Pellegrinaggi e riti letterari

A tutti è capitato di appassionarsi di uno scrittore, leggere tutti i suoi libri e voler visitare i luoghi in cui sono ambientati per vedere coi propri occhi dove si muovono i protagonisti e respirare la loro aria. A volte il processo è inverso e dopo aver scelto la destinazione di un viaggio si cerca di scovare qualche autore che abbia lasciato correre lì la propria immaginazione.

Magari qualcuno ha approfittato proprio delle vacanze appena passate per un pellegrinaggio. Per gli amanti di Jules Verne c'è il vulcano in Islanda da cui inizia il viaggio al centro della Terra, per gli amanti di Harry Potter c'è la stazione King's Cross di Londra e così via per ogni autore, da Dosteoevskij a Murakami. Non è nemmeno detto che la scelta sia sempre lineare per un lettore e scoprire se abbia scelto prima la meta o il libro è come cercare di capire se sia nato prima l'uovo o la gallina.

Quest'anno, per esempio, io sono finito in Portogallo e qui c'è solo l'imbarazzo della scelta: Fernando Pessoa, José Saramago, Antonio Tabucchi…

Prendiamo Tabucchi. Leggete il suo Sostiene Pereira, capitate a Lisbona e non andate al Café Orquidea dove Pereira prendeva sempre un'omelette alle erbe con una limonata molto zuccherata? Lo farete. Una volta lì, vi accorgerete che si tratta di un piccolo bar molto moderno e molto anonimo, frequentato all'ora di pranzo da chiassosi impiegati degli uffici lì intorno. La prima reazione sarà quella di restare un po' delusi ma, ammettiamolo, la delusione è un po' un vizio per noi lettori: quando poi passeremo dai begli interni del bar che Pessoa frequentava sempre, saremo delusi dal fatto che la sua statua sia bistratta da turisti che siamo convinti ne capiscano meno di noi.

Ma il punto è: ha davvero importanza che quei luoghi siano come ce li eravamo immaginati? Potremmo pensare che il Café Orquidea fosse stato qualcosa di più caratteristico quando era frequentato da Tabucchi, quasi a voler giustificare la sua scelta.

Invece di dire "ah", voltarci ed andarcene, possiamo entrare, ordinare un'omelette prosciutto e formaggio (perché quella alle erbe non la fanno) e una limonata (che magari nemmeno ci piace). Probabilmente il cameriere penserà che è semplicemente quello che abbiamo voglia di mangiare, ma in realtà in quel momento stiamo celebrando un piccolo rito (da concludere con un bicchiere di Porto, vino che Pereira aveva iniziato a bere dopo aver conosciuto Marta) e siamo catapultati in un mondo che non ha niente a che vedere con l'arredamento dozzinale del locale.

Tabucchi, come ogni scrittore, non descriveva semplicemente dei luoghi ma li trasformava storie e per i lettori quei posti, anche se molto diversi da quelli immaginati, sono intrisi di quella vita immaginata. Forse qualche luogo vi deluderà, ma vi vedrete comunque i vostri personaggi e condividerete sempre qualche piccolo rito con loro.

Se non lo avete ancora fatto, leggete Sostiene Pereira e vi ci affezionerete tanto che anche voi avrete voglia di andare a bervi una limonata con lui. Poi leggete un altro libro di Tabucchi, Requiem, per perdervi in una Lisbona tra sogno e realtà. Quando poi avrete voglia di visitare sul serio la città, leggete A Lisbona con Antonio Tabucchi di Lorenzo Pini, per ritrovarvi.

Marco Combi

Sostenitore del pensiero viandante e discepolo del nomadismo, interiore e non. Quando viaggia, legge. Quando legge, viaggia. In perenne ricerca della domanda giusta che gli faccia capire quali sono le risposte che sta cercando.

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