Libro-lettore: cinque forme di un amore

Ho sempre pensato di poter classificare il rapporto che stabilisco di volta in volta con un libro nello stesso modo in cui classifico le mie relazioni sentimentali. Ciò che intendendo è che ci sono relazioni e relazioni, non tutti gli amori sono grandi amori; alcuni sono solo sesso, altri abbagli, altri ancora viene fuori che funzionano meglio come amicizie. Idem per le letture: non tutte ti cambiano l’esistenza o ti lasciano il segno. Alcune sono passeggere come un flirt, altre entrano a far parte di un’eterogenea comitiva che ti accompagnerà per tutta la vita. E poi c’è l’ Amour fou, per fortuna.

Il primo amore: di solito non si scorda mai. Favole, naturalmente, inteso come genere letterario. La mia è stata la fiaba della Principessa Turandot, non nell’originale versione di Carlo Gozzi, ovviamente. Una forma più diluita e adatta a una bambina di sei anni, la prima cosa che ricordo di avere letto e riletto, la prima volta che ho avvertito il brivido e il fascino della parola scritta.

I rapporti occasionaliche sarebbero quelli da una botta… pardon, lettura e via. Intensa, appassionante, ma attrazione puramente fisica. Di norma, chiusa l’ultima pagina, sai già che – per bello che sia stato –  non lo rivedrai. Il fatto è che tendono ad essere moltissimi, e, insomma, non è facile elencarli tutti. Ne scelgo uno, e non a caso. L’abbiamo fatto tre volte (nove giorni di fila chiusi in camera mia) ed è stato bellissimo, ma… ma niente… non sono riuscita ad andare oltre. Il Signore degli Anelli è stata un’esperienza memorabile, ma è finita lì: col fantasy, per quanto mi riguarda, ci sta giusto la sbandata…

Le infatuazioni: Quelle che all’inizio ci credi che possano diventare qualcosa, ci esci una due tre magari anche sette volte; poi di colpo apri gli occhi e capisci che no, proprio non fa per te. A volte è qualcosa che dicono, o forse qualcosa che fanno, ma il punto è che comprendi che è meglio troncare. Anche in questo caso, non vorrei abusare della vostra pazienza, perciò mi limiterò ai due nei quali ho più creduto e sui quali mi sono dovuta, mio malgrado, ricredere: Wilbour Smith e Amelie Nothomb. Col primo ci siamo frequentati per Uccelli da preda, Monsone, e Orizzonte; al Il destino del leone ho deciso di lasciarlo: stava diventando troppo monotono per i miei gusti. Non mi divertiva più… la savana, gli elefanti, i fratelli-coltelli… avvincenti, ma alla lunga stufano. Con Amelie Nothomb, invece, sembrava un colpo di fulmine. Incontrata a teatro dove stavano dando il suo (bellissimo) Rogo di Libri, ci siamo date appuntamento per Igiene dell’assassino, e mai appuntamento fu più deludente: senza dubbio brillante, ma anche logorroica e manipolatrice. Ed io continuavo a roteare gli occhi e a guardare l’orologio contando i minuti che mi separavano dalla fine della lettura. Chiaramente dopo non l’ho più chiamata.

Gli amici: categoria affollatissima. Ma anche la migliore. Ci stanno dentro inglesi, francesi, russi, americani, giapponesi, tedeschi, latini, greci, polacchi, israeliani, palestinesi e, naturalmente, tanti italiani, aspettando quelli che verranno. Con alcuni siamo amici di lungo corso; altri sono conoscenze più recenti. Con alcuni ci sentiamo più di frequente, con altri, tra una visita e l’altra, passa un po’ più di tempo. Ma visto che per nominarli tutti ci vorrebbe un elenco telefonico e non una top 5, vi parlerò di quelli più intimi, gli amici del cuore, quelli che se non c’erano a tenermi in piedi sarei crollata. Agatha Christie, Italo Calvino e Giovannino Guareschi. Poi ci sarebbe il maestro, Dostoevskij, ma con lui ultimamente il rapporto si è un po’ freddato. Si è messo in testa che devo affrontare i miei Demoni, ed io, invece, ancora non mi sento pronta. Continuiamo a salutarci, quasi tutti i giorni, lui dall’alto dello scaffale della libreria, io dal basso del mio metro e un tappo, ma quelle lunghe chiacchierate a cui eravamo abituati, da un paio d’anni, latitano.

I grandi amori: l’amore folle, anzi: gli amori folli. Perché benedetta sia la poligamia letteraria! Orgoglio e Pregiudizio e Via col Vento. Con loro è per sempre. Grandi romanzi, ma a volte penso che avrei potuto scegliere di meglio. Eppure, il segno incontrovertibile del vero amore è proprio questo: la testa è lontana dal cuore. I grandi amori sono quelli difettosi, che non si possono spiegare, che se ti ci provassi a spiegarli potresti solo elencarne le imperfezioni, le ragioni per cui non dovresti. Non li hai voluti ma ti tolgono il respiro, ti fanno venire le gambe di gelatina, le farfalle nello stomaco e blah, blah, blah… Quando te lo raccontavano gli altri, li pigliavi in giro. Poi è capitato a te e un po’ ti disprezzi per esserci cascata. Intanto, però, fai di tutto perché duri per tutta la vita. (E però adesso devo ammettere che non so più di cosa sto parlando: di libri o di…?).

Sara Minervini

Chi sono? Sono una lettrice. Che faccio? Leggo. E come vivo? Vivo.

1 Commento
  1. Anche io ultimamente mi sono divertita a ripercorrere mentalmente i miei trascorsi sentimental-letterari, gli ultimi quindici anni sono stati un turbinare di cottarelle, avventure, storie un po’ malate al limite dell’ossessione poi destinate a consumarsi più in fretta del previsto, scappatelle imbarazzanti – giustificate dall’età e dal “lo leggono tutti”, amori che sembrano destinati a durare una vita e appuntamenti occasionali, alcuni gradevoli, altri da dimenticare.
    I miei preferiti al momento sono quei libri che “So che un giorno finiremo insieme, e ci ameremo alla follia, ma non è ancora arrivato il momento giusto”.
    E per fortuna che ho poi sempre potuto contare su quelli che si sono rivelati essere gli amici veri e di carta.