Epigoni, Watson

C'era una volta Auguste Dupin, ma si sa, la fame di materia letteraria dell'uomo e insaziabile. Così il detective della penna di Edgar Allan Poe ha lasciato molti eredi: a volte si tratta di figli, a volte si tratta di nipoti, altre volte il frutto di una scappatella ultraletteraria: serie tv, film, videogiochi, fumetti. Tutte altre nobili forme di narrazione, no? Quella che segue è la top 5 dei 5 più peculiari detective della letteratura.

1- Sherlock Holmes: Combatte, muore, risorge; lo fa per la patria, Holmes, lo fa per il soldi Doyle. Forse è l'investigatore più famoso del mondo, e non ha bisogno che si spendano parole sulla sua arguzia. Magari vi interessa sapere che in tutto Sir Arthur Conan D. ha scritto soltanto 9 libri su di lui: 4 romanzi e 56 racconti che formano il canone, ovvero tutto l'universo creato da Doyle da cui i fan di tutto il mondo attingono per crearsi le loro fan fiction. Ah, Sherlock non ha mai detto "Elementare, Watson".

2- Gugliemo da Baskerville: Umberto Eco prende a piene mani da due tradizioni: la sua fissazione accademica per la semiologia, magari applicata alla storia, magari applicata alla storia medievale e da Sherlock Homes. Il cognome è un chiaro omaggio-riferimento a Il mastino dei Baskerville. Il protagonista de Il nome della rosa era un inquisitore, per questo ha imparato come trovare le informazioni e di certo la cultura non gli manca, inserite in quel romanzo anche un labirinto all'interno di un castello del 1300, la peste nera e i piaceri della carne ed ecco che Gugliemo diventa anche il monaco più interessante di tutta la letteratura italiana.

3 – Philip Marlowe: È il mio preferito e l'ho messo qui al terzo posto perché 3 è il mio numero preferito. Sa fare il suo mestiere, ha i suoi ideali (pochi ma buoni) e ha imparato a non impicciarsi negli affari degli altri. Mena le mani, quando c'è da menare le mani e batte cassa, senza andare per il lungo. Una mente brillante: coglie i collegamenti dell'intricato tessuto suburbano che frequenta: magnaccia, prostitute, biscazieri, ricattatori, politici e belle donne in difficoltà. Non risparmia le maniere rudi e i doppisensi nel linguaggio. Ma è un duro, di quelli che piacciono alle donne. Grazie Raymond Chandler!

4- Marco Coliandro: Lucarelli gioca con le sorti dell'ispettore Coliandro, ma in realtà gioca con i topos del racconto o del romanzo noir. Niente intelligenze sopraffine o particolar doti investigative, Coliandro è un picaro moderno, che sopravvive nella polizia bolognese solo grazie alla memoria della buon anima di suo padre. Certo, si cerca le rogne, ma non è sbagliato pensare anche l'opposto: è uno sfigato. Le false piste, le ambientazioni underground, gli informatori, la spalla e i segreti più grandi di lui e il risultato è uno solo: una risata, la nostra e dei lividi, i suoi.

5- Roberto Langdon: l'ho messo al 5° posto, ma solo perché volevo che sapeste che non lo sopporto. Nei suoi libri ragiona e basta: l'avete mai visto bere, aver fame, dormire e andare in bagno? No, mai. Un professore di Havard esperto in simbologia religiosa che non solo conosce tutti i segreti e le dietrologie di questo mondo, ma è stato in grado di: baciare l'ultima erede di Gesù, precipitare da un elicottero da sopra Roma, senza paracaude, proprio dentro il Tevere e sopravvivere, decrittare un linguaggio segreto che sta alla base della storia degli Stati Uniti e, ovviamente, dei massoni eredi di Re Salomone. Per favore, Dan Brown, fa come Moccia: diventa sindaco e lasciaci in pace.

Detective Conan, Hercule Poirot, il Dottor Gregory House sono altri epigoni di Auguste Dupin, in un certo senso. Forse perfino Jeffrey Lebowski può essere considerato come la parodia di un detective. A voi, quali altri investigatori vengono in mente?

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

14 Commenti
  1. Da quest’articolo si deduce che colui il quale l’ha scritto non capisce nulla del genere poliziesco. Come si fa a fare una classifica simile, senza un nesso logico, inserendo nomi che potevano essere assenti e scartando invece “mostri sacri” del genere. Indica una mediocrità conoscitiva del settore. E’ vero che ormai in Italia scrivono tutti, ma un pò di rispetto per chi di certo “genere letterario” si è occupato seriamente, sottoscritto compreso. Saluti.

  2. Caro Giuseppe, i “mostri sacri” li lascio a chi “si è occupato seriamente” del “genere letterario”. Io mio è un approccio da lettore.

    Il “nesso logico” è il mio gradimento, come agilmente si può comprende dalle volte che intervengo esprimento i miei gusti.

    Riconosco possano esserci punti di vista diversi e per questo ho posto una domanda, alla fine del post.

    Inoltre l’affermazione “ormai in Italia scrivono tutti” è priva di senso per i seguenti motivi, elencati da brevi domande:
    – con “tutti” intendiamo tutti i cittadini italiani o solo quelli che hanno ricevuto un’istruzione?
    – da quando il fatto che questi fantomatici “tutti” scrivano è diventato un problema? non è per caso un pregiudizio elitario il fatto che solo alcuni possano occuparsi di letteratura?
    – gli autori scrivono solo per gli esperti o per il gruppo, di certo più ampio dei lettori? E non hanno forse i lettori, categoria nella quale mi riconosco, il diritto di dire ciò che vogliono, dei libri che hanno letto?

    p.s. siamo sicuri che “Il nome della rosa” possa essere considerato facente parte del genere poliziesco?

  3. In Italia siamo giunti al paradosso che sono più coloro i quali scrivono di quelli che leggono, vedi i primi posti delle classifiche occupati da Volo, Insinna, etc, gente che insomma definire “scrittore” è assai azzardato. Come concordavo ieri con Cotroneo, non tutti possono scrivere a mio avviso come non tutti possono giocare a calcio, non si tratta di “elitarismo” ma di oggettività etica e creativa. Conosco quello di cui parlo e non mi azzarderei mai a stilare un’infantile e poco seria classifica riguardante un determinato genere (del quale, ripeto, mi sono occupato nella mia prima tesi di laurea che vi ho mandato via link). Il lettore può dire quello che gli pare ma fino a un certo punto, quando sfocia nella “critica” o nella pseudo-classificazione senza basi, viene meno il rispetto verso coloro i quali una certa corrente letteraria o un certo genere lo han destrutturato, analizzato e commentato, scrivendoci su. Il dibattito su “Il nome della rosa” è infinito, proprio qualche giorno fa io e alcuni miei colleghi dottorandi abbiam tenuto un seminario su Eco, e si son elencate e dibattute teorie assai ampie su cosa sia e rappresenti quel romanzo, che è storico, filosofico, filologico e certamente anche giallo (o meglio gotico), come è a suo modo un giallo “Delitto e castigo” di Dostoevskij. Con ciò chiudo e, nella speranza di non essere risultato presuntuoso, davvero vorrei leggeste il mio lavoro. Sono un pò disgustato dall’andazzo della cultura in Italia e, quando leggo cose prive di fondamento conoscitivo su temi che magari conosco bene, mi sale il sangue alla testa. Apprezzo il tuo definirti con “approccio da lettore”, però, ripeto, attenzione a ciò di cui si scrive. Saluti.

  4. E aggiungo una cosa: anche se da ciò che ho scritto potrebbe risultare il contrario, vi assicuro che la mia forma mentis e il mio modus operandi nell’approcciarmi alla letteratura sono quanto di più lontano dall’accademismo…faccio critica assolutamente non togata!
    🙂 ciao.

  5. Giuseppe, capisco quello che vuoi dire, però devo ammettere anche che il tuo ragionamento è un po’ presuntuoso e pecca di elitarismo. Quando tu dici: “Come si fa a fare una classifica simile, senza un nesso logico, inserendo nomi che potevano essere assenti e scartando invece “mostri sacri” del genere” hai un atteggiamento elitario. Chi decide chi doveva essere assente e chi doveva rientrare perché “Mostro sacro”? Alla fine stiamo parlando di una classifica del tutto personale di investigatori e si, magari poco seria, ma vivaddio che male c’è!? Parli di mancanza di rispetto “verso coloro i quali una certa corrente letteraria o un certo genere lo han destrutturato, analizzato e commentato, scrivendoci su” però bisogna stare attenti, perché magari adesso scrive un critico letterario di lungo corso che spiega che i giovani dottorandi dovrebbero stare al posto loro, che non hanno l’esperienza e che prima di scrivere dovrebbero fare gavetta e cose così… L’importante è parlare di libri e invogliare alla lettura. Ognuno lo faccia a suo modo:-)

  6. Quando ho parlato di “gente che un certo genere letterario lo ha analizzato” parlavo di grossi studiosi e non certo di me, al massimo sono attualmente l’ultima ruota del carro che si è occupata di ciò. Concordo sul fatto di invogliare alla lettura, però c’è un problema, ossia che oggi si leggono un sacco di romanzetti da strapazzo e non si leggono più i classici. Qualcuno potrebbe dirmi: vabbé, meglio leggere roba mediocre che non leggere affatto. Potrei anche sposare questa teoria, però ogni tanto, per chi interessato, fornire un giusto iter cronologico e oggettivo non sarebbe male. Ecco perché storco il naso nel veder accostati Holmes e Coliandro, Langdon e Marlowe…di che stiam parlando mi chiedo? Non decido io ne tantomeno la critica chi è mostro sacro e chi no, ma lo decide la storia, il tempo, la letteratura stessa. Non posso non vedere Miss Marple e vedere invece Langdom, non si può parlare Chandler senza parlare di Hammett e via discorrendo. Mi rendo conto che purtroppo i lettori son schiavi del business e della debordiana società dello spettacolo, quindi alla fine si finisce per leggere ciò che “arriva” nelle librerie, tralasciando le radici di qualsivoglia genere. Leggete cosa dice Lucarelli nell’intervista che ho realizzato, in appendice. Chiedo scusa se son risultato presuntuoso, non era questa la mia intenzione. Sono uno di quelli che – in barba a Nanni Moretti e al suo simpatico “il dibattito noooo!” – sempre e per sempre dirà “Il dibattito sì”.

  7. Ma hai letto il quinto posto? Secondo me ti sei fermato a Roberto Langdon senza proseguire con il testo;-) Comunque ci siamo capiti!!

  8. Punti di vista, magari se ti va leggi il mio lavoro, forse è spiegato meglio lì cosa intendo e non riesco a riportare in poche parole. Un saluto.

  9. Caro Giuseppe,

    mi dispiace che ti sia sentito in qualche modo offeso da questo post. Anzi, se ti va mandaci la tua Top5 e saremo fieri di pubblicarla; ma non vogliamo la top di uno studioso (piccolo o grande che sia), ma di un lettore, qualcosa in cui non c’entrino i meriti conferiti dalla Storia, ma quelli conferiti dal tuo gusto.

    Finzioni si basa da sempre sull’esperienza di lettura. Abbiamo articoli più seri e altri più leggeri, ma ogni pezzo che pubblichiamo deve avere come centro l’esperienza. Capisci quindi che si va necessariamente contro a qualunque pretesa di oggettività. Di sicuro il parere di Harold Bloom influenzerà più lettori del mio, ma entrambi abbiamo lo stesso diritto a esprimere la nostra opinione.

    P.S. leggerei volentieri il tuo lavoro, ma non trovo da nessuna parte il link di cui parli.

  10. Beh, se la categoria é quella dei 5 detective piú PECULIARI, allora a mio avviso nella top five non puó mancare Hector Belascoaran Shayne di Paco Ignacio Taibo II….!

  11. Ma se allungassi a 10 e inserissi i sopracitati e il goloso Pepe Carvalho di Montalban? Tutti belli, a Langdon però non riesco ad affezionarmi. Coliandro in mezzo ai grandi fa ridere proprio come nella serie, idolo assoluto.

  12. Secondo me chi davvero non conosce il genere poliziesco è il cretino che si è inventato quella stupidaggine dell'”Elementare Watson!”che come dice giustamente il Sesta non sta da nessuna parte! Personalmente aggiungerei Ellery Queen e l’ispettore Alleyn di Ngaio Marsh. Ma il bello delle top 5 è proprio questo: si parte da 5 spunti e si può arrivare a una catena infinita con l’apporto dei suggerimenti degli altri lettori 😉

    Alias Sara