Sbagliando s’impagina: errori e sviste editoriali

Per l'immagine, si ringrazia la genialità di Luca Giordano.

La scorsa settimana, il cosiddetto BOT di Einaudi ha eroicamente rilasciato la dichiarazione che trovate qui di seguito:

Ebbene sì: Einaudi Editore  quell'Einaudi Editore  ha fatto, per rimanere in tema letterario, un "pasticciaccio brutto" pubblicando le lettere di Fante con il faccino di un altro in copertina. 

Al solito, le reazioni sono state le più disparate: c'è chi ha invocato il nome e l'ira del fu Giulio con il sopracciglio alzato e la lingua forcuta, chi è corso in libreria accaparrandosi copie su copie con la speranza di diventare un nababbo, chi ne ha approfittato per fare del real-time marketing e chi, invece, ha premiato l'onestà della rinomata casa editrice con una scrollata di spalle e tanta indulgenza.

Anche noi di Finzioni ci siamo confrontati sulla vicenda; dopo ore e ore di intenso dibattito* (e un collage con le foto di Sasha Grey e Grazia Deledda  true story), siamo giunti alla conclusione che se è vero che Einaudi ha toppato, lo ha fatto in buonissima compagnia.

Quello del Fantegate, infatti, non è certo il primo caso di errore nel mondo editoriale: eccovene alcuni di varia natura, e siamo certi di essercene fatti sfuggire tanti altri. Che dite, ci aiutate voi?

*non è vero

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  • Se non lo desideri, accade: un caso molto recente di "straerrore erroroso" (cit.) è quello relativo a Se lo desideri, accade, ultima fatica di Barbara D'Urso edita da Mondadori. Nella citazione in copertina, infatti, possiamo leggere "Scegli la tua strada, il resto verra da sé" (sic), con un accento che ha evidentemente deciso di andarsene in vacanza. Come reagire se non come ci insegna la stessa Carmelita nazionale? 
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  • Harry Potter e la camera degli errori: gli errori di traduzione della saga di Harry Potter (Salani) sono noti ai più, ma dovendone scegliere uno optiamo per quello (madornale) rilevato in Harry Potter e l'Ordine della Fenice, dove uno degli horcrux di Voldemort, il medaglione di casa Black, è diventato un lucchetto nella versione italiana. Niente pozione Polisucco, purtroppo: si tratta di una traduzione erronea e un po' ingenua del vocabolo inglese locket, false friend che in tale contesto andava tradotto come "medaglione".

 

  • ɐƃɐs ʇɥƃılıʍʇ ǝɥʇ: tranquilli, non ci siamo bevuti il cervello. Volevamo solo prendere in giro Fazi Editore, visto che, nell'undicesima ristampa di Twilight, ha erroneamente capovolto alcune pagine: forse chi ha impaginato voleva imitare la tipica posizione "all'ingiù" dei pipistrelli…

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  • Eva-nescente: di nuovo Mondadori, questa volta con la copertina di Eva e Claretta per la collana "Le scie". Una delle due donne raffigurate è effettivamente Claretta Petacci, mentre l'altra, ahinoi, non è Eva Braun, bensì Maria Reiter. C'è da dire che le due signorine avevano, effettivamente, qualcosa in comune: furono entrambe amanti di Adolf Hitler.

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  • Errori d'autore: concludiamo in bellezza con un estratto da Un debole per quasi tutto di Aldo Buzzi (Ponte alle Grazie), nel quale vengono enunciati i numerosissimi errori reperiti nei testi di Carlo Emilio Gadda. 

Gadda che non amava rivedere i testi, è rimasto vittima della trascuratezza di editori, curatori e redattori (e amici) che hanno lasciato e lasciano stampare le sue opere senza ripulirle di errori e sviste (senza parlare dei refusi): parole del dialetto milanese dove le e hanno l’accento grave mentre dovrebbero averlo acuto: lingèra invece di lingéra, e così partènsa, cadrèga, peppatència, sofèghi, francès (e l’errore inverso: Politéknik invece di Politèknik); e parole inglesi scritte sbagliate: hocke invece di hockey, Oklaòma invece di Oklahoma, sandwichs invece di sandwiches (o sandwich), pichepine invece di pitchpine, falled in love invece di fallen in love, Cock invece di Cook (agenzia di viaggi). Perfino in una intervista (a Epoca, che pure l’intervistatore dichiara di aver corretto qua e là) leggiamo "more and less" invece di "more or less". L’errore più straordinario, ripetuto tre volte (una volta, chissà perché, con le iniziali maiuscole), è west-pocket, invece di vest-pocket: il taschino del gilè trasformato in tasca occidentale…

Silvia Dell'Amore

Dostoevskij diceva che la bellezza salverà il mondo; io dico che lo farà il cioccolato.

5 Commenti
  1. su Sasha Grey e le Canne al vento ci dev’essere margine per qualche battuta salace, ma meglio non mettercisi… stendo un pudico e pietoso velo sull’argomento 😀

  2. Caro, in privato posso darti l’indirizzo email di Federico Tamburini (100 grammi): sono certa avreste molte cose da dirvi 😀

  3. Io quando c’è da parlar di letteratura e di talentuosissime scrittrici ci sono sempre. Topometallo, poi ci si sente in privato, eh;-)