Lucia Biagi | Punto di fuga

Nell’epoca in cui le sorprese dell’ovetto di cioccolata sono già montate, rimangono poche certezze nella vita. Una di queste è che leggere Punto di fuga di Lucia Biagi (Diábolo Edizioni) è un qualcosa di stravolgente, una lettura che si può definire breve ma che dopo giorni ti lascia ancora quella sensazione nella pancia che ti costringe a riprendere in mano il volume per rivedere ogni minima tavola, ogni minimo dettaglio giallo, per capire che forse, tra una birra e una pillola, c’è tanto di nascosto da scoprire e altrettanto di visibile ma da indagare.

puntodifuga_copertinaSabrina, bella, giovane e ribelle, ha un piccolo segreto, “un terzo incomodo” che Stefano, il suo ragazzo, cerca di raccontare per lei ai lettori. E si parla di tentativi perché Sabrina pare fingere che nulla stia accadendo, come se non parlare del problema sia un modo per eliminarlo a priori, come se non essere pronta ad accettare un’altra vita sia la giusta causa per risultare improvvisamente scontrosa e trovare vie di fughe alternative che la porteranno a sentirsi sempre più sola e lontana dalla persona che ama e dalla quale viene amata. La storia di Sabrina e Stefano, infatti, è la storia di una decisione difficile, di un aborto che la coppia decide di affrontare insieme ma che lascia la coraggiosa Sabrina in uno stato confusionale, inaspettatamente vulnerabile, rabbiosa, desiderosa di solitudine e di evasione: dopotutto, è solo il suo corpo che sta cambiando e si sta trasformando.

Perché la parte più difficile non è solo la presa di coscienza con la conseguente e necessaria decisione: Lucia Biagi, questo, lo sa raccontare molto bene. Il Punto di fuga è il racconto di come una decisione può portare a infinite conseguenze, in questo caso, sia fisiche che psicologiche. Sabrina pare temere il proprio corpo e ciò che sta vivendo, pare avere il terrore di non poter tornare come prima, un’ossessione che Lucia Biagi sottolineerà più volte con ogni piccolo oggetto rappresentato nella suddivisione di ogni sua più piccola parte e non nel suo intero. La venticinquenne indisciplinata e casinista, quindi, si ritrova a studiare la sua persona nei minimi dettagli, dai particolari fisici che stanno cambiando in lei e di come dovranno tornare al loro stato iniziale dopo il fatidico giorno in clinica.

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Mi raccontava di organi interni che si spostano per fare spazio al feto e di altri effetti della gravidanza che le provocavano strani sogni. Era preoccupata dal fatto che i “pezzi”

potessero non tornare al loro posto. Avrebbe voluto “smontarsi” per risistemare le cose.. sognava ad occhi aperti.

Uno studio perfezionista che Lucia Biagi racconta con tavole studiate nei minimi dettagli dove blu e giallo sono pronti a mettere in risalto la paranoia di Sabrina e l’incapacità di Stefano di stare vicino alla ragazza che ama. Il riferimento alle sorprese già montate è un modo per raccontare come la protagonista abbia bisogno, al contrario, di studiare se stessa, di trovare il significato più intrinseco di ogni cosa, di smontarsi per ritrovarsi e capire da dove ripartire. Una storia così intima, raccontata con tavole ricche di tratti e puntini, è un piccolo gioiello che nessun appassionato alla vita e alle storie dalle emozioni forti si può permettere di perdere.

 

 

Lucia Biagi, Punto di fuga, Diábolo Edizioni, 160 pp, 15 euro e 95 centesimi

Nellie Airoldi

Cresciuta in campagna in mezzo ai libri e ai taccuini, ha imparato che nella vita si conosce una persona solo quando la si porta ad un aperitivo perché, diciamocelo, davanti ad un buon vinello nessuno può mentire, soprattutto se vicino c'è anche una fetta di polenta.

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