Lettori e marinai

I lettori e i marinai hanno molte cose in comune, prima fra tutte la voglia (o, per meglio dire, il bisogno) di essere altrove. Il lettore ha bisogno di nuovi libri quanto il marinaio di nuovi viaggi e tutto riconduce a questo altrove dove, come dice Jean-Claude Izzo in Marinai perduti, “si trova qualche buona ragione per essere se stessi”. Se togliete le storie ai lettori o i mari ai marinai cosa ne sarà di loro? Saranno perduti perché non si decide di fare il marinaio o il lettore, semplicemente lo si è.

Marinai perduti inizia con un fatto: una nave arriva il 22 gennaio di qualche anno fa a Marsiglia da La Spezia con lo scopo di caricare duemila tonnellate di farina dirette in Mauritania. Tre ore dopo, però, un tribunale blocca la nave a garanzia dei grossi debiti contratti dall'armatore. È così che gente che non aveva mai pensato di potere stare bene sulla terraferma, nemmeno in un porto, e che vedeva la propria vita solo sul mare, si trova costretta ad affrontare qualcosa di completamente nuovo. È cosa c'è di più nuovo del proprio passato che non ci si è mai voluti fermare a guardare? "I ricordi sono momenti di vita sprecati, testimoni dei nostri atti incompiuti. Riaffiorano per cercare di trovare una realizzazione. O una spiegazione."

Nuove sono anche le parole tra Abdul e Diamantis. Abdul, il capitano della nave, e Diamantis, il suo secondo, cominciano a parlarsi, non solo per semplici questioni pratiche. Seppur fatto di poche domande, il loro rapporto diventa quasi un dialogo socratico in cui, lasciando parlare l'altro, ognuno scopre sé. Nuova è anche la quotidianità della terraferma con i giornali che portano notizie da un mondo traboccante di odio: Rwanda, Bosnia, Cecenia… ovunque c'è qualcuno che si crede superiore a qualcun altro ed è per questo dappertutto scoppiano guerre.

Quello di cui questi marinai hanno bisogno è di allontanarsi da tutto ciò e di "perdersi in una notte piena di stelle, nell'oceano aperto". Tornare ad aprirsi all'altrove, imparando dalla "letteratura che ci insegna che esistono mari in cui non potremo mai tuffarci e porti in cui non potremo mai scoparci delle ragazze" e, pur consapevoli di ciò, non smettere mai di ascoltare il richiamo di quei mari e di quei porti. 

Marco Combi

Sostenitore del pensiero viandante e discepolo del nomadismo, interiore e non. Quando viaggia, legge. Quando legge, viaggia. In perenne ricerca della domanda giusta che gli faccia capire quali sono le risposte che sta cercando.

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