Paranoia e Potere

(Photo credit: bussola?)

Torniamo a parlare di Philip K. Dick e questa volta precisamente di A Scanner Darkly, Un Oscuro Scrutare in Italia (Fanucci Editore). Per entrare nello scrigno a più strati del romanzo, sono importanti due frasi, quella pronunciata da Terry Gilliam e riportata sul retro del volume: " A chiunque si sia perso negli infiniti modelli di realtà del mondo moderno, noi diciamo: Philip K. Dick era lì prima di voi"; e quella riportata a pagina 120 e 121, enunciata da un prosperosa e benestante vicina di casa del protagonista: "Se avessi saputo che era innocuo l'avrei ucciso con le mie stesse mani".

Entrambe le frasi riportano alla chiave del libro: il concetto di doppio, triplo (Fred/Bob/Bruce) e la supposizione di realtà, il filtro celato, insomma l'inganno e la conseguente paranoia. In questi tempi di Snowden, NSA, Homeland e Facebook, il concetto di paranoia, di intercettazione, di spionaggio sta prendendo forme nuove, modificate dall'imbuto rovesciato dell'opinione pubblica e rese o terribili o ridicole.

Dick, in questa storia di tracollo e redenzione o forse lineare interpretazione (anche autobiografica), vede tutto prima: basti leggere il capitolo 6 del libro, in cui il protagonista Bob e i suoi compari allucinati costruiscono con i mattoni della loro paranoia un palazzo che senza resistenza crolla al primo soffio di vento (un presenza fisica), sostituendo ad una realtà un suo surrogato.

Per leggere a dovere una storia del genere il sottofondo non può che essere ad alto tasso lisergico. Cosa accomuna quindi ASD al gruppo scelto, ovvero i Bardo Pond (e precisamente l'ultimo epico disco Peace on Venus)? La droga!

Detto così suona piuttosto male, ma il concetto è che lo space rock (madonna che chitarre) del gruppo americano sposa perfettamente le pagine più deliranti di Dick – in cui le sostanze psicotrope la fanno da padrone – riuscendo addirittura a snodare i fili dell'agonia psicotica con le sue trame dilatate e un cantato solenne. Due flussi di coscienza paralleli che seguono un percorso di sola andata verso una visione soggettiva ma universale.

Stefano Fanti

Stefano Fanti è fuggito da Milano e ora vive nella bucolica provincia alessandrina. Scribacchino per varie testate online e non, si occupa principalmente di musica e letteratura. Soffre di una grave dipendenza da serie tv che lo porta a confondere Randy Hickey con Randy Marsh. Ama, tra le altre cose, fantascienza, horror e la psichedelia in ogni sua veste.

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