Sei in vita solo finché rimani in pericolo

L'altro giorno, mentre qualunque cosa intorno a me si stava sciogliendo per il troppo caldo, mi è caduto l'occhio su un libro pieno di fotografie di luoghi freddi, montagne e ghiacciai. Faceva così caldo che persino in quelle fotografie la neve si stava sciogliendo e i ghiacciai si stavano ritirando, ma ho pensato che magari guardando immagini del genere e fantasticando un po' la sensazione di calore si sarebbe attenuata.

Ovviamente non è stato così ma ormai l'immaginazione si era messa a giocare ed io ho iniziato a pensare a quanto sarebbe stato bello scalare questa o quella montagna o attraversare sugli sci il nord della Svezia. In effetti, l'errore che si fa guardando immagini di montagne completamente innevate è di sognare di essere in mezzo a quella bellezza senza chiedersi però da dove sia arrivata tutta quella neve. Trovarsi in alta montagna col tempo che sta cambiando o nel mezzo di una tempesta non è proprio una sensazione piacevole, anche se vi piace l'avventura, e in un momento così vi chiedereste che cosa vi è venuto in mente quando vi siete messi lo zaino in spalla.

Carlo Mauri, un personaggio della stessa pasta di Bonatti e Messner e tra i fondatori nel 1946 del Gruppo Ragni della Grignetta (oggi diventato un'istituzione nel mondo dell'alpinismo), pubblica nel 1975 Quando il rischio è vita che è da poco stato ristampato da Corbaccio. Il bello di questo libro è che parla in modo concreto e non fantastica troppo su miti da eroi di montagna, mostrando anzi la vanità e il narcisismo nascosti dietro a certe scelte e la paura e i ripensamenti di quando ci si trova in pericolo solo a causa di scelte personali forse non per tutti comprensibili.

Anche Mauri ha iniziato seguendo l'esempio di quelli che suo padre gli indicava come “veri uomini”, salvo poi accorgersi che in realtà i genitori non erano contenti di questo perché vedere un “eroe” da lontano può servire da esempio ma averlo vicino può fare soffrire molto. Si accorse ben presto anche di cosa volesse dire affrontare certi ambienti o avere un incidente in essi, con medici che gli sconsigliavano alcune imprese per via dei suoi problemi di salute.

Ormai, però, la passione è stata scoperta: “Ogni vetta di monte che ho scalato ha rappresentato il vertice di una mia aspirazione e da ogni vetta raggiunta ho sempre cercato di salirne un'altra più alta”. Lo stesso coraggio e la stessa forza li ha per tornare ad essere “un uomo normale”, per rimediare a quegli incidenti o problemi di salute che i medici vedevano come limitanti, consapevole che la vera sfida è questa.

Carlo Mauri capisce subito che “In questi posti chi non riesce a cavarsela con le proprie forze non riesce a stare. La cosa fantastica è che tutti gli uomini che arrivano fin quassù si rendono coscienti di questo e allora tutti diventano migliori. Perché migliori? Perché ognuno è chiamato a cavare fuori il meglio di se stesso, rimanendo incantato di scoprirsi capace di tanto”. Il rischio diventa possibilità di crescita personale ed é per questo si sente di fare proprio il motto “Attento marinaio, sei in vita solo finché rimani in pericolo”.

Marco Combi

Sostenitore del pensiero viandante e discepolo del nomadismo, interiore e non. Quando viaggia, legge. Quando legge, viaggia. In perenne ricerca della domanda giusta che gli faccia capire quali sono le risposte che sta cercando.

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