Gipi al premio Strega: sì o no?

Ieri su twitter  è venuta fuori una discussione luuunghissima sulla legittimità, o forse meglio dire la pertinenza della presenza di Gipi e della sua graphic novel unastoria tra i 27 candidati al premio Strega. Oggi Andrea Coccia ha scritto la sua su Linkiesta, e anche da lì è spuntato un ginepraio di sostenitori e detrattori. Io e Andrea Sesta abbiamo due idee diverse sulla questione e le esporremo qui di seguito, rispondendo alla domanda: "Gipi al premio Strega, sì o no?"

NO (Jacopo Cirillo)

Faccio una premessa: nelle righe successive scriverò mie opinioni personali. E’ dunque da ritenere implicito il “secondo me” all’inizio di ogni frase. Non sto scolpendo verità assolute ma propongo solo la mia visione delle cose, in un campo tra i più opinabili possibili. Dunque.

Faccio un’altra premessa: non sto e non voglio parlare della legittimità e del valore culturale del premio Strega. Chi dice: ma tanto il premio Strega è una cacata può anche trovarmi d’accordo, ma il ragionamento, in questo caso, non si applica.

Partiamo dalle fondamenta. I libri, o la letteratura se preferite, non sono meglio dei fumetti. Essere “letterario” non è un upgrade. I fumetti, allora, non devono aspirare di essere considerati letteratura disegnata per sentirsi meglio o per superare un apparente snobismo culturale nei loro confronti. Non gli serve, non porta a nulla. I libri e i fumetti sono semplicemente due mezzi espressivi differenti per raccontare una storia. Così come lo sono i film, le serie tv e i videogiochi. Assassin’s creed è meglio di Breaking Bad? Preferisci The Wolf of Wall Street o Maus di Spiegelman? E’ più forte Buffon o Del Piero? Ecco, queste sono tutte domande malposte, un po’ come il che ore sono di Quelo.

Detto questo, la candidatura di una graphic novel a un premio letterario è un problema di pertinenza, non di valore. unastoria è un fumetto bellissimo, forse uno dei migliori scritti in Italia quest’anno. Ma questo non significa – e come potrebbe? – che il suo valore culturale aumenti grazie alla sua candidatura. Poi se vogliamo parlare di marketing e di fascette ok, ma non è questo il momento. Noi ci troviamo davanti a un corpus omogeneo di romanzi che devono essere giudicati da un insieme di persone scelte proprio perché sono esperte in materia di romanzi. E non necessariamente di fumetti. unastoria crea una singolarità, una discontinuità non euristica che non porta niente di buono per nessuno, se non una gran confusione, semplicemente perché non è giudicabile con le stesse categorie dei romanzi. Spiegatemi strutturalmente che differenza c’è tra unastoria allo Strega e Il desiderio di essere come tutti a Cannes. Io davvero non lo capisco.

E poi c’è questa cosa di abbattere le barriere. Candidare un fumetto in un concorso letterario che barriere abbatte? E perché mai i fumetti dovrebbero voler essere considerati alla stregua della letteratura?

Da quando in qua la letteratura rende le cose migliori?

unastoria-cover

SI (Andrea Sesta)

Ringrazio Jacopo per lo spunto e l'introduzione e faccio mie le sue due premesse: 1- sono opionini personali (fate finta di leggere sempre un "secondo me" prima di ogni frase); 2- non siamo qui per parlarci del valore in sé dello Strega.

Prendo il problema da distante (ma arrivo subito al dunque). La maggior parte delle evasioni dal carcere non avviene con dei detenuti che scavano un tunnel (magari impiegando un cucchiaio da minestra) ma con la paziente osservazione delle falle nella routine dei turni di guardia. L'abitudine porta alla meccanicità e al disinteresse, da qui la distrazione. I detenuti che evadono sfruttano le distrazioni del sistema e si liberano.

Forse il detenuto è il fumetto, e la graphic novel, che trova la sua via di fuga nella guardia abbassata del sistema culturale italiano che ha deciso di candidarne uno per un premio di letteratura in prosa. Forse il detenuto rappresenta noi lettori, che solo con un po' di arguzia e pazienza possiamo liberarci dal giogo della necessità di avere un imprimatur accademico. Ma forse il detenuto rappresenta la situazione culturale italiana, il suo provincialismo*, e la fuga è la candidatura di unastoria allo Strega.

Il tempo è un bastardo è un romanzo o è una raccolta di racconti più o meno interrelati? Parliamo del libro della Egan, che ha vinto il premio Pulitzer tre anni fa. Un tempo la differenza tra romanzo e antologia di racconti sarebbe stato fondamentale, accademicamente rilevante il primo, divertissement editoriale il secondo.

I lettori sgamati che vanno in libreria cercando qualcosa da leggere, hanno smesso di fare la differenza tra romanzi e racconti. Non solo, se sono interessati si leggono una graphic novel. Certo, ci sono i disegni, certo, ci sono i fumetti. Ma tutto questo sparisce quando si smette di vedere il sistema dei libri come chiuso in compartimenti stagni e si inizia a ragione pensando solo alla grande famiglia delle "narrazioni" e aggiungerei "fiction", giusto per circoscrivere un po' il campo.

Altro elemento, e concludo: la storia dei media è una storia di cannibalizzazioni. Il cinema nasce nelle fiere e sotto i tendoni ma ruba gli spazi del teatro, la tv si sostituisce alla radio nei soggiorni delle case, basiliche cristiane nascono al posto di templi romani e così via. Opporsi è inutile, questi processi culturali sono inarrestabili. Le graphic novel sono luoghi di narrazione in prosa tanto quanto i romanzi. Ebbene, anche la giuria dello Strega se n'è accorto.

*quanti lettori ho già perso, soltanto scrivendo "provincialismo culturale italiano"?

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

4 Commenti
  1. No, perché si tratta di un medium diverso. Il fumetto ha i suoi premi, credo ce ne siano di abbastanza autorevoli. Il modo di valorizzare il fumetto di qualità non è assimilarlo a un altro tipo di linguaggio. Poi, capisco che nella piccola Italia il marchio Strega e altri abbiano maggiore impatto: bene, si può pensare una categoria a parte e, magari, delle menzioni tecniche. Una graphic novel non è un romanzo, ma non perché sia un genere editoriale meno nobile. Solo, sarebbe riduttivo.

    Fra parentesi, leggo adesso che il premio Pulitzer per la narrativa ha sostituito quello per i romanzi nel ’47, per cui non so quanto regga il paragone con la Egan.