Libri non giapponesi ambientati in Giappone

Dall'apparizione nel catalogo Feltrinelli di Banana Yoshimoto negli anni '90 alla follia collettiva per Murakami, la letteratura giapponese piace molto agli italiani. Ma sono tanti i libri ambientati in Giappone che non sono stati scritti da autori giapponesi. Che siano resoconti di viaggio, romanzi o graphic novel, in tutti permane quel senso di mistero, rispetto e fascinazione di chi si approccia a una cultura apparentemente troppo lontana, ma in cui si finisce per sentirsi a casa.

1. Amélie Nothomb, Metafisica dei tubi: autrice di culto, la Nothomb coniuga il cinismo europeo all'elemento inquietante, annichilente della letteratura giapponese. La giovanissima protagonista, alter-ego dell'autrice, è spietata come un vecchio esistenzialista e apatica come un Hikikomori. Si può essere così già a tre anni? Sì.

2. Fabio Viola, Sparire: Il pretesto della ricerca della fidanzata, scomparsa a Osaka, porta il protagonista Ennio a trovare quello che inconsciamente aveva sempre desiderato: un mondo caotico e inspiegabile, eppure splendido e coerente, in cui diventare trasparente, invisibile perfino a se stesso, e lasciarsi inghiottire da quel nulla rassicurante che esiste solo in Giappone. Un'apocalissi individuale a Osaka.

3. Fosco Maraini, Ore giapponesi: il reportage del viaggio compiuto tra il '53 e il '54 dall'orientalista (e antropologo e poeta, ecc.) Maraini è un classico, nonché uno dei modi migliori per conoscere il Giappone del dopoguerra, quando si preparava il terreno su cui sarebbe prosperato il paese che noi oggi conosciamo. Un Giappone poco occidentalizzato, povero ma in fulminea ripresa, pronto a dimostrare che il futuro era lì, e gli altri paesi del mondo ci avrebbero messo decenni a raggiungerlo.

4. Antonietta Pastore, Leggero il passo sui tatami: l'amore-odio di Antonietta Pastore, traduttrice, sorboniana, donna giusta al momento giusto, per il paese in cui ha vissuto per sedici anni è raccontato in questo libriccino ammirato e spaventato al tempo stesso. Tutte le stranezze della cultura più enigmatica d'Oriente spiegate da chi il Giappone l'ha sposato, ma non senza una certa resistenza.

5. Frédéric Boilet, Lo spinacio di Yukiko: graphic novel o romanzo a fumetti, non importa come lo si chiami. Questa storia, disegnata a partire da fotografie e video, è una celebrazione della bellezza “normale” di Yukiko, dell'erotismo, e naturalmente del Giappone – dove l'autore vive tutt'ora –, fotogramma per fotogramma. Ah, è pure il lavoro seminale del nouvelle manga, un genere inventato proprio da Boilet.

E a voi ne vengono in mente altri?

Francesca Mastruzzo

Non vive a Milano, non lavora nell’editoria, non sposerebbe il Signor Bonaventura, i suoi eroi non sono Anton Cechov e Sailor Moon, non ha un Tumblr.

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