Torniamo a casa?

31 luglio. 31 gradi. 31 x 3 le auto in colonna sulla statale ligure che costeggia il mare. Qualcuno guarda fuori dal finestrino e, vedendo le acque tranquille, pensa a quanto sarebbe bello poter superare tutti, senza dover sopportare l'afa (peggiorata dall'asfalto bollente) e senza dover aspettare che si smaltisca il traffico per poter tornare a casa. In fondo si tratta solo di una trentina di chilometri, perché ci deve volere così tanto? Qualcuno desidererebbe un elicottero, ma qualcuno, come chi sta guardando fuori dal finestrino e vede il mare, pensa ad un canotto che gli farebbe aggirare l'ostacolo passando per la fresca acqua… Non si stupirebbe di vedere qualcuno pagaiare divertito lungo la costa!

Ora immaginatevi però la reazione che deve aver avuto un qualche tranquillo cittadino di Anchorage, in Alaska, che intento ad arrivare a casa a bordo del suo pick-up, cercando di non pensare troppo all'inverno estremo che lo circonda, vede due matti a bordo di un canotto che tentano di farsi strada fra pezzi di ghiaccio e iceberg! Probabilmente all'esclamazione "beati loro, belìn" del primo si sarà sostituito un "what the fuck" del secondo!

Sì, perché Erin McKittrick e suo marito non cercano un semplice diversivo pomeridiano: lasciano Seattle per dirigersi verso le isole Aleutine: 6400 km percorsi esclusivamente a piedi, sugli sci o in canotto. Solo tre mezzi di trasporto, relativamente lenti, concessi per un viaggio lungo mesi. I paesaggi che incontrano sono incredibili e i due non si risparmiano nessuna stagione. La lentezza del mezzo di trasporto, il dover mettere tutte le proprie energie per farlo muovere, è parte determinate in un viaggio del genere: solo la velocità più naturale, quella "a passo d'uomo", può dare il tempo di guardarsi intorno e di guardarsi dentro mentre si viaggia.

Libri di questo genere fanno sempre venir voglia di partire e di avere esperienze simili. Spesso qualcuno dice "io non ce la potrei fare" oppure "non ho più l'età" o "ho una famiglia". Sicuramente preparati ed allenati, anche Erin ed Hig sono pur sempre "persone normali" come i due scrivono divertiti di aver sentito dire nei discorsi di alcuni vicini. Persone normali a cui, per esempio, piace la pizza… E che se la sono vista recapitare in riva ad un lago da un aereo! Diversità del ragazzo delle pizze a parte, Erin e Hig sono una “semplice” coppia che non può sopportare una sedentaria vita cittadina e che così decide di intraprendere questa incredibile esperienza che gli porta consapevolezza di come vogliono vivere e un figlio che ancora prima di nascere è già un viaggiatore, visto che nemmeno la gravidanza impedisce all'autrice di percorrere gli ultimi 400 chilometri!

Il libro La strada alla fine del mondo (A long trek home è il più significativo titolo originale) è il racconto/resoconto di questo incredibile viaggio. Un diario dettagliato degli aspetti più concreti di quelle giornate. Un viaggio verso casa, un andare che scopriamo essere un ritornare a quanto più originariamente ci appartiene perché la parola "casa" va molto oltre alla parola "abitazione".

Gustatevi questo libro e scoprite quali avventure può comportare dire "Torniamo a casa?"!

Marco Combi

Sostenitore del pensiero viandante e discepolo del nomadismo, interiore e non. Quando viaggia, legge. Quando legge, viaggia. In perenne ricerca della domanda giusta che gli faccia capire quali sono le risposte che sta cercando.

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