Chi fa la spia non è figlio di Maria. È proprio Maria

C'è questa mezzaspecie di Max Gazzé pettinato alla Gramsci (oppure, alla Max Gazzé) che se la sta facendo nelle mutande: fuori c'è Parigi e dentro quel salotto, quello nel quale sta per fare il suo ingresso, ci sono Girondo, Supervielle, Caillois, capito?, Caillois, quello del quale Borges ha detto "sono una sua invenzione". Son tutti lì che stanno per dirsi "questo è Felisberto Hernàndez e secondo noialtri è lo scrittore più originale di tutto il Sudamerica", Felisberto l'eccentrico solitario, l'ironico conversatore, che si vergogna e per non pensarci si lascia rapire dai dettagli insignificanti, tipo i divani in pelle le lampade a olio quella mulatta laggiù, in fondo alla sala, anvedi che figa.
Ciao come ti chiami?
Maria, Maria Luisa.

Maria Luisa è anche Patricia, Ivonne, Znoi, la Pavlovna; Maria è un sacco di cose e tra quelle pure Africa de Las Heras, aka Patria, una spia del NKVD, quello che diventerà il KGB, una spia sovietica che dopo aver piantato grane a Franco in Ispagna ha fatto pure la basista per l'omicidio di Trotzky in Messico, per non farsi mancare niente: lei era là che faceva la sua segretaria e intanto disegnava le planimetrie della Casa Azul dove il russo s'incontrava con Frida Khalo, le disegnava e poi le inviava a Carità Mercader, che infatti chi era?: la madre di Ramon Mercader, quello che alla fine l'ha ammazzato, a Trotzky.

Maria Luisa è bella come solo le femmine buciàrde sanno essere: mi ami? ti amo, Felisbè, anzi senti che si fa: sposiamoci, andiamo a Montevideo. Quant'è bello fare la modista d'haute couture a Montevideo: solo che mentre tu, Felisberto mio, non te n'accorgi io tiro su un ambaradam che manco te lo immagini, intesso una rete di controspionaggio comunistoide che férmati, e quand'ho finito, quando ormai ho tutta la crème de la crème d'Uruguay alla mia mercé, oh, sai che c'è, Felisbé? Finiamola qua.

Felisberto Hernàndez – che all'inizio faceva il pianista, aveva imparato a suonare da Clemente Colling, un cieco, ma cieco che non ci vedeva, mica di Praga, li odiava Felisberto quelli di Praga, e quelli di Mosca, e quelli di Budapest, era un anticomunista abbèstia, Felisberto – dopo quel matrimonio si rinchiuse in uno scantinato rifiutandosi d'uscire.
Nemmeno per suonare il piano in una bettola, Felisbè?
No.

Quando muore, Felisberto è così ingrassato che il corpo mica c'entra, nella bara.
Sarà che si stava portando nella tomba il segreto d'esser stato sposato con una spia.
Chi fa la spia non è figlio di Maria: infatti, è proprio Maria.

A quanto pare, Felisberto morì ignorando la vera identità della moglie, com'è che si dice, non sai mai chi ti metti in casa, ròbe così.
Anche se poi in quel racconto che le ha dedicato, Las Hortensias, nel quale ci sono gran valletti russi, bottiglie di vini bordolesi, bambole con la pelle di capretto che se le baci sulle guance è come baciare un mocassino, mogli che ti combinano sorprese e gran tricicli in giardino, ecco, a leggerlo bene, quel racconto, sembra che Felisberto avesse chiaro tutto, più o meno.
Insomma, che sapesse.
Non foss'altro, che sapesse di non sapere.

(Come raccontavo ieri sul blog di SUR, tipo)

Fabrizio Gabrielli

Fabrizio Gabrielli

adora i birrini artigianali IBU 100, i 4-3-3 zemaniani, i suoni in 4/4, il giorno 26 luglio, i contrabbassi, le sigarèlle ed il balompié, che poi sarebbe il calcio, ma in ispagnuolo forse ha un suono più fascinoso. Ha un paio di converse tuttestélle con la firma di Julio Cortázar sulla linguetta, siriusli.

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