Titoli tormentoni: una top 5 estenuante

Certi libri hanno dei titoli bellissimi
Certi libri hanno dei titoli cortissimi
Certi libri hanno dei titoli lunghissimi
Certi libri hanno dei titoli bruttissimi
Certi libri hanno dei titoli che BASTA!

Non vivo più in Italia, ma ho sentito dire che l'anno scorso, verso fine primavera, le radio italiane passavano in continuazione Muchacha di Anna Tatangelo. A Bruxelles invece, due anni fa, non si poteva stare in uno spazio pubblico senza che fosse suonato il remix di I follow rivers. Non potete immaginare, era dappertutto. Invece, circa un annetto fa, tutti dicevano "Vuoi che muoro?!?!". E tutta Europa, soprattutto tutta l'Europa con figli o nipoti, l'estate scorsa girava portando al polso i braccialetti fatti con gli elastichini.

Anche il mondo della letteratura non è esente dal fenomeno dei tormentoni. Sto pensando, in questo caso, ai titoli dei libri. Titoli così belli, o intelligenti, o semplicemente fortunati che sono entrati nel nostro modo di parlare e di scrivere; trasformandosi in tormentoni ancora più tormentoni di "Vuoi che muoro?". Titoli di cui non riusciamo a liberarci. Ecco qui i miei:

5. Tre metri sopra il cielo – Ha ispirato, oltre ad innumerevoli sgorbiacci sui muri, almeno il titolo di un altro libro (Tre metri sopra il palo, che letto così potrebbe parlare di un calciatore poco talentuoso, o perlomeno poco fortunato.), di una trasmissione radio ("Tre metri sopra il cepu"), di un articolo di viaggi del Corriere (Tre metri sopra il Duomo), di un appartamento in affitto a Catania (Tre metri sopra il barocco). Io stessa mi dichiaro colpevole: ci ho intitolato un album di foto subacquee, Trenta metri sotto il mare.

4. Una cosa divertente che non farò mai più – Una cosa divertente che non farò mai più è una raccolta di saggi di David Foster Wallace. Dopo la sua pubblicazione, ecco che il mondo ha scoperto questo schema per formulare i propri pensieri – e ha iniziato ad abusarne: una (qualunque cosa A) + (qualunque aggettivo per la qualunque cosa A) che non (qualunque verbo al futuro) mai più. 

3. L'insostenibile leggerezza dell'essere – Dopo che un essere umano qualunque è venuto a conoscenza della meraviglia, dell'insostenibile meraviglia, di questo titolo, non può più fare a meno di trovare tutto insostenibilmente qualcosa. Ho fatto una ricerca su internet, e le cose che l'umanità di lingua italiana ha saputo trovare insostenibilmente leggere sono davvero una marea – e insostenibilmente disparate. Abbiamo L'insostenibile leggerezza:
– della mucca innamorata (?);
– di Maurito (Icardi) – articolo uscito quando il nostro aveva dato dei "pezzi di merda" ai suoi tifosi;
– dei Bund tedeschi nell'area Euro (ma veramente?!);
– del nostro scheletro (Zanichelli);
– del pesce (Libro di cucina).

E poi, non è proprio insostenibile leggerezza, ma se crediamo in parallelismi e assonanze, annovereremo in questa lista anche L'inconfondibile tristezza della torta al limone di minimum fax. 

2. Di cosa parliamo quando parliamo d'amore – È il titolo di un racconto di Carver, che ha poi dato il titolo alla raccolta all'interno della quale è stato pubblicato. Titolo che poi è diventanto anche un po' di Nathan Englander, che ha scritto Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank. E che poi è diventato anche un po' di Murakami (L'arte di correre in inglese – ma forse anche in giapponese – si chiama What I talk about when I talk about running, "di cosa parlo quando parlo di corsa"). E questi sono i titoli famosi. Una settimana fa, poi, ho sbirciato dietro le quinte di Finzioni e ho visto che il Sesta stava scrivendo anche lui di cosa si parla quando si parla di Birdman. E in realtà, sono milioni le persone che hanno parlato di cosa parlano quando parlano delle cose di cui parlano (mi seguite?), e le cose di cui la gente parla sono davvero una miriade. Ecco alcuni esempi. Di cosa parliamo quando parliamo:
– di Isis in Libia;
– di Islam;
– di famiglia;
– di riforme istituzionali;
– di urbanistica.

Già. Di cosa parliamo, quando parliamo di urbanistica?

1. 50 sfumature di grigio – Non ne possiamo più. Piuttosto ascolterei tre volte di fila Muchacha. Ci sono state nell'ultimo paio d'anni 50 sfumature di qualunque cosa. Qualunque cosa, dico. Io non me la sento di rifilarvi ulteriori sfumature, dopo la sovraesposizione degli ultimi tempi. Vi indico solo le mie 50 sfumature preferite: quelle di un sito di ricette che se ne esce con 50 sfumature di gricia. È già più simpatico, no?!

E ora giù le carte: di quali titoli tormentone sono riuscita a scordarmi? Aiutatemi a ricordarli voi!

Cecilia Lazzaroni

Mi sono buttata sui libri quando ho capito che tanto, in matematica, non avevo speranze. Mi piacciono i tulipani, i gatti, la birra, la corsa, i capelli rossi, i film d'amore, la Scozia, il verde, il football americano, i viaggi in bicicletta e trovare delle lettere tra la posta.

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