Folgore di donna

Traveler’s Cheques è la rubrica che trova l’anima dei mezzi di trasporto e, di fatto, scopriamo come nei romanzi barche, navi, macchine, biciclette, cessino di avere una semplice funzione fàtica e, se facciamo attenzione, riusciamo a sentire il cuore che batte, il sangue che scorre.

Quando nel 1951 il genio di McLuhan ha pubblicato La sposa meccanica, ha aperto gli occhi a molte persone. E, vista la portata del suo pensiero, mentre molti erano preoccupati di capire quale fosse la sua opinione su mass media, tanti hanno tralasciato l’aspetto, verosimilmente ironico, secondo il quale tra uomo e automobile si instaura una forma di feeling sessuale e, quindi, di amore.

Entrare ed uscire, fare dei viaggi insieme, lucidare, smerigliare, “fare il pieno” e il continuo pensare alla controparte distante sono tutti aspetti che denotano un rapporto simile a quello amoroso. Uno di questi rapporti, trattato in maniera tutt’altro che superficiale è quello che intercorre tra il Corsaro Nero e la Folgore, la sua nave.

Basta accedere ad una versione elettronica del romanzo di Salgari per scoprire che spesso il Corsaro introduce la Folgore con l’aggettivo possessivo “mia”: “La mia Folgore”. A dire il vero, le metafore sessuali si sprecano, ad esempio:

La Folgore s'avanzava rapida come una rondine di mare, fendendo le acque sfolgoranti col suo acuto sperone. Pareva, tutta nera come era, il leggendario vascello fantasma dell'olandese maledetto, od il vascello feretro navigante sul mare ardente.

Oppure leggiamo un pezzo del breve dialogo tra il Corsaro e Honorata (la donna che rapisce, di cui si innamora e di più non posso dirvi)

(Lui)- No, ma non è permesso ai filibustieri, allorché intraprendono una spedizione, di condurre con loro alcuna donna. È bensì vero che la Folgore è mia, che io sono padrone assoluto a bordo del mio legno ed a nessuno soggetto, pure…
(Lei)- Continuate, – disse la duchessa, che era diventata triste.
(Lui)- Io non lo so il perché, signora, ma io avrei paura di vedervi ancora a bordo della mia nave (…)

Vedete, a bordo delle nave pirata non si possono imbarcare donne. Questo perché la  nava è una donna a tutti gli affetti: fedele, coraggiosa e tosta, ma gelosa e possessiva. La storia della pirateria, del resto, ci riporta solo di due piratessa occidentali (mentre in oriente, sappiamo, i costumi erano diversi): Mary Read e Anne Bonny. Erano travestite e praticamente nessuno mai se ne accorse, tolto il capitano Calico Jack, fatto sta che per entrambe, la vita sulle navi, non è stata affatto clemente.

Certo, in realtà la Folgore è anche una chioccia, protettiva e materna. Ma questo, cari amici, è materiale per un altro post.

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

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