Un editore al Polo Sud

Si sa, i lettori che non sognano di fare gli scrittori sognano di fare gli editori e ognuno ha la sua piccola e geniale idea per distinguersi dagli altri. 
Non so a quanti, però, sarebbe venuto in mente di sfruttare l'originalità di diventare il primo editore del Polo Sud con un libro interamente redatto, stampato, illustrato e rilegato direttamente sul posto: il risultato di un esperimento del genere fu Aurora Australis, un libro di poesie, racconti satirici e illustrazioni a cura dell'equipaggio della Nimrod che tra il 1907 e il 1909 esplorava l'Antartide.

Nella sua prima spedizione, Ernest Shackleton fu, fra le altre cose, una sorta di libraio. Partito pur non essendo un ufficiale di marina e con il sogno di tornare ricco e famoso per poter chiedere dignitosamente la mano della donna che amava, aveva ricevuto il compito di riempire gli scaffali della nave su cui si era imbarcato. Durante i lunghi periodi di nulla che ci possono essere in luoghi così freddi e inospitali, i libri diventano un compagno di viaggio fondamentale. All'epoca, anche gli spettacoli teatrali messi in scena dai viaggiatori stessi erano un buon mezzo per passare il tempo e tenersi attivi. 
La Bibbia,  l'Enciclopedia britannica e l'intera opera di William Shakespeare furono i libri che ebbero l'onore di fare uno dei viaggi più avventurosi che dei libri abbiano mai fatto. 

Viene quasi da immaginarsi Shackleton come quel pescatore – poeta protagonista del romanzo Paradiso e Inferno che nei momenti più duri recitava ad alta voce i versi de Il paradiso perduto di Milton.

Durante quel primo viaggio, come d'uso durante questo tipo di spedizioni, Shackleton si era occupato di scrivere un giornale che raccontasse gli avvenimenti quotidiani. Nella nuova spedizione si andava oltre: si stampava, con tanto di macchinari tipografici prestati da un amico, un vero e proprio libro.

Le pagine più belle, però, sono quelle che scrisse più tardi per raccontarci della sua ultima spedizione in Antardide e che sono raccolte nel libro intitolato Sud. Capitano a bordo dell'Endurance, nel 1914 parte per la conquista del Polo Sud. Ciò che lo rese memorabile non fu la riuscita dell'impresa, ma il coraggio e la testardaggine che gli permisero di navigare per 15 giorni a bordo di una misera e scoperta imbarcazione con lo scopo di cercare aiuto e tornare a salvare i compagni bloccati su di un'isola su cui erano naufragati.

Il salvataggio riuscì, ma paradossalmente non ebbe eco. Shackleton aveva avuto più fama e attenzione dopo alcuni fallimenti che dopo un'impresa così eroica portata a termine: erano cambiati i tempi e la Grande Guerra aveva cambiato la mentalità delle persone che adesso preferivano osannare gli eroi che si erano sacrificati per la Patria invece di quelli che erano riusciti a tornare.

Mirella Tenderini, in La lunga notte di Shackleton, chiosa dicendo: “Sarà sempre importante, per chi sogna un mondo meno banale, sapere che sono esistiti uomini come Shackleton e i suoi compagni”. Dopodomani sarebbe il suo compleanno, fate un brindisi per lui.

Marco Combi

Sostenitore del pensiero viandante e discepolo del nomadismo, interiore e non. Quando viaggia, legge. Quando legge, viaggia. In perenne ricerca della domanda giusta che gli faccia capire quali sono le risposte che sta cercando.

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