Waiting for Godot

È bello e giusto inchinarsi al cospetto di Samuel Beckett, e aspettare con lui chi non arriverà.

Primo, perché è l'uomo più simile a un grifone che chiunque possa aver mai incontrato.

Secondo, perché, pur amando profondamente l'amico Joyce, l'astuto Samuel riuscì a divincolarsi dalla stretta schizofrenica della bruttissima sorella del romanziere (l’episodio non può non avere anche un valore metaforico letterario).

Terzo, perché pare che per un periodo della sua vita matrimoniale, il maestro avesse contatti con la moglie solo attraverso un apparecchio telefonico (dannazione, primo o poi ci arriverò anch'io).

Quarto, infine, perché dalla sua penna adunca e scheletrica sono uscite cosette come Aspettando Godot, L'ultimo nastro di Krapp, Finale di partita, Giorni felici e via così.

Insomma ci voleva uno come lui, aguzzo e irreale,  per strappare i vestiti alla lingua e mostrare il niente con la forza comica della disperazione e dell'ostinazione. Inoltre, ci tengo a precisare che a differenza di  Samuel L. Jackson, Samuel Beckett non ha mai recitato in Jurassic Park.

 

Enrico Beltrame

Era meglio prima, quando non c'eravamo. Adesso sono sempre stanco, ho il mal di testa, le occhiaie, il ginocchio gonfio. Se alzo la mano è per gioco (mi sembra che muoversi sia quasi inutile). Meglio allora non farsi del male. Meglio, adesso, non fare.

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