Bisogna ricominciare il viaggio, sempre

Ognuno di noi ha un luogo che sogna di visitare, che si tratti di una grande città o di una landa sperduta della Mongolia.

Quando si ha la fortuna di poter realizzare quel sogno, ci si inizia a preparare con mesi d'anticipo. Si legge qualunque cosa parli di dove si sta per andare: guide, romanzi noti e meno noti, sconosciuti autori locali a volte pessimi che però amiamo per il semplice fatto che ci fanno respirare l'aria dei posti che vogliamo visitare. Si studia l'itinerario, si immaginano i monumenti, i paesaggi e persino le persone che si incontreranno e le sensazioni che si proveranno una volta lì. In questo, la preparazione del viaggio non è diversa dal viaggio stesso perché, come scrive Claudio Magris nella sua prefazione a Viaggio in Portogallo di Josè Saramago, "Il viaggio è di per sé una specie di continua prefazione, un prologo a qualcosa che deve sempre ancora venire e sta sempre ancora dietro l'angolo". Il viaggio non è semplicemente la realizzazione definitiva del programma che si aveva in testa, il punto conclusivo di qualcosa che si stava aspettando.

In quest'ottica si capisce perchè leggendo Viaggio in Portogallo si ha l'impressione di leggere di un sogno. Il protagonista, descritto in terza persona e chiamato semplicemente "il viaggiatore", sembra essere il frutto di quel metodico e appassionato studio per la preparazione di un viaggio in una terra che lo scrittore ama e che vorrebbe visitare in ogni suo angolo perché consapevole che è parte di lui e della cultura che lo ha plasmato. Questo viaggio diventa un percorso interiore da cui nasce uno scritto che resta sempre avvolto da un'aura di irrealtà, nonostante la precisione delle descrizioni. Viaggio in Portogallo è infatti prima di tutto una storia, non una guida, ma ci sono storie che diventano inviti al viaggio più potenti di qualsiasi guida. 

Lo scopo del testo non è esaurirsi in se stesso: Saramago ci invita ad "affidare i nostri fiori a chi può prendersene cura e a partire". Il viaggiatore di cui scrive non è fittizio ma è lui stesso ed il viaggio raccontato è quello da lui compiuto. Il viaggio reale non è solo un'appendice tutto sommato non necessaria di quello immaginario in cui, in un certo senso, si è già vissuto tutto. Trovarsi ad affrontare imprevisti, inciampare nella realtà, fare incontri sono cose che fanno crescere il viaggiatore. Gli permettono di scoprire quello che ha dentro e quello che gli sta intorno, di tornare a sognare meglio di prima e di prepararsi a ripartire, consapevole che "Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in racconto, in narrazione. […] La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. […] Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.

Marco Combi

Sostenitore del pensiero viandante e discepolo del nomadismo, interiore e non. Quando viaggia, legge. Quando legge, viaggia. In perenne ricerca della domanda giusta che gli faccia capire quali sono le risposte che sta cercando.

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