La versione di Barney secondo Walter White (non ancora Heisenberg)

È una mattina come le altre di questi ultimi tempi. Mi sveglio, preparo la colazione a Skyler e Junior, sorrido e lancio battutine sperando che in qualche modo tutto ciò possa aiutare a risollevare l’umore di casa White. Perché io cerco ogni giorno di convincermi che niente è cambiato e che tutto andrà per il verso giusto, ma da quando mi hanno diagnosticato questo maledetto cancro ai polmoni tutto è inesorabilmente mutato, me stesso in primis. Vorrei andare a scuola, fingere indifferenza però gli effetti collaterali delle prime cure cominciano a farsi sentire e mi tocca stare in questa casa vuota a rimuginare sui miei progetti futuri – non molto puliti, lo so. 

È per cercare di distrarmi dai miei guazzabugli che ho pensato, in queste mattinate, di dedicarmi alla lettura di un romanzo e allontanarmi, almeno per una volta, da quei soliti volumi di chimica che tanto ho amato negli anni dei miei studi universitari con Elliott e Gretchen Schwartz. Dalla piccola libreria di casa ho scelto La versione di Barney di Mordecai Richler perché, ispirato dal titolo, ho pensato che anche io, un giorno, vorrei scrivere “ La versione di Walter”. Perché è difficile non pensare ai fatti accaduti di recente, a quella parte del soffitto che è crollata, corrosa dall’acido gettato in quella vasca. E dentro la vasca Emilio. Maledetto il giorno in cui ho deciso di mettermi in affari con quel tossico di Jesse. Ma ormai è troppo tardi, devo pensare a Skyler, a Junior e, soprattutto, al bebè in arrivo e al suo futuro. La mia versione sarebbe onesta, dopotutto, e molti padri la comprenderebbero. Ma torniamo a quella di Barney, a cui, diciamocelo, non credo molto.  

Perché anche Barney, secondo me, ha un grande segreto che tiene ben nascosto nell’animo. Lui però, sin dal primo capitolo, ha dichiarato di voler “raccontare la vera storia della mia vita dissipata”. Vera? Ma come fate a fidarvi di Barney? Io non ci riesco, e durante la lettura continuo a chiedermi: la versione di Barney è la realtà dei fatti o, più semplicemente, ciò che Barney vuol farci credere? Mi sento preso in giro da questo vecchio ubriacone che continua a ripetere i nomi dei sette nani dimenticandosene sempre uno. Perché proprio i sette nani, poi? Studiati delle formule chimiche, piuttosto, che sono anche più utili. Guarda me, ci sto facendo dei bei soldoni, altro che la Totally Unnecessary Productions. A volte Barney è così volgare e, altre, così debole… ma, lo ammetto, è sempre fermamente convinto delle sue azioni. E poi c’è Miriam, quel grande amore che lo tiene legato al passato e lo rende così reale, così vivo. Per lei fa di tutto,  per lei che ha creduto alla sua versione senza dubitare un solo istante. Quindi forse è davvero innocente anche se io continuo a dubitare, forse perché ho già la coscienza fin troppo sporca. 

Dicono che La versione di Barney sia uno di quei libri che uno ama tantissimo o non ama per niente. L’inizio è confusionario e per questo in molti se ne allontanano ben presto. Ma è tutto un gioco, uno scherzo di Mordecai Richler:  io lo so. La scommessa sta nell’arrivare alla fine per poter così giudicare la vita di Barney. Perché d’altronde si sa: nessuno è veramente innocente. E il peccato, a volte, è solo un mezzo per raggiungere un fine migliore. Parola di W.W.

Nellie Airoldi

Cresciuta in campagna in mezzo ai libri e ai taccuini, ha imparato che nella vita si conosce una persona solo quando la si porta ad un aperitivo perché, diciamocelo, davanti ad un buon vinello nessuno può mentire, soprattutto se vicino c’è anche una fetta di polenta.

Nessun commento, per ora

I commenti sono chiusi.