Il gatto è il miglior amico dello scrittore

Il gatto è il miglior amico dello scrittore. L’immagine dell’intellettuale, spesso donna, trasognata ed asociale, che vive in una casa colma di libri con una coppia di aristocratici felini è quasi un cliché. Eppure l’empatia gatto-scrittore appare molto più profonda e significativa di un trito luogo comune. Prima di tutto il felino solletica il senso estetico di un animo d’artista con l’eleganza e sinuosità delle membra, l’incedere fluido e felpato, la morbidezza del manto. Poi suscita una simpatia immediata, una sintonia, con il suo sguardo curioso, indagatore, intelligente, con il suo modo di drizzare le orecchie o di esplorare lo spazio a passi silenziosi. E infine affascina con il suo fare orgoglioso e sprezzante: persino si invidia la risolutezza con cui si impone come padrone della casa e squadra altezzoso gli umani. In fondo lo scrittore vorrebbe assomigliare ad un gatto: indifferente sia alle lusinghe sia ai rimproveri, vive in un mondo segreto di iperurania serenità, pieno di stimoli sempre nuovi.

Scrittori di tutti I tempi hanno dedicato più di una pagina ai loro animali preferiti. Ecco cinque esempi.

1. Ode al gatto – Pablo Neruda. «Oh fiera indipendente/della casa, arrogante/vestigio della notte,/neghittoso, ginnastico/ed estraneo,/profondissimo gatto,/poliziotto segreto/delle stanze,/insegna/di un/irreperibile velluto». Una invocazione al Dio Gatto da parte di un sincero devoto, un panegirico vergato dal più appassionato ammiratore del Felino. Neruda ammira non solo le sue fattezze, ma soprattutto il suo temperamento superiore: sicuro di sé, il gatto vuole solo essere gatto ed è perfetto nella sua identità gattesca. È sfuggente: non si offre mai ad una piena comprensione e non si lascia mai possedere. Il destino del gatto è però tragico: imperatore relegato ad un misero regno domestico, conquistatore a cui sono negati territori inesplorati. Il ritratto di Neruda è a metà strada fra la poesia d’amore e l’epos.

2. Gatti molto speciali – Doris Lessing. La scrittrice premio Nobel ha sempre osservato l’universo dei gatti: da quelli semi selvatici dell’Africa della sua infanzia, furtivi e incontrollabili, al suo primo cucciolo raccolto in una strada di Teheran, fino ai suoi adorati gatti domestici londinesi. E così dipinge i ritratti precisi e toccanti di coraggiose madri, indomiti lottatori, innamorati perseveranti, aristocratiche regine della casa, dolci orfane, anziani saggi. I felini della Lessing hanno un cuore e un’anima, e non diventano mai allegorie di tipi umani: gatti sono e gatti rimangono. Le loro personalità, comportamenti, relazioni hanno caratteristiche e regole proprie e mantengono sempre un’aura imperscrutabile.

3. Il gatto nero – Edgar Allan Poe. Il gatto possiede senza dubbio un certo mistero, ma in questo racconto rappresenta un vero incubo. Plutone da amato cucciolo domestico diventa progressivamente oggetto di un odio profondo e perverso, solo in apparenza immotivato: questo felino color carbone ha qualcosa di minaccioso e maledetto. Plutone diventa il polo attorno al quale si coagula tutta la negatività, aggressività e depravazione del protagonista. Per questo egli si accanisce su di lui ed è da lui perseguitato, fino agli esiti macabri e sconvolgenti che tutti conosciamo (o che non sarò io a svelare).

4. Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie – Lewis Carroll. Nemmeno in questo caso il Felis silvestris catus è ridotto a una morbida e tenera palla di pelo. Il gatto del Cheshire è un bizzarro esemplare a righe rosate con un onnipresente sorriso sinistro. Uno smagliante ghigno a mezzaluna che lo associa a quel satellite celeste il cui influsso rende folli, lunatici appunto. Il gatto del Cheshire, ovviamente, è matto, ma non allo stesso modo del cappellaio o della lepre marzolina. Tiene un atteggiamento ambiguo: vuole dare consigli ma parla per enigmi, usa indecifrabili modi tra il serio e il faceto, non si schiera né con la regina dei cuori né con i protagonisti. Compare e scompare a suo piacimento, è libero, inafferrabile, non soggetto a regole e padroni, beffardo e affascinante: quale migliore ritratto di un gatto?

5. Gattomachia – Lope de Vega. Se la passione gattesca degli scrittori contemporanei è evidente, chi mai penserebbe che il felino da salotto avesse ammiratori anche nel diciassettesimo secolo? Questo poema data 1634, ed è forse la più straordinaria opera letteraria dedicata ai felini. La penna più mirabolante della letteratura spagnola eleva gatti e gatte al ruolo di eroi epici del calibro di Achille ed Ettore: Marramachiz, cavaliere in sella ad una scimmia, Zapachilda, leggiadra gatta canterina, Micifuf, rivale in amore e in battaglia, sono I protagonisti di un’epica burlesca ricca di amori appassionati, battaglie campali, duelli all’ultimo sangue, intrighi ed agguati, comicità e sentimento.

Bene, se anche voi siete amanti dei gatti, sicuramente avrete qualche altro titolo da suggerire. Se invece preferite i cani… potete dire comunque la vostra (in attesa di una Top 5 canina!).

Viola Bianchetti

Ha un'identità in corso di definizione. Nel frattempo si gode la vita.

7 Commenti
  1. Charles Bukowski ne “Il capitano è fuori a pranzo” pubblicato postumo nel 1998 scriveva così a proposito di questo animale che tanto amava:
    “[…] Nella prossima vita voglio essere un gatto. Dormire venti ore al giorno e aspettare che ti diano da mangiare. Starsene seduti a leccarsi il culo. Gli umani sono dei poveretti, rabbiosi e fissati. […]”

  2. @Mario: bellissime foto, mi sono dimenticata di scrivere che il soggetto dell’immagine in copertina è Sartre 🙂
    @Michele: Bukowski (e i gatti) aveva capito tutto della vita 🙂

  3. Si, anche io sono amante dei gatti, e, facendo esercizio di immodestia, posso dire di rientrare nella categoria degli
    scrittori con amico felino (il mio si chiama Zorro).

    Alla lista posso aggiungere:

    Il Gatto – protagonista, fin troppo “umanizzato” (soprattutto negli aspetti “negativi”), della coppia Il Gatto e la Volpe
    “Le avventure di Pinocchio”, di Carlo Collodi

    Church – versione “morto vivente” neo rolmanzo Pet Sematary di Stephen King

    Zorba – il gatto di Amburgo che si prende amorevole (e saggia) cura della gabianella orfana Fifì (fortunata) nel
    breve romanzo “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di Luis Sepúlveda.