5 ragioni per comprare romanzi di piccoli e micro editori

Aiutare la piccola editoria. È una frase che si sente dire spesso in giro, ma alla prova dei fatti non sono molti i lettori che si rivolgono ai piccoli o piccolissimi editori. Le ragioni per dare una chance a titoli poco noti, magari di autori italiani esordienti, sono molte e spesso si possono trovare delle sorprese positive. Quello su cui vorrei concentrarmi oggi, però, è il punto di vista dello scrittore esordiente. Perché sostenere la piccola e micro editoria (anche solo digitale) significa aiutare questa categoria di persone sventurate.

Facciamo un esempio, pensa di essere una persona che sogna di diventare scrittore, davanti a te troverai, cronologicamente parlando, queste difficoltà:

5 – Per prima cosa devi decidere di che tipo è la storia che vuoi scrivere: un romanzo di pura invenzione o una storia autobiografica?

Nel primo caso devi avere una buona capacità organizzativa, partire da una scaletta e da un soggetto almeno abbozzato, fare cartelle con le caratteristiche dei personaggi o anche, nei casi di fantascienza o fantasy, immaginare mondi, continenti, lingue e mitologie. Un mazzo così insomma!

Nel secondo caso il compito sembra più facile, la storia è già nei tuoi ricordi, i personaggi li conosci a menadito così come l'ambiente in cui si muovono. C'è però da tenere in considerazione che non sempre quello che per noi è importante lo è anche per gli altri. Bisogna anche valutare la possibilità di ricevere dei rifiuti del tipo: "La sua storia è noiosa e il suo protagonista non ha personalità".  Frase che ha un peso diverso se si è parlato di un personaggio inventato o della propria vita!

4 – Hai finito il tuo romanzo! Mentre squilli di tromba e applausi scroscianti risuonano (nella tua mente), pensi: "Il più è fatto. D’ora in poi è tutta discesa". Fai quattro ricerche su internet per trovare gli indirizzi degli editori e un mondo nuovo si spalanca davanti a te. T’imbatti in agenzie letterarie che chiedono soldi solo per leggere il tuo manoscritto e in altre che ti suggeriscono di farti un mutuo sulla casa per sottoporre le tue pagine a un accurato editing. Ci sono poi le proposte di pubblicazione da case editrici che: “Non siamo a pagamento. Solo richiediamo che l'autore s’impegni quanto noi nell'opera di distribuzione del suo romanzo. Magari acquistando 150 copie al prezzo di copertina (che per quest'opera così importante non può certo scendere sotto i quindici euro)". Insomma una serie di personaggi degni di organizzare corsi di aggiornamento per il Gatto e la Volpe.

 3 – In un modo o nell’altro riesci a evitare tutti i trabocchetti e a selezionare una lista di editori e così comincia il momento dell’attesa. I grandi editori non esaminano manoscritti di scrittori esordienti; la maggioranza degli editori medio grandi e medi non risponde al tuo invio, sta a te capire, dopo qualche anno in cui nessuno ti ha contattato, che non gli sei piaciuto; solo i più teneri di cuore ti rispondono, dopo mesi, con una comunicazione standard: "Grazie, ma no grazie". Esistono, e vero, alcuni eroi dell'editoria: prendono il tuo manoscritto in esame, lo leggono e ti rispondono!!! (ma generalmente i tempi sono anche qui biblici, perché la voce della loro disponibilità si sparge presto e sono sommersi di manoscritti). Hai comunque trovato qualcuno disposto a leggere e valutare il tuo lavoro, ma devi ancora ricorrere alla dea bendata, il lettore cui arriverà il tuo manoscritto, infatti, potrebbe non essere nelle condizioni migliori per valutarlo: ha appena litigato con la moglie e tu hai confezionato un romanzo d'amore; oppure è al decimo fantasy della giornata e quando legge: "Era un giorno particolarmente caldo, sulla pianura di Ghratt: i due soli che illuminavano il cielo di Ballenia picchiavano come fabbri sulla testa di Weet" decide di lanciare le pagine nel camino accanto alla scrivania (lo so, lo so, ho quest'idea romantica e sbagliata di case editrici situate in vecchi palazzi dove, in uffici arredati con pesanti mobili di legno, signori di una certa età e peso, si aggiustano il pince nez sul naso mentre leggono di fianco a un camino).

2 – Tra chi non ti vuole nemmeno prendere in considerazione, chi non si degna di risponderti, chi ti risponde in automatico e chi ti rifiuta, la tua autostima ha ormai raggiunto livelli da fossa delle Marianne.

A questo punto puoi scegliere se lasciarti macerare nell'invidia e nell'autocommiserazione, guardando talk show dove veline, calciatori e protagonisti o parenti alla lontana di vittime apparse sulla cronaca nera, presentano il loro ultimo libro, pensando: "Ecco! Sarà di sicuro scritto con i piedi ma l’hanno pubblicato, invece la mia opera… ".

 Oppure passare alle piccole case editrici o al self publishing, entrambe istituzioni meritorie che hanno salvato da esaurimenti mentali stuoli di scrittori esordienti.

A dire la verità c'è anche una terza opzione, riservata a chi ha una buona dose di capacità critica: rileggi il tuo romanzo in maniera obiettiva, capisci che hai scritto una ciofeca e passi oltre (smettendo di scrivere o iniziando un nuovo progetto).

1 – Se sei molto fortunato succede una cosa meravigliosa: ricevi una proposta di pubblicazione! Uno o una di quelle persone meritorie che frequentano la piccola e micro editoria, ha deciso di credere nel tuo lavoro. "Ce l'ho fatta! Ho sfiorato la crisi nervosa e l'auto amputazione delle mani come segno di protesta. Ma ce l'ho fatta! Finalmente sono arrivato!". Come in un sogno vivi il periodo successivo: torni a lavorare sul tuo romanzo per aggiustare qualche cosa, ragioni con l'editore sulla copertina, la sinossi e la biografia dell'autore (che sei tu!). Arriva il giorno della pubblicazione e…

E scopri che il tuo romanzo è una tra le centomila proposte delle librerie. Certo, tu sei in grado di trovarlo subito, con gli occhi che ti s’inumidiscono per l'emozione, ma per tutti gli altri è quasi come se non ci fosse. A parte eventuali parenti e amici, il resto del pubblico non conosce il tuo nome e, a dirla tutta, conosce poco anche quello del tuo editore. E qui capisci che no, non sei arrivato, devi ancora correre, sbatterti, cercare di farti conoscere e di far conoscere il tuo lavoro.

 

A questo punto, se è scattata l’empatia con il povero protagonista di queste avventure, avete ormai capito perché è una cosa altamente meritoria acquistare e, se vi è piaciuto, pubblicizzare, un libro di una piccola o piccolissima casa editrice.

Davide Piccirillo

Nel tempo libero somiglio ai miei gatti: amo dormire, stare sdraiato sul divano, alzarmi, stirarmi, guardarmi in giro e poi tornare a stendermi. Rispetto a loro ho la possibilità di leggere (libri, fumetti) e vedere film o serie Tv. La sfrutto abbastanza.

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