Tra Para e Maribo non mettere il dito

Gli sembrò d'essere capitato in una città addobbata a festa – una città con un non so che di kermesse fiamminga, una Bengodi tropicale. Nelle botteghe di alimentari, accanto al banco macelleria dove s'offriva la carne di tartaruga al fianco del cosciotto guarnito all'aglio, erano ricomparse le meraviglie della birra Porter, dei grossi prosciutti della Westfalia, delle aringhe affumicate, della mostarda piccante.

Sembra un trafiletto del Gambero Rosso ed invece sono righe di Alejo Carpentier, sono ne Il secolo dei lumi, dovresti leggerlo se già non l'hai fatto, ci sono quintalate di Caraibi, gli ardori della Rivoluzione e i vellicori del meticciato, lo schiavo nero che s'innamora della colona bianca e s'intromette nella liaison di lei col ricco creolo marito. Cose che non si fanno, nondimeno topoi ricorrenti, nella letteratura prodotta o ambientata nei Tropici, ròbe che se sapessi leggere in olandese ritroveresti pure, immancabilmente, in quella del Suriname, la Guyana Olandese, anche se mi sento di doverti avvertire che l'olandese è una lingua difficilèrrima da imparare, veel gelukt, se ti ci metti.

La capitale del Suriname si chiama Paramaribo, il mare non è mai forza nove ed in Guaranì significa gli abitanti dell'acqua. Una cosa che dovresti sapere è che là c'è l'unico cinema di tutto il Suriname; un'altra è che tutte le domeniche e per le feste comandate, a Paramaribo, fanno una gara canora in cui gli sfidanti intonano versi d'uccelli; perciò, se poi la fidanzatina conosciuta in Erasmus a L'Aia ti dice che va a farsi lo springbreak a Paramaribo, ecco, non pensarti vada a cercare i prosciutti della Westfalia. Piuttosto: gl'uccelli.

Attorno alla meravigliosa perigliosità dell'augello surinamense verte ad esempio Quanto costava lo zucchero? di Cynthia McLeod, dove le parti sono invertite, vero, la libèrta è nera ed il patrizio bianco, ma insomma, cambia poco: c'è il tropico, la lussuria del caffè che si mescola col latte, la rivalsa politica, una mezza specie di Otello softcore e socialmente incazzato.

La McLeod, nata Ferrier, è la figlia del primo presidente del Suriname decolonizzato. Ed è stata la moglie del Commendator McLeod, ambasciatore in Venezuela, Belgio e Stati Uniti del piccolo stato rossevverde con la stella al centro.
La McLeod, nella scena letteraria emergente del Suriname, la digeriscono poco.
Dicono: la nostra autrice più conosciuta è un'insegnante in pensione vedova d'un ambasciatore che ha scritto il suo unico libro quando aveva cinquant'anni, pensaté.

Nella scena letteraria emergente del Suriname ci sono cognomi che t'aspetteresti sugli scaffali di una libreria di Rotterdam, Elskamp Haselhoef Zaalman e Roemer, poi uno che sembra uscito da un featuring a Snoop Dog, Robby Rappa Parabirsing, e più in generale un modus operandi che somiglia molto a quello teorizzato dai deus ex-machina dello strascico (infoiati d'etimologia, ci chiediamo se Para Birsing non significhi "strascico sull'acqua"):  scriviamo le nostre belle cose, c'incontriamo, siamo gli scrittori del Suriname, sai che facciamo? ce le autoproduciamo, perché tanto le case editrici scremano il parco lettori proponendo solo vecchie olandesi venute a svernare nell'ex colonia, noialtri invece tra scrittori e lettori non vogliamo metter dito, c'abbiamo l'augello che fischietta e senza starci troppo a pensare leggiamo le nostre ròbe in una monthly literary evening (tanto c'è solo un cinema in Suriname!) nei pub o nelle abitazioni private; poi mettiamo tutto sull'internèt e buona notte al secchio.

Dinamica semplice e di sicuro successo.
A meno che Para Birsing non significhi: buco nell'acqua.
Caso in cui, ai giovini scrittori surinamensi non resterà che pensare ad un futuro alternativo, tipo fare il calciatore per l'Ajax*.
O ubriacarsi con quella birra forte, da altre latitudini, che qualcuno, ponendo un apostrofo tonaca di frate tra le parole Para e Maribo, ha chiamato Parbo, contravvenendo al dettame secondo il quale, tra Para e Maribo, non si mette mai dito.

[*ed infatti l'appendice naturale di questa Trasudamericanata la troverai sull'internèt lunedì prossimo, là dove ogni lunedì s'esercita la mirabile arte della sforbiciata.]

Fabrizio Gabrielli

 

Fabrizio Gabrielli

adora i birrini artigianali IBU 100, i 4-3-3 zemaniani, i suoni in 4/4, il giorno 26 luglio, i contrabbassi, le sigarèlle ed il balompié, che poi sarebbe il calcio, ma in ispagnuolo forse ha un suono più fascinoso. Ha un paio di converse tuttestélle con la firma di Julio Cortázar sulla linguetta, siriusli.

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