Hoc

Iperbolico e geniale, egotico e fragilissimo, il signor Nikolaj Vasil’evic Gogol' ha scritto uno dei racconti più perfetti e incoerenti della storia della letteratura. Di sicuro, se tutti scrivessero come lui, io leggerei di più, oppure non leggerei affatto, o ancora indosserei variopinti gilet e mi farei purificare l'anima da enormi sanguisughe.

Insomma, diciamocelo: Il naso fa quello che dovrebbe fare ogni buon racconto; ossia prendere per il naso il lettore, ingannarlo, sbatterlo di qua e di là senza rispetto per niente e per nessuno. Con le sue cesure nette, con i suoi sbalzi e ripensamenti, con le sue capriole, con le sue inutili e imbarazzanti digressioni, con i suoi i fuggi fuggi, Il naso è pura trasgressione alla norma narrativa. E così la comunicazione si ritorce su se stessa, si fa lo sgambetto, cade (nel vuoto che sta dietro a ogni linguaggio) e poi ride.

Impossibile, dunque, non citarne il finale:

"Ma la cosa più strana, più incomprensibile di tutte è che degli scrittori possano dedicarsi a simili argomenti. Lo riconosco, questo è davvero inconcepibile, è davvero… no, no, non posso proprio capire. In primo luogo, non ne viene decisamente alcun vantaggio per la patria; in secondo luogo… ma anche in secondo luogo non ne viene alcun vantaggio. Semplicemente non so che mai significhi tutto questo…".

 

Enrico Beltrame

Era meglio prima, quando non c'eravamo. Adesso sono sempre stanco, ho il mal di testa, le occhiaie, il ginocchio gonfio. Se alzo la mano è per gioco (mi sembra che muoversi sia quasi inutile). Meglio allora non farsi del male. Meglio, adesso, non fare.

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