La riconquista (obbligata) del pianoterra

Photocredit: Taylor Miles

È impossibile camminare per una delle nostre città senza notare che, riempito lo spazio disponibile in orizzontale, si è cominciato ad occupare quello verticale: case, uffici, centri commerciali… Palazzi sempre più alti trasformano e ridisegnano i posti che conosciamo e ancora prima che quello appena finito venga venduto si ricomincia subito a costruire un altro colosso lì accanto. Nascono così lunghi dibattiti sul problema del cemento nelle nostre aree urbane, ma nessuno fa mai caso ad un effetto collaterale di tutto ciò: l'abbandono del pianterreno.

Quello che succede è che il pianoterra diventa spesso un semplice luogo di passaggio per raggiungere le destinazioni che si trovano su altri piani, raggiunti di corsa e da cui di corsa si scappa. 

Capita però che gli eventi portino a ribaltare le normali abitudini e che questo ribaltamento diventi uno sguardo nuovo sul mondo che ci circonda. 

Noi di Traveler's cheques che siamo fissati con viaggi e mezzi di trasporto, vogliamo raccontarvi di come un'automobile possa diventare protagonista di questo cambiamento. Avete mai pensato a cosa succede quando un mezzo realizzato e concepito per andare altrove smette di essere tale e diventa un mezzo per stare dove si è?

Immaginatevi qualcuno che una sera si alza dal proprio divano, prende un cuscino e una coperta e scende nel suo garage: 'dormirò in macchina per allenarmi', pensa. In realtà, non si tratta dell'ennesima storia di fuga e di viaggio o dello sfogo di quel sentimento un po' adolescenziale del non volersi assumere le proprie responsabilità: Marc Augé abbandona la sua abituale forma del saggio per scattare, attraverso gli occhi di una singola individualità che si trova ad affrontare l'attuale realtà sociale, la fotografia del nostro momento storico. Si tratta di qualcosa che, nelle intenzioni dello scrittore, va oltre il puro racconto e diventa etnofiction.

L'individuo di cui parla fa parte di quella categoria di persone, emersa in modo duro ed evidente in seguito alla crisi economica,  che pur avendo una qualche fonte di reddito non può permettersi un posto fisso dove stare. La macchina diventa così un nuovo modulo abitativo che comporta, per ovvie ragioni, un nuovo modo di abitare la città e di affrontare le proprie esigenze quotidiane. Ma diventa anche un mezzo che non serve più a scappare da una strada all'altra, ma a riconquistare faticosamente il diritto di restare e di tornare a vivere nuovamente dove già ci si trova.

Diario di un senza fissa dimora di Augé è la storia di una persona costretta a ritornare a riconquistare il pianoterra, a combattere quel senso di estraneità che prova nello stare in una città che pur essendo la stessa di prima lo costringe a guardarla e a viverla da una prospettiva completamente diversa. A trovare, nonostante tutto, un qualche sorriso e una qualche forma di complicità che provochi quello speciale tipo di turbamento che chiamiamo voglia di vivere.

Marco Combi

Sostenitore del pensiero viandante e discepolo del nomadismo, interiore e non. Quando viaggia, legge. Quando legge, viaggia. In perenne ricerca della domanda giusta che gli faccia capire quali sono le risposte che sta cercando.

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