Top 5: Gli uccelli più suggestivi della letteratura

Ho sempre provato una certa diffidenza nei confronti dei pennuti. Credo che tale diffidenza sia data in parte dal fatto che gli animali che seguono traiettorie imprevedibili (tra cui i ragni salterini e le cavallette) mi fanno paura, e in parte dal fatto che in città gli uccelli carini (passerotti, pettirossi, ghiandaie) sono quasi scomparsi. A Bologna, ormai, se vola è un piccione e i piccioni mi disgustano.

Ho sempre provato una certa diffidenza nei confronti dei pennuti, dicevo. Ma era vero fino a un po' di tempo fa: mi sono accorta, infatti, in un momento di introspezione, di avere sul cellulare cinque foto di aironi e sette di uccelli non identificati, e di prestare troppa attenzione agli uccellini che mi circondano, per essere una persona che ne è disgustata.

Mi sarò ammorbidita? Forse la tenerezza per gli animali, anche per quelli che una volta ci repellevano, è un sintomo dell'avanzare dell'età? O forse, ancora una volta, ho letto troppi libri?  Visto che l'età non sta guarendo nessun'altra delle mie fobie (sì, ne conto svariate), credo che sia, ancora una volta, colpa dei libri

Ma di quale, esattamente? Ci ho pensato a lungo ed è venuta fuori la top 5 degli uccelli più suggestivi della letteratura.

5. L'albatros 

"Spesso, per divertirsi, i marinai
catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari,
indolenti compagni di viaggio delle navi
in lieve corsa sugli abissi amari."

È stato sicuramente il primo esemplare alato ad affascinarmi. E non penso che abbia affascinato me soltanto: gli albatri, "che vivono nella tempesta e ridono degli arcieri", ma sono goffi e impacciati a terra, compaiono in quasi tutte le antologie e fanno parte del nostro immaginario condiviso.

4. Il tordo beffeggiatore

“Quando ci regalò i fucili ad aria compressa, Atticus non ci insegnò a sparare. Fu zio Jack a darci i primi rudimenti, dicendo che ad Atticus le armi non interessavano. Un giorno Atticus disse a Jem: "Preferirei che sparaste ai barattoli in cortile, ma già so che andrete dietro agli uccelli. Sparate finché volete alle ghiandaie, se vi riesce di prenderle, ma ricordatevi che è un peccato uccidere un merlo". Era la prima volta che udivo Atticus dire che era peccato fare una certa cosa, così andai a informarmi da Miss Maudie "Tuo padre ha ragione," disse. "I merli non fanno niente di speciale, ma fa piacere sentirli cinguettare. Non mangiano le sementi nei giardini, non fanno il nido nelle madie, non fanno proprio niente, cinguettano soltanto. Per questo è peccato uccidere un merlo." 

Il buio oltre la siepe prende il suo titolo originale (To kill a mockingbird) da un piccolo uccello che deve avere creato non pochi problemi a generazioni di traduttori. Io lo chiamerò tordo beffeggiatore, anche se in italiano è stato tradotto a volte in merlo, a volte in passerotto. Il tordo ha una caratteristica straordinaria: quella fare perfettamente il verso ad altre specie di uccelli e di animali. Nel suo non fare "nulla di speciale", esso appare un simbolo di purezza. È innocuo e non dà fastidio a nessuno: proprio per questo ucciderlo è particolarmente abietto.

3. La ghiandaia  imitatrice

Ho divorato la trilogia degli Hunger games. Nei romanzi, la ghiandaia imitratrice entra subito da protagonista e, con l'avanzare della storia, diventa simbolo di speranza. Per me, però, rappresenta anche un tributo al capolavoro di Harper Lee. La ghiandaia imitatrice dell'indifesa, piccola Rue, non può, nella mia mente, non essere un omaggio a quei tordi beffeggiatori che è peccato uccidere.

2. La dendroica cerulea

Parla di lei il più celebre appassionato di uccelli del mondo letterario; svetta, di profilo, sulla copertina di uno dei maggiori casi letterari degli ultimi anni: per queste ragioni la dendroica cerulea meriterebbe quasi il primo posto. Ma Franzen ha già il cuore di molti lettori e a volte sembra essere un po' troppo pieno di sé, quindi non gli darò il gradino più alto di questa top 5. La dendroica cerulea, però, assomiglia ad un passerotto finito in lavatrice e tinto di azzurro ed è uno degli uccellini più teneri che abbia mai incontrato tra le pagine di un libro

1. L'upupa

"Senti raspar fra e macerie e i bronchi/ la derelitta cagna ramingando/ su le fossa e famelica ululando;/ e uscir del teschio, ove fugga la luna/ l'upupa, e svolazzar su per le croci/ sparse per la funerea campagna/ e l'immonda accusar col luttuoso/ singulto i rai che son pie le stelle/ alle obbliate sepolture". 

Li avete riconosciuti: questi sono I Sepolcri di Foscolo. Capirete che l'upupa, da queste righe, non mi stesse granché simpatica. Poi, un po' di tempo fa, ho trovato un vecchio articolo, scritto da un ornitologo che sostenva che Foscolo si fosse confuso. Che Foscolo si fosse confuso? La questione si fa interessante.

Secondo il signor ornitologo, quando parlava dell'upupa, Foscolo pensava in realtà a un altro uccello, ben più torvo: ll'ibis eremita. Ho cercato dunque per la prima volta una foto dell'upupa: è il bizzarro, tenero pennuto con la cresta che sfida Montale a chi ride prima nella copertina di Ossi di seppia. Montale, in una poesia a lei dedicata, la chiama "allegro folletto". E di questo folletto immediatamente mi innamoro e ancora una volta non posso non pensare che, perdonate la banalizzazione, Foscolo è noioso, Montale è fico

Cecilia Lazzaroni

Mi sono buttata sui libri quando ho capito che tanto, in matematica, non avevo speranze. Mi piacciono i tulipani, i gatti, la birra, la corsa, i capelli rossi, i film d'amore, la Scozia, il verde, il football americano, i viaggi in bicicletta e trovare delle lettere tra la posta.

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