C’è odore di stantio

Lo sappiamo tutti, il nostro è un paese per vecchi. Gli over 70 occupano gli scranni del potere, intasano le code in posta e al bancomat, popolano le nostre città e ci rubano l'aria con la loro esasperante presenza. Lenti, sordi, con i cappotti che puzzano di naftalina, sono i solitari testimoni del secolo passato; vanno ascoltati ma non ascoltano, e ci lasciano con l'eterno dubbio: «ci è o ci fa?». Anche la letteratura è invasa dai deliri senili: questi cinque diabolici vecchi, però, fanno vacillare l'idea di noia che solitamente accompagna la parola vecchiaia. Chiunque farebbe la firma per arrivare alla loro età come ci sono arrivati loro, fosse anche solo per vendicarsi della vita rendendola impossibile agli altri.

  1. Re Lear (Re Lear, William Shakespeare) «Sono proprio lo zimbello della Fortuna (…) Voglio dei chirurghi: sono ferito al cervello». Al primo posto uno dei geronto-potenti ai quali è proprio difficile strappare di mano il suo impero, nonché una delle prime testimonianze della paranoia senile: vuole abdicare ma si sente braccato dall'infedeltà della propria stirpe, per cui rimane ancorato ai suoi averi come una cozza.

  2. Kilgore Trout (La colazione dei campioni, Kurt Vonnegut) «Lì in quel bar, spiando da dietro le quinte un mondo di mia invenzione, pronunciai questa parola: schizofrenia». Probabilmente alter ego del suo autore, Kilgore è il geniale scrittore di libri di fantascienza, relegato agli angoli delle riviste porno. Una tale esistenza ha, se possibile, accentuato la sua pazzia: è il vecchio profeta che nessuno ascolta.

  3. Alfred Lambert (Le correzioni, Jonathan Franzen) «Ma nell'istante in cui capiva di essersi smarrito, il tempo diventava straordinariamente lento, e Alfred scopriva eternità inimmaginabili nello spazio fra una parola e l'altra (…) e restava a guardare il tempo che scorreva senza di lui». Capofamiglia al capolinea, dopo una vita passata a servire le ferrovie, Alfred sta andando in malora a causa della demenza e dei tremori: ciò non gli vieta di combattere un'ostinata battaglia contro gli ostacoli della vita quotidiana, tra cui sua moglie e i suoi figli.

  4. Mickey Sabbath (Il teatro di Sabbath, Philip Roth) «Giura che non scoperai più le altre o fra noi è finita. Questo l'ultimatum (…) E adesso che l'afflusso di ormoni andava esaurendosi, e la prostata ingrossava, e forse non gli restavano che pochi anni di potenza relativamente affidabile, e forse ancor meno anni di vita; adesso, quando si avvicinava la fine di ogni cosa, gli veniva imposto, per non perdere lei, di stravolgere se stesso». Il vecchio satiro che molti uomini, almeno una volta nella vita, hanno sognano di diventare invecchiando.

  5. Federico Mayol (Il viaggio verticale, Enrique Vila Matas) «Lasciandosi trasportare dalla sua eccezionale capacità di sprofondare, sentì che lui era Atlantide (…) e arrivava al paese in cui le cose non hanno nome, non ci sono dèi, non ci sono uomini, non c'è mondo: solo l'abisso del fondo». Imprenditore abbandonato dalla moglie ormai in età avanzata, può fare solo una cosa: viaggiare, autocommiserandosi nella propria solitudine. E' il vecchio sornione che alla fine ottiene quello che vuole: la pace con se stesso.

Cristina Patregnani

Ho tre capisaldi: i libri, i miei quaderni e la drum'n'bass. Millanto un'origine messicana per infastidire i milanesi e ho almeno un'ossessione nuova a settimana.

1 Commento
  1. Deh… ho appena compiuto i sessanta e scoperto che a sessantatre si è entrati ufficialmente nella terza età. Proprio a me fra pochi brevi anni sarà concesso di viaggiare sui mezzi pubblici aggratis, io che ho umiliato schiere di controllori col mio scatto improvviso al fulmicotone che li privava del fiato per insultarmi. Scatto che ho mantenuto pressoché intatto e che mi consente di rallentare la corsa per rendere più amaro il successivo distacco che infliggo loro scattando una volta ancora. Noi vecchi fricchettoni sopravvissuti alla “devastante marijuana” alla quale oggi la scienza riconosce proprietà in grado di devastare il cancro ai polmoni, noi sopravvissuti per vari colpi di culo al contagio del virus dell’AIDS, noi che siamo immuni alla deficienza (si fa per dire, suonava bene dopo AIDS), siamo costretti a leggere articoli come questo sopra, che ci obbliga a cercare quale distretto del nostro ancora agile corpo esala afrori stantii. Meno male che un freak è impermeabile alla vergogna di essere una macchiolina di colore nel grigiore plumbeo di un futuro che irrompe 😀