La modernità in testa

Un certo Alexander Kinglake, un inglese che ha fatto un sacco di cose nella sua vita, tra cui viaggiare parecchio e scrivere dettagliatissimi diari di viaggio, quando arrivò in Turchia, che ai tempi (prima metà dell'ottocento) era considerato il confine con l'altro mondo, rimase deluso dal constatare che tutto sommato non incontrava nulla di nuovo. Non che mancasse di notare le differenze nei costumi e nelle tradizioni o nell'economia, è che il problema non era la Turchia, ma lui. «Non si sfugge alla modernità», scriveva, perché in fondo la modernità, fardello pesantissimo, era nella sua testa. Il fatto è che lui era un tipo a posto, però allo stesso tempo un viaggiatore dell'ottocento, di quelli che viaggiavano per conoscere, e conoscere significava per loro classificare, riconducendo gli elementi incontrati sulla strada a categorie mentali occidentali. Kinglake sperava di incontrare nuovi modi di vedere le cose, incontrava solo l'Europa da cui fuggiva. Gioia di viaggiare, di paragonare e di sbigottirsi per le diversità, questo lo pervadeva, non si rendeva conto che così facendo non conosceva nulla, e rimaneva il solito inglesino borghese smanioso di pasticcini.

Finché non prese l'abitudine, tornato in patria, di fumare i sigari. Gli piacevano molto. Fumacchiava tutto il giorno con i suoi amici e si sarebbe detto che tutto ciò gli bastasse per vivere, finché non si rimise in viaggio, e i suoi sigari iniziarono a fare schifo. Per chi non avesse la grazia di saperlo, quando si cambia luogo, infatti, sigari e sigarette cambiano sapore. Lungo la sua permanenza in Asia, dunque, fu costretto a cambiare marca, ma la cosa straordinaria è questa: tornò felice. Ad un tratto, la modernità non lo ossessionava più. Per liberarsi dell'Inghilterra, gli bastava cambiare la marca di sigari. I sigari lo aiutavano a ripensarsi come insindacabilmente legato ad un nuovo posto. E non è un discorso spirituale e posticcio, è roba polmonare, non si scherza. È per questo che il proverbio "fumatori grandi viaggiatori" è essenzialmente valido.

Io di sigari non me ne intendo, però so in proposito alcune cose. Le MS, fumate lontane da un cantiere, non sono il massimo. Quando sei in mezzo a polvere e calcinacci, sono insuperabili, ma a casa no. Non tutte le marche sono così delicate e pretenziose come le MS. Le Lucky Strike sono particolarmente gustose al mare, le Camel nei pressi di laghi, le Fortuna in Turchia. Un tabaccaio che conosco dice che le Philip Morris rendono bene tra i muschi boschivi.

Luca Marchese

È ossessionato dai macchinisti, unici che ne sappiano più di lui in materia di treni. Tenta di usare la parola “pantografo” almeno cinque volte al giorno, ed ama indossare cappelli. Può annoiare.

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