Madame Bovary

«Madame Bovary c'est moi!», diceva Flaubert, e noi tremavamo di paura, perchè anche noi, sotto sotto, eravamo ridicoli spaventati adulteri; e poi, dopo il primo capitolo, c'era quel cambio improvviso della voce narrante, una capriola davvero poco ortodossa, e per questo irresistibile, infedele anche lei, come tutto ciò che ha a che fare con l'uomo.

Colpa dell'ironia borghese, diceva qualcuno. Colpa della mela (ancora!), del monolite, dicevano altri, meno diacronici.
 
E intanto la signora Emma spalancava le gambe ai suoi sogni, misera e ostinata, gonfiandosi la testa di lettere e simboli come un Don Chisciotte. E noi ridevamo di lei (ma come si ride davanti a uno specchio). Poveri idioti, Emma siamo noi. E poi, e poi, e poi non lo so, Clarke mia annoia, e Kubrick è così vecchio, accademico, geometrico, quasi ottocentesco. Insomma: altà fedeltà, magia di lenti e altre diavolerie positiviste, tutto qui? Non so se mi piace, con lui l'occhio muore di freddo. E alla fine c'è questo feto divino che svolazza nella spazio, eterno, autogenerato, immune alla bugia… ma scusa, senza tradimento che divertimento c'è?
 
Trompe-l'œil toujours!
 
Nella strippa c'è un intruso
 

Enrico Beltrame

Era meglio prima, quando non c'eravamo. Adesso sono sempre stanco, ho il mal di testa, le occhiaie, il ginocchio gonfio. Se alzo la mano è per gioco (mi sembra che muoversi sia quasi inutile). Meglio allora non farsi del male. Meglio, adesso, non fare.

1 Commento