Moby Dick

Come tutti gli uomini dotati di barba, Herman Melville sapeva scrivere romanzi infiniti, zeppi di digressioni cetologiche e di molte altre cose, comprese una pipa d'osso e un ridicolo cappello. Un'altra cosa geniale di Melville è che per buona parte della sua vita si fece mantenere dal suocero e che, in alcune notti di maggio, era solito svegliarsi di soprassalto, indossare un corsetto e gridare forte la parola "spermaceti!".

Comunque Moby Dick è un libro bellissimo, epico, ironico, umano e potente; ma è troppo lungo (non a livello di Cent'anni di solitudine, con tutti quei fottuti nomi uguali, ma quasi). Inoltre, essendo bianco e piuttosto vecchio, identificarlo con la sua mostruosa protagonista è quasi d'obbligo.

Dunque, c'è chi, come me, Moby Dick non l'ha mai finito, e di tanto in tanto lo scruta con aria scazzata e incerta.

Per leggerlo tutto – per arpionare il bestione e farsi trascinare nel gorgo – bisogna essere un po' come quell'invasato di Achab, bisogna crederci, credere in qualcosa di assoluto (sia anche il male) e soprattutto avere un gamba di legno. Per tutti gli altri è sufficiente (e forse più stimolante) l'idea vaga che da sempre aleggia intorno al romanzo: una specie di muro bianco che impedisce ogni uscita e che puzza fortissimamente di pesce.

Enrico Maria Beltrame

Enrico Beltrame

Era meglio prima, quando non c'eravamo. Adesso sono sempre stanco, ho il mal di testa, le occhiaie, il ginocchio gonfio. Se alzo la mano è per gioco (mi sembra che muoversi sia quasi inutile). Meglio allora non farsi del male. Meglio, adesso, non fare.

2 Commenti
  1. Io Moby Dick l’ho letto 2 volte, la prima in 8 giorni e la seconda in 5 giorni…Consiglio però la versione, per chi non volesse cimentarsi nell’originale, tradotta da Cesare Pavese che è veramente qualcosa di magnifico.
    Ah, non fate caso a questo commento, sono un fanatico non troppo normale. 🙂

  2. Vedo che hai una falce in mano, quindi a priori dico che hai ragione tu e che anch’io ho letto la “traduzione” di Pavese (anche se mi sarebbe piaciuto leggerne una di Fenoglio)… il fatto è che ho proprio un problema con i romanzi: con le lungaggini e le zeppe che ogni romanzo deve, per sua natura, portarsi appresso… diciamo che alla finzione dei personaggi e a quella della trama, preferisco quella delle idee; e così il racconto mi è più congeniale… e poi secondo me il romanzo ha poco a che fare con noi e con il nostro tempo… Nell’ottocento Moby era al passo… ma oggi? ci saranno sì e no cinque o sei scrittori capaci di rinnovare e motivare il romanzo… e tutti gli altri? Sono zombie, innescati dall’industria. Insomma i generi letterari nascono e muoiono, eppure il romanzo (inteso in senso banalmente ottocentesco) inspiegabilmente intasa ancora le nostre librerie…
    Ma questo poi cosa c’entra?
    Non so.