Non sono stato io! Bugiardi patologici

Illustrazione di Alessandra Liberato
www.alessandraliberato.com

“Aspetti un momento. Non crederà a questa storia?”
Marie-France mi ha guardato con stupore.
“Perché mai dovrebbe mentire?”
“Non lo so. Anzi lo so benissimo. Perché mente per sempre. E’ il suo modo di essere, non può fare altrimenti, e penso che lo faccia più per ingannare se stesso che per ingannare gli altri.”

Da quando ho letto L’avversario di Emanuel Carrère per settimane – e tutt’ora mi succede – ho continuato a pensare a questa storia. È una vicenda allucinante, e non perché si tratta di un evento di cronaca nera di quelli di cui tutti parlano per mesi e mesi – e che personalmente odio e di cui mi disinteresso totalmente. È una vicenda allucinante perché fa luce su come funziona (male, malissimo) la mente umana, sull’effetto che possono fare su di noi le aspettative degli altri, su cosa si può arrivare a fare in mancanza di alternative.
Ed è pensando ad altri bugiardi che metto su una Top 5 sui bugiardi cronici, sebbene sia giunta alla conclusione che la medaglia d’oro a Jean-Claude Romand non gliela possa togliere nessuno.

Ma di bugiardi, fortunatamente meno violenti e folli, la letteratura e piena.

Il primo che fin da bambini tutti abbiamo conosciuto è senza dubbio Pinocchio, il burattino di legno – o meglio marionetta – che continuamente cade nella tentazione di mentire. Quante volte ci hanno ripetuto di non dire bugie o ci sarebbe cresciuto il naso?

Bugia non troppo esagerata quella di Ernest di The Importance of Being Earnest (che mi rifiuterò di tradurre 'L’importanza di essere Franco' come è stato fatto). Ernest Worthing tanto onesto non lo è, dato che il suo nome è Jack e non è affatto londinese come vuole far credere. La commedia degli equivoci ha inizio, ma la menzogna è tutto sommato a fin di bene – per la piccola Cecily – o di divertimento per il lettore, per cui tutto è permesso.

Altro bugiardo esemplare è Barney PanofskyCostretto a narrare la propria versione dei fatti per difendersi dalle accuse di aver ucciso il suo amico Boogie, dà alla luce questa sorta di autobiografica, scodinata e inconcludente. Barney è bugiardo con tutti, con i figli, con le mogli, con gli amici e soprattutto con i lettori; la sua versione dei fatti non chiarisce un bel nulla, complici le copiose quantità di whisky e l’alzeheimer che avanza sul finale. Ma questo effettivamente non fa di lui un assassino o non rende meno divertente il libro. Che fine ha fatto Boogie si scopre nelle ultime pagine del libro e io quando ho letto quelle parole ho avuto una specie di illuminazione che mi ha folgorata per diversi giorni. 

Edward Bloom di Big Fish – di cui i più ricordano il film di Tim Burton che il libro di Daniel Wallace. Beh, un libro c'è e racconta a storia di Edward, impostore raccontaballe o un avventuriero straordinario che ha solo il vizio di esagerare un po’ i suoi racconti? Poco importa, le storie che racconta, vere o meno, sono straordinarie e se non ricordo male la magia della letteratura consiste proprio in questo, raccontare storie non vere così bene da farle sembrare tali. 
That's Finzioni!  

Elena Biagi

Elena Biagi dopo aver cambiato quattro volte colore di capelli, undici case e cinque città, adesso è biondiccia e vive a Milano, dove lavora in una casa editrice.

3 Commenti
  1. Tutti mentitore eccellenti, non c’è dubbio.
    Ma, alla fine, come dice Segre, ogni narratore è un bugiardo autorizzato. Ed è per questo che “Tutta la letteratura è fantastica” (il coniatore di queste parole voi di Finzioni, come me, dovreste conoscerlo bene…).