Ossessione

Quella che Jonathan Lethem nutre nei confronti di Philip K. Dick è una vera e propria ossessione: da decenni studia la mole infinita di opere dell'autore e, inevitabilmente, ne scrive. Vista la frequenza con cui ho parlato di Dick su queste pagine, un po' di ossessione appartiene anche a me, quindi come potevo non scrivere due righe su Crazy Friend (minimum fax)?

È necessario fare una specifica: amo molto Lethem ma non ho apprezzato particolarmente il suo libro più musicale (e non a caso meno dickiano, lo dice anche lui) ovvero Non mi ami ancora. Se consideriamo ora che questa rubrica ha una componente musicale, il cortocircuito è bello che servito.

Ma andiamo oltre. L'indizio decisivo che chiude il cerchio della magica connessione Dick-Lethem-Fanti si trova a pagina 90 del volume: un amico d'infanzia di JL a New York era soprannominato Aardvark, un animale particolarmente brutto che abita la nostra terra da secoli… bene, qualche anno fa feci uscire un disco intitolato Born (due in realtà, l'altro era una casetta ultralimitata) proprio con quel nome. Era roba dark ambient/noise, magari a Lethem – ma non a Dick – potrebbe piacere.

Crazy Friend è diviso in due: brevi saggi e memorie da una parte, racconti dall'altra, tra cui Il Cambiaumore, vero e proprio tributo all'opera dickiana, tanto è infarcito di simulacri, società deviata e sperimentazione.
Una lettura che tutti gli appassionati apprezzeranno, sentendosi meno soli nel rapimento dell'ossessione.

Sì, ma il sottofondo? Il gruppo preferito di Lethem ovviamente, una band con un nome che più dickiano non si può: Meat Puppets.

Stefano Fanti

Stefano Fanti è fuggito da Milano e ora vive nella bucolica provincia alessandrina. Scribacchino per varie testate online e non, si occupa principalmente di musica e letteratura. Soffre di una grave dipendenza da serie tv che lo porta a confondere Randy Hickey con Randy Marsh. Ama, tra le altre cose, fantascienza, horror e la psichedelia in ogni sua veste.

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