Tutto l’orgoglio della tristezza. In memoria di Ernesto Sabato

C'è una storiella che fa ridere ma anche no, me la senti raccontare spesso, è una storiella che gira dalle parti di Mar del Plata e fa così: i messicani discendono dagli aztechi, i peruviani dagli inca, gli argentini dalle navi. L'ho sentita anche in qualche corridoio italiota, mutatis mutandis diceva i pugliesi discendono dai greci, i romani dai romani, gli albanesi dai gommoni. Fa ridere meno ancora.

Ernesto Sabato, se vuoi pronunciarlo per bene l'accento è sulla prima a, discendeva da un papà italiano e una madre albanese, gente che s'è mica mai fatta troppi problemi ad imbarcarsi, men che meno nell'impresa di scoprire un nuovo mondo. Sabato è morto oggi che è sabato, una boutade che gl'avrebbe strappato un sorriso, e l'America Latina ha perso uno dei suoi più grandi scrittori quando mancavano poco più di due mesi a che compisse cent'anni.

Il suo romanzo più grande – non era uno scrittore prolifico, Sabato, Vila-Matas lo cita di striscio tra i Bartleby e poi lo stesso Sabato diceva io e la letteratura abbiamo lo stesso rapporto che hanno un guerrigliero e l'esercito regolare – è stato Sopra eroi è tombe, sicuro che ne hai sentito parlare, John Malkovich ne ha pure acquisito i diritti per farne un film; l'ha riedito Einaudi nel 2009 dopo quasi un ventennio d'oblio, l'ultima edizione era di Editori Riuniti: non fosse stato per lo struzzo, sai che gran peccato, pei lettori italiani, perdersi la Informe para ciegos contenuta all'interno, quel Rapporto sui ciechi che è la summa della visionarietà sabatiana, qualcosa che se ancora non t'è passata sotto gl'occhi io mi chiedo cosa ci stia facendo, ancora qua, a leggere Finzioni.

C'è un punto, in Sobre héroes y tumbas, in cui Martìn, il personaggio principale, incontra Borges: è curiosa la qualità e l'importanza che in questo paese ha la letteratura fantastica, a cosa sarà dovuto?, si chiede Martin dopo quell'incontro, e poi conviene forse dipende dalle conseguenze del rifiuto d'una realtà spiacevole, una sorta d'evasione, scriveva Sabato.

Sabato e Borges s'erano conosciuti nel gruppo della rivista Sur, insieme alla Ocampo: non concordavano su tutto, Borges ad esempio a cena con Videla c'andava senza remore, Sabato no, specie da quando entrò a conoscenza degli abusi contro i diritti umani che facevano da leitmotiv alla dittatura militare.

La letteratura fantastica era un modo per evadere dalla realtà spiacevole, per Sabato, spiacevolèrrima, qualcosa per cui gridare Nunca màs, mai più. Al termine della dittatura Alfonsìn, quello che non incontrò mai Cortàzar, lo mise a capo del CONADEP, la Commissione Nazionale sulle Persone Scomparse, i desaparecidos: il suo compito era quello di stilare un'altra Informe, più amara, stavolta, un altro Rapporto per altri ciechi, quelli che in dieci anni aveva fatto finta di ignorare le trentamila esecuzioni capitali. 

Sabato non scriveva più da un pezzo, negli ultimi anni s'era ritirato in casa e pitturava, dipingeva e passava le mattinate al club Defensores de Santos Lugares a giocare a domino, che è anche il posto scelto per la veglia funebre, per una straordinaria coincidenza fissata allo stesso orario in cui alla Fiera Internazionale del Libro di Buenos Aires avrebbero dovuto tributargli un incontro.

La vita è così corta e il compito di vivere così difficile che quando uno inizia ad imparare come dovrebbe fare, ecco, c'è che è tempo di morire, disse una volta Ernesto, e sarebbe una conclusione perfetta, se non avessi ritrovato queste due righe che stanno in Abaddón el Exterminador , me le ha passate Cintia Scianna, un romanzo tra l'altro di prossima uscita per i tipi di Minimum Fax, presumibilmente nella neonata Sur, che chiosano ancora meglio:

"Ci saranno fiori in tuo ricordo, parole, cieli; piogge come questa, e vivrai senza alterazioni, una volta passato il testimone. Dorme, libero dalle avversità, tutto l'orgoglio della tristezza". 

Difficile raccogliere il tuo testimone, Ernesto.

Oggi, ecco, oggi è un giorno in cui c'è da essere orgogliosi, d'esser tristi.

Fabrizio Gabrielli

Fabrizio Gabrielli

adora i birrini artigianali IBU 100, i 4-3-3 zemaniani, i suoni in 4/4, il giorno 26 luglio, i contrabbassi, le sigarèlle ed il balompié, che poi sarebbe il calcio, ma in ispagnuolo forse ha un suono più fascinoso. Ha un paio di converse tuttestélle con la firma di Julio Cortázar sulla linguetta, siriusli.

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