Strategia di sopravvivenza agli interrogatori natalizi

Ok, ci siamo. Sta per arrivare il Natale con i suoi pranzi e gli incontri con i mille parenti che non vedete dallo scorso anno, quando avete scartato il loro regalo sperando che fosse un maglione di lana grossa colorato e pieno di disegni di renne ma siete rimasti delusi trovando qualcosa di ancora peggio. Preparatevi a discorsi sull'importanza di mettere su casa, famiglia e tutto il resto. Questa volta però, invece di affrontare il tutto con il solito vecchio metodo del "Dov'è finita la bottiglia di vino rosso che lo zio ha appena aperto?" provate a parlare di Knulp di Hermann Hesse.

Knulp non era tipo da stare a sentire consigli sull'importanza di mettere radici in un posto, comprarsi una bella casa, magari una villetta a schiera, dove esporre suppellettili per i conoscenti in visita, mettere su famiglia eccetera eccetera. Era un vagabondo, un girovago. Ma quella gente che lo additava come fannullone era costretta a ricredersi nel vedere quanto fosse operoso. Imparava mestieri sempre nuovi e gli riuscivano sempre bene, al punto che i proprietari delle varie botteghe gli proponevano di portare avanti l'attività quando loro sarebbero stati troppo vecchi per gestirla.

Era proprio in quei momenti, quando altri avrebbero pensato di essere arrivati e di star felicemente costruendo qualcosa, che Knulp sentiva il bisogno di andarsene e di ricominciare da capo.

A questo punto, qualcuno tra i vostri interlocutori vi dirà che quando sarete vecchi la penserete in modo diverso. Voi rispondete che quando Knulp, stanco, spossato e malato, ripensa alla propria vita con una specie di senso di colpa per non avere costruito niente da lasciare agli altri, si ritrova avvolto dalla voce di un dio che gli ricorda che lui gli serviva proprio così come era stato, "per risvegliare in chi se ne stava asserragliato in casa sua la nostalgia della libertà".

Attenti però: se in questo modo siete riusciti a zittire tutti, rischiate di trovare zittiti anche voi stessi. In un attimo di silenzio penserete "Parlo, parlo, ma alla fine sono qui, non a girovagare per il mondo". Non abbattetevi e non fatevi venire un improvviso e opposto senso di colpa. Quella sensazione che avete, anche se vi sembra di non avere il coraggio di seguirla, è il vostro Knulp. Trattatelo bene e non cacciatelo dalla vostra città, forse un giorno andrete via con lui.

Marco Combi

Sostenitore del pensiero viandante e discepolo del nomadismo, interiore e non. Quando viaggia, legge. Quando legge, viaggia. In perenne ricerca della domanda giusta che gli faccia capire quali sono le risposte che sta cercando.

3 Commenti
  1. Sono già andata molte volte via con Knulp…ora necessariamente devo stare più ferma e la cosa mi indispettisce non poco..e ..il Natale e le Feste comandate, mi indispongono!!!:::)))

  2. Credo che sia una sensazione più che comprensibile, Nella. Se si ha una latente voglia di andare via, le occasioni ufficiali sembrano lì apposta per solleticarla. Fortunatamente, anche se siamo costretti a stare fermi, abbiamo le storie… Come quella di Knulp.

  3. 🙂 non ho letto di Knulp ma lo farò presto grazie a te… Ho sempre pensato che ognuno di noi abbia un ruolo da svolgere nei vari momenti della propria vita e in quelle degli altri. La voglia di voltare pagina e ricominciare daccapo non dovrá mancarci mai… Alzarsi e andare a scoprire cosa c’è dietro l’angolo ha permesso all’umanitá di progredire.