Alessandro Tota, Pierre Van Hove | Il Ladro di Libri

“LAVORARE È PER GLI STRONZI.”    

Daniel Brodin è uno studente di legge nella Parigi del dopoguerra, studia poco e va molto in giro. Ama leggere ma, un po’ perché è squattrinato, un po’ per il brivido del furto, i libri preferisce rubarli che comprarli. Ed eccovi il titolo, Il ladro di libri.

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Ma non solo, Brodin ruba anche il contenuto, un brano di poesia nello specifico, che in occasione di un gara di poesie spaccia per suo, guadagnandosi il plauso unanime della cerchia di intellettuali del café Serbier.

Questo incontro ancora non ha finito di affascinarlo che uno ben più intrigante prende il suo posto: sempre grazie alla combinazione tra passione per il furto e velleità letterarie, Daniel conosce un gruppo di bohémien, una cricca composta da una serie di personaggi strampalati, tutti a loro modo diversamente intriganti. Apprezzeranno in Daniel più di ogni altra cosa il furto della poesia, per loro simbolo della stupidità e ignoranza degli intellettuali del periodo. Daniel ha così un nuovo gruppo di amici e un nuovo soprannome, le voleur.  

Al di là dell'ottima trama, ciò che più colpisce di questo graphic novel è l'abilità che Tota e Van Hove mostrano nel dipingere una Parigi colletiva, ricca di contraddizioni e contrasti senza mai cadere in stereotipi o banalizzazioni. Tutti riferimenti culturali e i dettagli spazio temporali – incluse le usanze dell’epoca – sono contestualizzati e ben descritti, complice il tratto semplice e i la bicromia bianco-nero.

Il mondo in cui Daniel si trova catapultato dopo poche tavole è intrigante per lui quanto per il lettore, così che quando il protagonista si troverà a scegliere tra una vita piena di avventure e la banalità della continuazione degli studi universitari, beh, come dargli torto? Le performance situazioniste dei lettristi sono decisamente più divertenti – oltre che dell'università – anche dei circoli esistenzialisti ormai in declino, in cui il fantasma di Sartre ancora aleggia con scarsa incisività (e possiamo letteralmente parlare di fantasma: più volte i personaggi diranno che Jean Paul sta per arrivare, ma non si presenterà mai). 

Daniel scegli di unirsi ai bohémien, decide di vivere di avventure ed espedienti e rifiutare una vita normale perché queste possono essere prima di tutto una fonte di materiale narrativo, e quello di cui lui ha bisogno è proprio una storia degna di essere raccontata. In poche parole, Daniel sceglie la letteratura. E a noi di Finzioni questo fa sempre piacere. 

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Alessandro Tota, Pierre Van Hove, Il ladro di libri, Coconino Press, 2015, 17,50 € 176 pagine

 

Elena Biagi

Elena Biagi dopo aver cambiato quattro volte colore di capelli, undici case e cinque città, adesso è biondiccia e vive a Milano, dove lavora in una casa editrice.

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