Titoli di poche parole

Per l'esattezza: titoli di libri di una sola parola. Formata da una sola lettera. Quando alle superiori facevo i compiti di inglese c'era sempre l'esercizio "scrivi in 50-60 parole questo e quello". I miei dubbi si manifestavano sempre nella stessa forma. Theacher, dicevo, ma "I'll" è considerato una parola o due? E "there's, doesn't e soci?" Capite in che razza di problemi mi cacciavo per una sola lettera che era anche una parola ma non era proprio una parola? Beh, questa TOP 5 omaggia le abilità di sintesi degli autori che sono stati in grado di condensare in una sola lettera il titolo di un romanzo.

1 Q è il romanzo di Wu Ming quando ancora si chiamavano Luther Blissett. Rivive la storia della riforma protestante dall'interno, con gli occhi di un protagonista che si ritrova a passare da un'eresia e a un'altra. Ah, ovviamente Q non è il nome di quel protagonista, ma è il nome del deuteragonista. Forse il miglior romanzo storico degli ultimi 20 anni, personalmente ho preferito Altai, ma lo spessore storiografico (e tutto il lavoro che c'è dietro) mi è parso maggiore. Vedremo con il prossimo…

1 (ex aequo) V. di Pynchon. Immagino che il caro Pennacchio potrebbe parlarne molto meglio. Ma lo riassumo brevemente così: tutti quei romanzi lunghissimi della seconda metà del 1900 derivano da qui. V. è il nome di una donna, ma è anche l'iniziale di tante altre cose: La Valletta, Venere, Vheissu… nomi reali per posti carichi di immaginario. Quando l'ha letto, Calvino ne è rimasto entusiasta. Ci piacerebbe chiedere a Thomas che ne pensa di questo prima romanzo, ma non risponde alla mail. Da 50 anni.

2 N. di Ferrero. Se avete visto il film (ci hanno tratto un film? ) allora il libro vi piacerà di più. Avete presente quando in storia studiamo che "Napoleone finì in esilio sull'isola d'Elba ma poi riuscì a scappare"? Ecco, questo libro ci racconta qualcosa di più, quello che c'è tra il detto e il non detto della storia, ovvero la storia dell'imperatore francesce visto con gli occhi del bibliotecario dell'Isola d'Elba. Bello? Sì.

3 S. di Updike. Il bello di Updike è che riesce a destabilizzare con il banale. No, diciamo con il quotidiano, si di diverte ad indicare il perturbante quasi senza farci riferimento. Leggete S. che poi è l'iniziale della protagonista, Sarah, che abbandona la sua vita benestante per andare in un ashram, in Texas, per seguire un guru, e ditemi se non rimanete scossi. È un romanzo epistolare ma, a differenza dell'ultimo libro di Fabio Volo, dopo che si è letto tre pagine ci si dimentica che l'autore è un uomo, mentre la protagonista una donna. Nulla di scontanto, insomma!

Visto che ho letto solo questi 4, mi sono fatto consigliare su facebook. Dove mi hanno detto:

4 G. di Berger. Facendo una breve ricerca si scopre che è un autore svedese che ha scritto questo libro su di un ragazzo nato in Toscana qualche anno dopo la morte di Garibaldi. Se ho capito bene curiosando in giro per il web, il romanzo è, appunto, la storia di questo G. che vive la fine dell'800 in Europa formandosi un'esperienza politica ed una pratica amorosa degne di nota. Vi farò sapere.

A voi ne vengono in mente altri?

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

7 Commenti
  1. Il primo non lo conoscevo, il secondo aveva un sottotitolo. Se iniziavo a mettere i sottotitoli, allora dovevo accettare anche V per Vendetta.
    Ma grazie per i suggerimenti!