigan. Il romanzo di Ware commuove e fa innervosire: vorresti dire a Jimmy di svegliarsi, ma sai che nei suoi dubbi guardi uno specchio, allora capisci.

Donare un'opera del genere di un sottofondo non è semplice, trovare qualcosa di tanto toccante e "diverso" rischia di diventare un esercizio impossibile che porta alla scelta di banalità sovradimensionate dal gusto dell'ascoltatore medio. Allora, scegliamo un'altra via, mescoliamo le carte e consigliamo a Jimmy di darsi al death metal: poco importano i nomi – diciamo che i Death del compianto Chuck Schuldiner bastano e avanzano – conta il senso di comunità, lo squardo alterato, l'appartenza che serve al protagonista del racconto.

C'è speranza anche per te, Jimmy.

Stefano Fanti

Stefano Fanti è fuggito da Milano e ora vive nella bucolica provincia alessandrina. Scribacchino per varie testate online e non, si occupa principalmente di musica e letteratura. Soffre di una grave dipendenza da serie tv che lo porta a confondere Randy Hickey con Randy Marsh. Ama, tra le altre cose, fantascienza, horror e la psichedelia in ogni sua veste.

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