Un piede dopo l’altro

Questa bella foto, come molte altre, le trovate dalla mia amica Didi N, qui.

Quando uno ha le scarpe sbagliate se ne accorge subito, poi si abitua, ma se ne accorge subito. Un pendolare, uno studende, uno che si muove grazie ai mezzi e deve camminare più del tragitto casa-macchina-ufficio-macchina-casa se ne accorge, ma poi si abitua. E pazienza. Ma le scarpe sono indubbiamente un mezzo importante.

Come molti altri, ho conoscituo La strada grazie al film, tra l'altro ho avuto l'occasione di vederlo a Venezia, quando l'hanno presentato. Poi, incuriosito, sono tornato al libro. Ho fatto un passo indietro, diciamo.

La Strada, di Cormac Mccharthy narra di un futuro, non tanto lontano, post-apocalittico. Qualcosa di simile a quello che è successo nel mondo di Ken Shiro. Niente macchine funzionati, perché non c'è più energia elettrica o benzina. Regredisce anche la civiltà, gli umani rimasti sono per lo più violenti, affamati, avidi e cannibali.

Non tutti, però. C'è anche un bambino, una speranza, con suo padre. Perché una speranza? Perché sa che deve andare avanti. E continua a camminare, con i piedi dentro le sue scarpe. A meno che non gliele rubino…

Il telo di plastica era scomparso. Le coperte. La bottiglia d'acqua e le provviste da consumare sul posto. Il pezzo di vela con cui avevano costruito il riparo era volato tra le dune. Le scarpe, sparite. L'uomo risali di corsa la conca coperta di ciuffi d'erba dove avevano nascosto il carrello ma era sparito anche quello. Tutto quanto. Che coglione, disse. Sei proprio un coglione. Il bambino se ne stava li con gli occhi sgranati. Papà, cos'è successo? (pag.146)

In un mondo senza energia, l'unica fonte del movimento è la propria forza. Forse la propria forza di volontà. Le scarpe sono il loro unico mezzo di trasporto, di fatto sono come la tuta spaziale per l'astronauta. Senza, non si sopravvivere allo spazio aperto. Il padre e il figlio lo sanno bene, non possono rimanere senza scarpe e senza provviste. Ne va della loro vita. Così ricercano e trovano il ladro. E lo obbligano a ridargli tutto quello che gli aveva rubato.

Il ladro si spogliò lentamente e ammucchiò i suoi cenci luridi sulla strada.
Le scarpe.
Eddài.
Le scarpe.
Il ladro guardò il bambino. Il bambino si era voltato dall'altra parte e si tappava le orecchie con le mani. Ok, disse. Ok. Si sedette nudo in mezzo alla strada e cominciò a slacciarsi i pezzi di cuoio marci che portava ai piedi. Poi si alzò, tenendoli in una mano.
Mettile nel carrello.
L'altro fece un passo avanti, posò le scarpe sopra le coperte e indietreggiò di nuovo. Se ne stava li nudo e scorticato, lercio, famelico. Coprendosi con la mano. Tremava già.
Anche i vestiti.
Si chinò, raccolse gli stracci e li ammucchiò sopra le scarpe. (pag. 148)

È pieno di gente che vuole portare via le scarpe ad altra gente. Non possiamo più tollerarlo.

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

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