Il blu è un colore caldo | Julie Maroh

Il 24 ottobre è uscito al cinema La Vita di Adèle di Abdellatif Kechiche, pellicola premiata con la Palma d'Oro a Cannes ed attualmente molto discussa. Vi si narra la storia di Adèle e del suo innamoramento per Emma, in due capitoli: la passione e l'allontanamento. Per il soggetto del suo film, il regista franco-tunisino ha preso spunto da una graphic novel del 2011 di Julie Maroh, Il blu è un colore caldo, uscita ora in Italia sotto l'egida di Rizzoli Lizard.

blu lizardIn Francia, dove c'è molta più "cultura del fumetto" rispetto all'Italia (esistono infatti molti più negozi e spazi specializzati per le cosiddette BD, Bandes Dessinnées, capaci di attrarre un pubblico allo stesso tempo vasto e vario), Le Bleu est une Couleur Chaude è stato premiato al Festival d'Angoulême nel 2011.

Grazie al film con Léa Seydoux e Adèle Exarchopoulos, questa graphic novel troverà spazio nelle librerie di molte persone che normalmente non sono molto attratte dai fumetti. Ciò farà sicuramente bene a Julie Maroh, disegnatrice ventottenne di Lens, ma, in questo caso, bisogna fare una bella distinzione tra il film e il fumetto. Io ho letto il fumetto prima di vedere il film, ma anche facendo il contrario, se non si è preparati, si resterebbe sorpresi nel constatare che, a partire dallo stesso spunto, Maroh e Kechiche raccontano due storie totalmente diverse. Nella graphic novel, peraltro, non c'è nessuna Adèle. C'è, invece, Clémentine.

Qui parleremo del fumetto, e dunque dello spunto originario, quello di Maroh. L'autrice attinge probabilmente dal proprio vissuto e racconta la storia di un coming out adolescenziale che ha come scenario Lille, città del Nord della Francia. La forza motrice che porta Clémentine ad ammettere le proprie tendenze omosessuali e a lasciarsi andare alla passione è Emma, studentessa di belle arti dai capelli blu, che da circa due anni però ha una relazione con Sabine, lesbica attivista e molto legata al mondo dell'arte. Clémentine di questo mondo non sa nulla, fa ancora il liceo, ma piano piano riesce a farsi largo nella vita di Emma, seguendo il suo istinto e quel sogno blu, non a caso l'unico colore presente nel fumetto, che per il resto è in bianco e nero.

Blu-paginaClémentine riconosce le proprie pulsioni per Emma e il suo innamoramento procede per gradi. Le due si incrociano casualmente per strada e si trovano a fissarsi e poi, in un secondo momento, hanno occasione di rivedersi in un locale lesbico in cui Clém capita per caso, trascinata dal compagno di classe gay Valentin.

Oltre alla storia d'amore tra le due giovani, si affrontano i temi della paura di rivelarsi a se stessi e agli altri, vi sono scene di prese in giro a scuola, chiusure, dialoghi in cui sono esposti dubbi e pensieri, fino ad arrivare all'inequivocabile realtà del rifiuto di Clémentine per il suo primo ragazzo, Thomas, e della sua attrazione per Emma. La scena chiave che cambia del tutto la vita di Clémentine, è quella, molto scenografica e che anche sulla carta, seppur senza parole, appare drammatica e violenta, della fuga da casa in seguito alla rabbiosa reazione dei genitori (e del padre in particolare), alla scoperta della relazione con Emma. A questo episodio, nel film non si fa alcun accenno.

Quel che succede dopo, nella vita di Clémentine da adulta, viene raccontato dalla Maroh in modo più sbrigativo rispetto a ciò che che succede nel film, così come il modo in cui Clémentine ed Emma entrano in crisi. Il finale viene in realtà anticipato da un fatto che sconvolge il lettore fin dalle prime pagine.

Il blu è un colore caldo è una graphic novel intensa e ben disegnata, destinata a toccare la sensibilità di un pubblico diverso e forse meno universale rispetto a quello a cui si rivolge Kechiche. Però, vale la pena di essere letta e considerata come opera a sé stante.

Julie Maroh, Il blu è un colore caldo, Rizzoli Lizard 2013, 160 pp.

Elena Chiara Mitrani

Colleziono macchine da scrivere. Amo Parigi, i libri e il calcio. Scrivo di libri, viaggi ed esseri umani.

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